Le code dei russi in fuga in Finlandia: una bufala in cui cascano i media

di Bufale.net Team |

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Le code dei russi in fuga in Finlandia una bufala dogana accusa i giornali in cerca di scoop e la Finlandia deve scendere in campo per dire la sua. La fonte? La dogana finlandese, ovviamente, quella alla quale avremmo dovuto tutti chiedere prima di descrivere la situazione.

Situazione che, fomentata da notizie come l’incremento delle ricerche Internet su come darsi imboscati dopo l’annuncio della coscrizione estesa in Russia, l’incredibile apertura alla cittadinanza per i “Foreign Fighters” e gli annunci sui prezzi dei voli esteri ha portato alla ricerca del nuovo scoop.

Cercare uno scoop quando la carne al fuoco c’è è disdicevole per mille ragione: in primo luogo ci sarebbero abbastanza notizie e frettolosamente se ne cercano altre. In secondo luogo si presta il fianco, anzi lo si espone nudo e crudo alla disinformazione che vedrà (e a questo punto non possiamo che dire giustamente) nella fame di scoop un segno di debolezza.

Siamo in una fase “di guerra ibrida”: non possiamo permetterci di combattere le “fonti russe” tra Uomini Pangolini, Mutanti supervaccinati e giornalisti virtuali come le VTubers dei ragazzini in una gara al ribasso.

Perché in una gara al ribasso vincerebbe solo una cosa: l’assoluta e colossale disinformazione da ambo i fronti.

Le code dei russi in fuga in Finlandia: una bufala in cui cascano i media

Rilanciamo questo appello dalla dogana Finlandese

Le code dei russi in fuga in Finlandia: una bufala in cui cascano i media
Le code dei russi in fuga in Finlandia: una bufala in cui cascano i media

Le code in Finlandia una bufala quindi, e cominciano ad arrivare le rettifiche.

Commendevole, anche a noi è capitato in passato di errare e rettificare, siamo solo umani.

Quello che commendevole non è e che, tempistica alla mano, bastava solo controllare. O aspettare un paio d’ore, come facciamo sempre in questi casi nonostante la casella delle segnalazioni che si riempie di utenti pronti a urlare “I want to know” come in un episodio di “Adrian: La Serie Evento”.

Cedere al ricatto del “Se non mi rispondete immediatamente significa che la notizia era vera e mi rivolgerò dalla concorrenza” e “Chi arriva primo prende lo scoop” certo, porta un rientro in click.

Ma a che prezzo?

La Post-Verità e le profezie autoavveranti

Nelle ore in cui scriviamo questo pezzo però comincia un incremento sia pur leggero e ancora non degno di allarme dei flussi al confine.

Anche qui, la fonte è rigorosamente la dogana Finlandese

Vigilanti quindi, ma senza l’allarmismo mediatico. La situazione si trova al confine tra la “post-verità” decantata da Donald Trump, quel fenomeno in cui se una fake news col tempo diventa vera il “fallo” è retroattivamente sanato e diventa verità retroattiva e l’apologo di Giovannino Guareschi invitato ad aggiungere l’omicidio di una donna anziana ad una storia per bambini sulla Befana.

Ma questo sistema della cronaca preventiva non mi va giù: ai miei tempi prima si lasciava che accadesse il fatto e poi lo si raccontava, e non si permetteva che, per amor di un bel titolo, si sgozzassero le vecchie signore.

O che si annientassero i confini Finlandesi.

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