L’Italia perde 5,2 miliardi l’anno per i falsi Made in Italy: la Blockchain è una soluzione

di PassaportoFuturo |

L’Italia perde 5,2 miliardi l’anno per i falsi Made in Italy: la Blockchain è una soluzione Bufale.net

La Blockchain è andata ben oltre i suoi inizi nelle banche e nelle critptovalute. Secondo CBInsights infatti si stima che la spesa annuale per le soluzioni blockchain raggiungerà quasi $16B entro il 2023. Il bitcoin ha solo dimostrato l’applicabilità di questa tecnologia nella finanza, ma i casi d’uso sono infiniti. Tanti la descrivono come sicura, trasparente, tracciabile, dirompente in tutti i campi, ma come e perché esattamente questo succeda per alcuni rimane ancora un mistero. Qui cerchiamo di fare chiarezza sugli elementi base della catena di blocchi e di come le sue proprietà la rendano effettivamente così difficile da manipolare.

La Blockchain, come suggerisce il nome, è una catena di blocchi con delle particolari proprietà. Una volta che dei dati vengono registrati all’interno di un blocco diventa quasi impossibile cambiarli.

Ma come funziona davvero?

Pensate di poter inserire delle informazioni all’interno di un blocco, questo possiede tre elementi distintivi: i dati che vi abbiamo messo, un suo Hash, ed un Hash del blocco precedente. Tra i dati che possiamo mettere dentro, il bitcoin, la prima criptovaluta ad utilizzare questa tecnologia, conserva le informazioni sulle transazioni della stessa. Informazioni come i dati di chi invia, chi riceve, e l’ammontare della transazione.

Vi starete chiedendo cosa sia un Hash… per capirlo potremmo paragonarlo ad un’impronta digitale, quindi ogni blocco come ogni persona possiede un’impronta unica. Quando un blocco viene creato questo possiede la propria identità (Hash) che identifica i dati in esso contenuti e l’identità del blocco precedente. Qualora questo blocco venisse manomesso ne verrebbe compromessa anche la sua identità, cambiando automaticamente il suo Hash. Quindi intercettare un blocco manipolato diventa semplice.

Il fatto che dentro il blocco ci sia anche l’Hash del blocco precedente, invece, fa si che questi siano tutti connessi da questa “catena”. Se pensate per un attimo a tre blocchi 1, 2, 3. Il primo se fosse quello iniziale verrebbe chiamato blocco genesi, il secondo avrebbe l’Hash del primo, ed il terzo quello del secondo. Se venisse modificato qualcosa del secondo, automaticamente cambierebbe l’Hash del terzo, rendendo quindi la catena invalida.

L’Hash da solo non riesce a prevenire la manipolazione di questa catena, perché oggi disponiamo di computer molto potenti, capaci di calcolare migliaia di Hash in un secondo e cambiarli in tutta la catena, facendo diventare la catena nuovamente valida.

Per far fronte a questo problema la Blockchain possiede un’altra proprietà, ovvero il Proof-of-work, un meccanismo che rallenta la creazione di nuovi blocchi. Nel Bitcoin ad esempio, servono 10 minuti per calcolare la Proof-of-work ed inserire un nuovo blocco nella catena. Quindi, ritornando ai nostri blocchi, per cambiare l’Hash del terzo blocco avremmo bisogno di calcolare il Proof-of-work del secondo, oltre all’Hash, e di conseguenza di tutti i successivi blocchi.

Ma le proprietà della Blockchain non finiscono qui, essa infatti è Distribuita. Invece di essere gestita da un’entità centrale, la Blockchain usa un network peer-to-peer e chiunque può farne parte. Per rendere l’idea: quando una partecipante entra a far parte del network (chiamata Nodo), essa riceve una copia dell’intera blockchain e quindi potrà verificare insieme agli altri partecipanti (Nodi) la conformità dei blocchi, creano quindi Consenso.

Riassumendo, per manomettere con successo la Blockchain serve modificare tutti i blocchi successivi alla manipolazione, calcolare tutte le Proof-of-work, e prendere il controllo di almeno il 50% del network, diventando così estremamente difficile da fare.

Questa tecnologia evolve continuamente e può essere utilizzata in tantissimi ambiti. A febbraio 2019 il Ministero dello sviluppo economico (Mise) ha lanciato un’iniziativa insieme ad IBM per tutelare il Made in Italy, partendo dall’industria del tessile per difendere l’eccellenza dei nostri prodotti all’estero, vittime di contraffazione per un valore di 5,2 miliardi all’anno. Ma la sua applicazione non si ferma nella moda, essa infatti, può essere applicata in tantissimi settori come l’artigianato, il settore alimentare, enogastronomico, fino a combattere l’evasione fiscale.

Cosa pensate di questa tecnologia e quali sono secondo voi i rischi e gli aspetti negativi del suo utilizzo?

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