La finta lettera di Sean Connery a Steve Jobs: bufale che tornano virali

di Shadow Ranger |

La finta lettera di Sean Connery a Steve Jobs: bufale che tornano virali Bufale.net

La finta lettera di Sean Connery a Steve Jobs rientra in quel genere di bufale che abbiamo definito “herpes”.

Ogni bufala ha il ciclo vitale di un virus: esiste un caso zero, e esponenzialmente sciama nella Rete in una vera e propria infodemia. La finta lettera di Sean Connery a Steve Jobs è tra le bufale “herpes”. Come la bufala del Servizio Militare obbligatorio e della “Dichiarazione di Berna” per evitare conseguenze legali dei propri post ingiuriosi su Facebook ha un ciclo vitale affine all’herpes.

Esplode viralmente, viene sottoposta a fact checking, scompare, riappare nel momento in cui le persone scordano il fact checking o sotto la pressione di uno stimolo esterno.

Nel caso della finta lettera di Sean Connery a Steve Jobs, lo stimolo è stata la morte del primo.

Storia breve per i pigri quindi: la lettera è una bufala. Ovviamente lo è. Non può essere altro.

Ora, vi spiegheremo anche il perché

La finta lettera di Sean Connery a Steve Jobs: bufale che tornano virali

La finta lettera di Sean Connery a Steve Jobs è, ovviamente, un testo virale rozzo e coprolalico che il vero Sean Connery non avrebbe mai scritto.

Una specie di esempio di leonismo da tastiera prima dei leoni da tastiera, quel genere di berciante insolenza che ci troviamo in casella di posta ogni volta che scriviamo un articolo su un tema caldo unito a quel genere di minacce che portano il leone da tastiera, dietro presentazione di idonea denuncia-querela, a millantare nell’ordine di essere stato frainteso, di essere stato vittima di un attacco hacker, di essere stato provocato, che il Patriota Q lo vendicherà e che comunque chiede scusa in ginocchi.

E proprio per questo attraente agli occhi dei leoni da tastiera

La finta lettera di Sean Connery a Steve Jobs: bufale che tornano virali
La finta lettera di Sean Connery a Steve Jobs: bufale che tornano virali

Lettera inviata all’attenzione di “Stephen Jobs” e col seguente testo:

Signor Jobs,

Lo dirò solo una volta. Ce la fai a capire la lingua inglese vero? Io non vendo la mia anima ad Apple ed altre compagnie! Non ho interesse a “cambiare il mondo” come suggerisci. Non hai niente che voglio o che mi interessi. Tu sei un venditore di computer, IO SONO IL FO**UTO JAMES BOND!

Non riesco a pensare ad un modo migliore di distruggermi la carriera del comparire nei tuoi fo**uti spot pubblicitari. Per favore non mi contattare più.

Saluti, Sean Connery

Con tanto di carta intestata di 007 perché, ovviamente, se raffiguri Sean Connery come uno sguaiato leoncino da tastiera che usa le parolacce al posto delle virgole battendosi il petto con uno stentoreo “Lei non sa chi sono io!”, non puoi non renderlo anche quel genere di vantone convinto di essere titolato a usare la carta intestata di 007.

La mente corre al Fenomeno del film X-Men 3, che, citando una parodia del cartone animato omonimo, risponde ai tentativi della giovane Kitty Pryde di fermare la sua corsa con

“Non sai chi sono? Sono il FENOMENO, ragazzina!”

Infatti la lettera compare in un articolo satirico del 2011 della pagina web “Scoopertino”, descritta dagli stessi autori come “un’organizzazione immaginaria il cui scopo è raccontare notizie importanti dal Mondo Apple, anche se non sono mai accadute” e “la cui unica briciola di verità è il fatto che non siamo affiliati con Apple”.

In quell’articolo si narrava l’immaginaria ed imminente uscita di un inesistente libro di aneddoti su Apple, comprendenti:

  1. Il tentativo di organizzare una campagna pubblicitaria per il lancio dell’iMac del 1998 basata su Sean Connery
  2. Il tentativo di Steve Jobs di ribattezzare l’iMac “Double-O-Mac”
  3. Jony Ive che subisce un’ernia mentre cerca di sollevare il nuovo prodotto
  4. L’infame (per utenti e collezionisti) “mouse rotondo a forma di puck da hockey” dell’iMac ispirato ai muffin bruciati

Aggiungendo la finta lettera iraconda.

Quasi subito la lettera fu decontestualizzata e distribuita avulsa dal contesto, come segnalato da CNET già nel 2011.

Alla morte di Sean Connery nel mondo del complottismo non è sembrato cooptare il defunto tra le fila dei beceri rissosi che affollano quelle lande, trasformando così la lettera in una “bufala del Giustiziere”, una sorta di catarsi contro le “multinazionali cattive”.

Ma come vedete, così non è.

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