La bufala del video dei cadaveri nei sacchi neri a Bergamo

di Shadow Ranger |

La bufala del video dei cadaveri nei sacchi neri a Bergamo Bufale.net

La bufala del video dei sacchi neri a Bergamo dimostra che siamo in piena Infodemia. Un male più pericoloso e insidioso della Pandemia: dalla pandemia si può uscire, con molta calma, coraggio e misure severe.

Dall’infodemia finché non troveremo il coraggio di portare quelle misure nel mondo virtuale, con un lockdown reiterato e prolungato della Rete fino alla sconfitta della stessa, non usciremo mai.

La bufala del video dei cadaveri nei sacchi neri a Bergamo

Cadaveri nei sacchi neri a Bergamo?
Cadaveri nei sacchi neri a Bergamo?

In realtà la bufala viene da molto lontano: come ci ricorda Daniel Sinclair (i cui Tweet sono stati ridiffusi in Italia da Dagospia), il video che abbiamo visto spacciato come “situazione italiana” è in realtà un video proveniente dall’Ecuador che viene saldato a scene locali per dare l’illusione che provenga dal luogo da cui proviene il viralizzatore di turno.

Ad esempio, esiste una versione con scene prima e dopo di ambulanze ed ospedali Americani, per riambientare la scena a New York.

La situazione ecuadoregna infatti non è affatto buona. Ed è un eufemismo.

Le scene dei cadaveri nei sacchi neri si riferiscono al collasso locale dei servizi sanitari e mortuari, con operatori al collasso

Sono immagini dantesche quelle che giungono da Guayaquil, in Ecuador, uno dei paesi latinoamericani più colpiti dal coronavirus: oltre 2.700 contagi, di cui 1.900 nella provincia di Guayas, e 93 vittime ufficiali.

«Che sta succedendo al sistema di salute pubblica del paese? Nessuno vuole raccogliere i morti», ha denunciato, in polemica con il governo Moreno, la sindaca di Guayaquil Cynthia Viteri, risultata anche lei positiva al Covid-19.

«L’intenzione del governo è che tutti, non solo le vittime del coronavirus ma tutti i defunti di questi giorni, abbiano una degna sepoltura», ha assicurato il vicepresidente Otto Sonnenholzner, dopo l’ondata di indignazione provocata dalla sua precedente dichiarazione che i morti per Covid-19 – peraltro difficilmente individuabili in assenza di tamponi – sarebbero stati seppelliti in fosse comuni.

La realtà parla piuttosto di un collasso totale dei servizi sanitari e di quelli mortuari, aggravato dal rifiuto di molte agenzie funebri di continuare a lavorare per paura del contagio. Solo l’ultima settimana la polizia ha recuperato più di 400 cadaveri dalle strade della seconda città più importante del paese e ne restano ancora 115.

Peraltro un nostro affezionatissimo lettore, A.B., dopo aver seguito questo stesso treno logico ci ha inviato i necrologi di alcune persone le cui targhette nominative sono visibili tra i sacchi.

Ovviamente, per privacy non riporteremo i risultati, ma si tratta dei morti per COVID19 in Ecuador.

Riassumendo, abbiamo una tragedia. Una pandemia.

E, in giro per il mondo, sciacalli pronti a fare di questa scena dantesca infodemia.

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