Il musulmano a cui “non frega un c**o” dei cristiani uccisi era un attore pagato dal giornalista Mediaset

di Luca Mastinu |

Il musulmano a cui “non frega un c**o” dei cristiani uccisi era un attore pagato dal giornalista Mediaset Bufale.net

In queste ore circola un articolo pubblicato su IsNews su un caso avvenuto in casa Mediaset, quando il programma Striscia La Notizia smascherò due servizi andati in onda sui programmi di Paolo Del Debbio Quinta ColonnaDalla Vostra Parte. Secondo l’inchiesta di Striscia un inviato di Del Debbio aveva pagato una persona che in un caso si era presentata come un rom particolarmente avvezzo alle truffe con furto di automobili e nel secondo caso, invece, come un musulmano a favore dei terroristi. Con questo articolo vogliamo precisare che parliamo di una notizia datata – si parla del 2015 – e che la vicenda ha avuto delle evoluzioni.

Il 25 maggio 2015 IsNews scriveva:

Lo ha rivelato Striscia la Notizia: attori e persone comuni sarebbero state convinte dietro retribuzione a rispondere strumentalmente alle domande. I servizi così artefatti sono poi andati in onda nei programmi di Paolo Del Debbio ‘Quinta Colonna’ e ‘Dalla Vostra parte’.

I servizi di Rete 4 e l’inchiesta di Striscia La Notizia

Nell’articolo di IsNews, infatti, leggiamo che la stessa persona sarebbe stata pagata da un inviato di Paolo Del Debbio per entrambi i programmi televisivi – Quinta ColonnaDalla Vostra Parte – per interpretare, rispettivamente, un rom truffatore e venditore di auto rubate e un musulmano che dava il suo plauso allo sterminio dei cristiani.

In entrambe le interviste andate in onda sui programmi condotti da Paolo Del Debbio la persona si presentava mascherata, ma un servizio andato in onda su Striscia La Notizia con l’inviato Moreno Morello aveva raccolto la testimonianza di quella stessa persona, che aveva affermato. In poche parole, dal programma di Antonio Ricci su Canale 5 avevano smascherato uno scandalo operato dai programmi di Paolo Del Debbio Rete 4.

Il giornalista che si sarebbe macchiato di pagare il finto criminale per poter andare in onda con servizi montati ad hoc rispondeva – e risponde – al nome di Fulvio Benelli, e ce ne eravamo già occupati proprio in quei giorni con un vecchio articolo.

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Fulvio Benelli licenziato da Mediaset

Una volta smascherato l’inganno venne diffuso un comunicato stampa riportato da Giornalettismo il 12 maggio 2015, firmato da Mario Giordano (allora direttore del TG4 e responsabile di Dalla Vostra Parte) e Claudio Brachino (allora direttore di VideoNews e responsabile di Quinta Colonna):

Da oggi abbiamo interrotto ogni rapporto professionale e valuteremo le opportune iniziative legali nei confronti del giornalista Fulvio Benelli, responsabile dei due servizi “Truffatore rom: così rubo le macchine agli italiani” e “Sono d’accordo se fanno lo sterminio” andati in onda rispettivamente su Quinta Colonna (27 aprile 2015) e su Dalla Vostra Parte (3 aprile 2015). Come denunciato da Striscia la notizia il soggetto intervistato è la stessa persona che ha “interpretato” il ruolo di truffatore rom e di estremista musulmano senza essere né l’uno né l’altro. Con questi servizi Benelli ha ingannato la buona fede delle nostre testate, rischiando di recare un grave danno al lavoro sempre corretto e professionale della redazione e dei colleghi. La nostra credibilità nell’approfondire fatti e notizie è nota al pubblico, che non a caso sta attribuendo grande successo a entrambi i programmi. E per fortuna esistono gli anticorpi per individuare ed espellere chi, a questa credibilità, attenta in qualsiasi modo». Aggiunge il conduttore di «Quinta Colonna» e di «Dalla Vostra Parte», Paolo Del Debbio: «Siamo sempre stati chiari e onesti con i nostri telespettatori e continueremo ad esserlo. Perché vogliamo stare in mezzo alla gente, vogliamo raccontare i problemi del Paese con impegno e serietà, come abbiamo sempre fatto, senza lasciare spazio alcuno a chi tradisce la fiducia nostra e quella del pubblico».

Come riportava Il Fatto Quotidiano il 13 maggio 2015, il finto rom nonché finto musulmano aveva riferito a Moreno Morello di Striscia La Notizia di aver ricevuto 300 euro per interpretare il venditore di auto rubate e appena 20 per fingersi un musulmano a favore delle stragi contro i cristiani. La stessa notizia era comparsa su Libero Quotidiano.

La versione di Benelli: “Non ho mai pagato quel ragazzo”

In un contesto che vedeva l’esplosione di uno scandalo in termini di cattivo giornalismo e il provvedimento disciplinare nei confronti del giornalista smascherato dal format di Antonio Ricci arrivò la replica del diretto interessato. Fulvio Benelli fu raggiunto dai microfoni del quotidiano Il Tempo e il 20 maggio 2015 uscì la sua replica alle accuse.

