Judith Romanello: ecco perché non parliamo di bufala

di Luca Mastinu |

Judith Romanello: ecco perché non parliamo di bufala Bufale.net

Judith Romanello è entrata nelle nostre case, nelle nostre Home e nelle nostre bacheche. Lo ha fatto quasi di prepotenza, da quando il suo video è divenuto il pezzo del giorno per giornalisti e aspiranti tali, blogger, opinionisti, YouTuber, videomaker, pensatori e debunkers.

Ci è riuscita, Judith, perché ha pubblicato sul suo profilo Facebook un video in cui denuncia un episodio di discriminazione razziale nei suoi riguardi. Stando alle sue dichiarazioni, un ristoratore contattato grazie alla piattaforma Subito.it avrebbe rifiutato di fare un colloquio con lei perché nera, e «i neri fanno schifo ai miei clienti». Lo racconta la ragazza, chiedendo 3 minuti del nostro tempo per ascoltare la sua storia e unirsi a lei per un messaggio contro la discriminazione.

Chi è Judith Romanello?

Judith Romanello è una ragazza di Spinea (Venezia), nata ad Haiti e arrivata in Italia all’età di 6 anni. Nei primi giorni di ottobre – racconta nel suo video – si trovava a Venezia per cercare lavoro e, dopo aver consegnato qualche curriculum, si era imbattuta in un annuncio su Subito.it nel quale un ristoratore cercava una cameriera. Judith aveva deciso di candidarsi e aveva preso contatto col ristoratore, che aveva accettato subito di incontrarla presso il ponte delle Guglie.

 

Qualcosa, secondo le sue dichiarazioni, era andato storto: il datore di lavoro non accettava personale con la pelle nera per rispettare la volontà dei suoi clienti.
Il suo video continuava a fare migliaia di visualizzazioni e condivisioni, tanto da attirare l’attenzione di alcune testate. La prima fra queste, La Nuova Venezia, portava il caso di Judith all’attenzione del pubblico creando un fenomeno di emulazione anche da parte di altri quotidiani nazionali. La notizia era arrivata anche al sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, che subito le aveva manifestato solidarietà con le dovute scuse da parte di tutta la città.

Il caso

Esattamente nel momento in cui il caso è diventato di pubblico dominio, i lettori hanno cominciato a dividersi in tre gruppi distinti:

  • Pro-Judith, in cui le persone danno supporto alla ragazza che racconta quell’episodio di razzismo e parlano di deriva razzista dell’Italia, di episodio increscioso e vergognoso, e di ristoratore da rintracciare e denunciare;
  • Anti-Judith, in cui le persone, invece, oltre a tacciarla di inattendibilità le ricordano che non è italiana in quanto non caucasica nella colorazione della pelle, e soprattutto perché non nata nello stivale e, proprio per questo, bugiarda;
  • Pro-Verità, in cui le persone hanno cominciato a parlare di prove mancanti, di campana del ristoratore non pervenuta e di eccessiva fretta dei quotidiani di riportare la notizia senza le opportune verifiche.

Accostandoci al terzo gruppo e attingendo dalla presenza di dati oggettivi (il video) di cui la rete dispone, troviamo i debunkers. Non esattamente Bufale.netButacDavid PuentePaolo Attivissimo, perché chiunque abbia tempo e risorse può essere un debunker. Alcuni giornalisti e, più in generale, i più attenti utenti dei social, hanno da subito notato che ciò che emergeva dal racconto di Judith era una serie di fatti non documentati. Se un fatto non è documentato, attenzione, non si può parlare di bufala. Non subito, per lo meno. Judith parlava di un ristoratore di cui aveva dimenticato il nome e perduto il numero, considerando che il suo iPhone – lo diceva lei stessa al Giornale.it – aveva eliminato le chiamate recenti, e nemmeno su Subito.it aveva potuto conoscere il nome del ristorante.

Detrattori inferociti dall’assenza di prove, tra l’altro, hanno scavato a fondo nei suoi profili social (Facebook e Instagram) e ne hanno estratto immagini del suo lato B, post in cui diceva di non aver voglia di lavorare e, addirittura, un post in cui parlava di una violenza sessuale subita. Di tale violenza i debunkers, in concerto con giornalisti, utenti e altri internauti, non hanno mai trovato traccia sulle testate online. Judith lo scrisse e nessuna testata ne parlò. Una mancata denuncia? Un silenzio stampa? Non lo sappiamo, abbiamo solo ipotesi e non possiamo riportare in questa sede i giudizi personali, che restano tali.

Insieme ai nostri lettori abbiamo preso in considerazione la possibilità che il ristoratore avesse davvero messo un annuncio senza riportare la denominazione del suo esercizio, in barba alle regole di Subito.it, ma altri giornalisti non hanno trovato traccia dell’annuncio pubblicato nei giorni del caso di Judith. Nessun numero (cancellato dal registro chiamate), nessun nome del ristoratore, nessun nome del ristorante. Nessuna prova. L’unico materiale disponibile alla rete è la video-denuncia di Judith Romanello.

Perché Judith non ritrova quel numero nel registro chiamate? Problemi con l’update di iOS? Cancellazione di chiamate, cache, minipony, faffifeffi e conseguente backup prima dell’update? Il suo dispositivo ha difetti di fabbrica? Il firmware del software dell’hardware della meccanica di precisione per creare supporti per invenzioni future et cetera fa le bizze? In realtà non ha un iPhone ma un vecchissimo Sony Ericsson z610i? Ipotesi, e tali restano.

Per molti, Judith ha pubblicato il video con l’intento di ricevere visibilità sfruttando il tema del razzismo, considerando le sue origini. In quel momento, pochi giorni fa, è arrivato il nostro articolo che abbiamo riportato come Analisi in corso.

«Perché non parlate di bufala?»

No, non abbiamo paura di dire che una persona non caucasica sa mentire come ogni essere umano. Non abbiamo paura di parlare di bufala di fronte alla video-denuncia di un caso di discriminazione razziale nel mondo del lavoro. Semplicemente, non abbiamo abbastanza materiale e non ci interessa lo scoop. Non abbiamo elementi né per confermare né per smentire, e l’assenza di prove non è sufficiente per smentire le sue parole.

Come noi, nessuno sa.

Sciogliere i dubbi quando si conosce una sola campana, pur essendo trascorsi diversi giorni, è imprudente. Parlare di Analisi in corso è doveroso, e non è una scelta fatta per difendere la ragazza, tanto meno per screditarla. Attendiamo, semplicemente, che tutti i tasselli arrivano agli organi di stampa per poi, finalmente, fare ordine e trarre conclusioni da dati oggettivi. Le opinioni contano ma, come abbiamo specificato poco sopra, non è questa la sede per riportarle.

Di Judith Romanello abbiamo un video con le sue dichiarazioni, e restiamo in attesa.

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