La bufala del McSushi e la geopolitica del ragebait pubblicitario

Ci segnalano i nostri contatti post che parlano del presunto leak del McSushi, alcuni rilevando come non è necessaria l’esistenza del prodotto perché la viralità abbia il suo scopo, altri abbracciando l’idea come se fosse possibile

La bufala del McSushi e la geopolitica del ragebait pubblicitario
La bufala del McSushi e la geopolitica del ragebait pubblicitario

Ovviamente si tratta di una fake news, ed abbiamo anche rintracciato l’autore a questo giro, la testata satirica “The Nuttington Post”.

La bufala del McSushi e la geopolitica del ragebait pubblicitario

The Nuttington Post, parodia di Huffington Post traducibile con “Notizie per pazzerelli” pubblica solo “notizie che tutti vorremmo fossero vere”.

Assieme al McSushi appaiono anche bizzarrie come Sal Vulcano (noto comico ItaloAmericano descritto come sovrappeso, nota dell’autore) mandato ad otturare lo Stretto di Hormuz col rapper altrettanto sovrappeso BigXThaPlug, Apple che ti addebiterà esttamente 11,93$, nel momento in cui tale addebito ti infastidirebbe di più, senza alcuna ragione e altre notizie incredibili.

McSushi, versioni della bufala del 2011 e del 2022
McSushi, versioni della bufala del 2011 e del 2022

Del McSushi si parla almeno dal 2011, con mockup fanmade e smentite della compagnia, in un balletto che si ripete periodicamente, come in un post fatto con AI nel 2022 (nel quale possiamo vedere i passi avanti dell’Intelligenza Artificiale).

Il punto non è che il McSushi esiste o esisterà: al momento è improbabile che lo faccia.

Semplicemente il brand ha di meglio da fare che perseguire troll e satira e in fondo gli fa anche piacere ci siano.

Un bel gioco dura poco, e gli scherzi dei fan portano pubblicità e hype gratis che porta gente a cliccare sugli hashtag giusti e vendere i prodotti che ci sono.

Il McSushi è un gioco periodico, e come tutte le ragebait fa arrabbiare i puristi e stuzzica gli altri. E alla fine, finito lo scherzo resta la viralità.

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