Nell’era della postverità evidente un dubbio continua a attanagliarci, e riguarda lo scatto simbolo dei tragici fatti di Ceuta, ovvero l’immagine di un poliziotto che minaccia un migrante con un masso enorme puntato alla sua testa.

Riassumendo, esiste una foto, flaggata come prodotto dell’intelligenza artificiale e sin troppo chiara per essere un prodotto estemporaneo di uno scatto fortunato ma esiste anche un video molto meno chiaro che non presenta simile marchio.
Ma la foto simbolo del poliziotto che minaccia un migrante con un masso è vera o AI?
La “foto simbolo” che compare per la prima volta in un post X del giorno 2 Agosto 2026 viene infatti identificata da SightEngine un prodotto di ChatGPT, e a onor del vero presenta colori sin troppo vividi per uno scatto estemporaneo e in condizioni precarie e qualche incertezza grafica (si guardino i capelli del migrante.

Ma in pari data compare un video a bassa risoluzione sul sito Haberler.com che presenta la stessa scena ma in movimento.
Nel video si può notare come lo sfondo sia simile, ma non del tutto uguale e soprattutto privo della “filigrana virtuale” apposta dai programmi di fotoritocco con AI, circostanza questa rilevata dai colleghi di Newtral.
Cosa questo comporta?
Non è la prima volta che ci troveremmo di fronte ad un video o immagine “ripulita dall’intelligenza artificiale”, strumento spesso utilizzato in modo del tutto errato, imperito e latore di bufale per incapacità.
Se chiedi infatti a ChatGPT (strumento usato in questo caso), Grok, Imagen o altri strumenti simili di “ripulire una foto” quello che otterrai non sarà la stessa foto di prima ripulita ma una “ricostruzione della stessa” che usa come base l’immagine visualizzata ma ricrea da zero tutti i dettagli persi a causa della qualità del video originale.

Un esempio è il presunto “video ripulito dall’Intelligenza Artificiale dell’attentato a Trump”. Scoprimmo in quel caso che le AI non “ripuliscono”, riempiono i vuoti usando i criteri del probabilmente statistico.
Non possono ricostruire quello che nel video non c’è, solo reinventarlo.
Se è possibile usare le AI per migliorare la risoluzione di un video limitando la perdita dei dettagli, una volta che i dettagli sono persi, non puoi miracolosamente ricrearli.

In quel caso particolare infatti la AI impiegata, in questo caso quella del pacchetto base di CapCut ottenne un video al 99% reinventato che metteva in scena gli eventi del video originale ma cambiando ogni dettaglio in qualcosa di inesistente.
Non puoi “ripulire” un video con AI
Casi simili avvennero quando alcuni utenti della Rete provarono a “ripulire i video della morte di Renee Good” e “smascherare l’agente ICE che l’ha uccisa”, ripetendo la stessa operazione con Alex Pretti, ottenendo scene con elementi grafici fuori posto e “presunte ricostruzioni dei visi degli agenti a volto coperto smascherati dalle AI” che di fatto erano volti statisticamente probabili incollati su corpi ricreati posti in pose assai simili a quelle dei personaggi nelle foto reali.
Ripulire un video degradato con AI è impossibile perché quello che ottieni non è il video o la foto di prima.

È l’equivalente 2.0 del chiedere ad un decente pittore di ritrattistica di dipingere un nuovo ritratto che sia simile a una foto sfocata, mossa e dove diversi dettagli non sono visibili.
Il pittore aggiungerà dettagli a memoria, in questo caso la AI che memoria non ha ricostruirà dal suo database elementi statistici.
Una possibile soluzione?
Siamo naturalmente pronti ad ulteriori elementi per rinovare il nostro giudizio, che al momento non abbiamo: così come stanno le cose si ritiene assai probabile che un video “sporco” sia stato “ripulito” nello “scatto simbolo” del momento, che quindi è stato “ricreato a mezzo AI” diventando un falso.