Benelli, alla prima domanda, rispose seccamente di non aver mai pagato quel ragazzo“A questo ragazzo che mi accusa ho offerto al massimo un pranzo da McDonald’s. Anche Striscia si è dissociata dicendo che “è lui a parlare di soldi”“. A quel punto Benelli ricostruì la vicenda. Nei primi giorni di aprile 2015 si trovava in provincia di Treviso e il giorno prima il gruppo terroristico Al Shabaab aveva ucciso 148 studenti nel campus universitario di Garissa, nella parte orientale del Kenya.

Il direttore del TG4 Mario Giordano lo chiamò per dirgli di recarsi a Venezia e cercare commenti da parte di islamici moderati sulla strage di Garissa:

Decido di andare a Mestre. E arrivo davanti alla moschea proprio mentre stanno uscendo dalla preghiera del venerdì. Raccolgo diverse opinioni “moderate”, poi mi dirigo nel quartiere dietro la stazione. Lì la situazione è più calda e ad un certo punto mi si avvicina un tizio e mi dice: intervista me.

L’uomo disse a Benelli di filmarlo alle spalle, e pronunciò la frase che fece esplodere la rabbia in studio: “Gli islamici fanno bene ad uccidere gli infedeli”. Prima di chiudere il servizio, però, il ragazzo – che si presentava come un tunisino – gli disse che avrebbe potuto raccontare anche altre cose, dunque intervistatore e intervistato si scambiarono i numeri di telefono. Tempo dopo, Benelli fu contattato da quello stesso ragazzo che gli disse di averlo riconosciuto, di sapere che lavorava per Quinta Colonna dove spesso si raccontavano episodi sui rom e che aveva del materiale per lui.

«Lui, aggiunge, può raccontarmi come i rom truffano le persone e rubano le macchine. La storia mi sembra buona e ne parlo in redazione».

Quindi i suoi «superiori» sapevano tutto?
«È naturale. Funziona così l’organizzazione di un programma. Peraltro ero a Mediaset da 8 mesi, non avevo e non ho l’autonomia per decidere da solo. I miei “superiori” mi chiedono qualche informazione e mi mandano a Mestre».

Cosa trova questa volta?
«Il tunisino viene a prendermi e mi porta nella casa che lui occupa abusivamente e dove vive con 5 figli piccoli di età tra i 3 e gli 8 anni. Lì scopro che lui è rom, ed è lui il truffatore. Mi mostra anche una condanna per furto d’auto in cui c’è scritto che ha una “recidiva pluriquinquennale”. Si vanta perché ruba, ma nessuno gli fa niente. E mi spiega i suoi trucchi».

E lei?
«Gli chiedo se mi può far vedere come fa realmente. Lui fa una serie di telefonate finché trova un venditore. A questo punto si offre di rubare veramente una macchina ma io, per non essere responsabile di un reato, gli dico di realizzare un finto furto utilizzando la macchina dell’operatore».

Quindi il servizio era un finto?
«No, la storia è vera. Documentata. Ma non potevo fargli rubare veramente una macchina, anche perché non sapevo cosa sarebbe successo».

Ma la redazione sapeva che il furto era un falso?
«Sì. L’accordo era che Paolo Del Debbio, finito il servizio, dicesse che nessuna macchina era stata rubata e che il nostro intento era solo quello di “educare” i cittadini mettendoli in allerta su questo tipo di truffe. Ma non lo fece».

Da quel momento, racconta Benelli, per lui è iniziato il calvario in quanto nessuno aveva voluto diffondere un comunicato in cui si spiegava che il furto andato in onda fosse costruito ad hoc per inscenare una truffa e per mostrare in che modo operasse il venditore abusivo di auto. Prima che Benelli riuscisse a interrompere la macchina che si stava ritorcendo contro di lui – riportava Il Tempo – andò in onda il servizio di Striscia.

Per questo, a seguito di una riunione tra i vertici Mediaset ai quali Benelli – racconta – non fu concesso di partecipare, si decise il suo licenziamento e per questo, infine, il giornalista decise di passare alle vie legali.

Fulvio Benelli risarcito?

Secondo un’indiscrezione che Dagospia pubblicò il 13 maggio 2016 citando Il Tempo come riportava anche Giornalettismo, tra i corridoi di Mediaset si vociferava che l’azienda avesse ridimensionato le proprie posizioni sul caso di Fulvio Benelli e che, addirittura, avesse risarcito il giornalista per riparare su quanto finora detto sul suo conto. Il Tempo, dunque, aveva di nuovo contattato Fulvio Benelli per avere conferma. Alla domanda se fosse vero che avesse vinto contro Mediaset e se fosse stato risarcito il giornalista rispose:

L’unica cosa che mi è consentito dirle è che la vicenda si è conclusa in maniera soddisfacente. Sia per me che per Mediaset.

Sulla vicenda non disse altro, tranne: “La cosa che più mi interessa è che Mediaset abbia rivisto la sua posizione iniziale” e aggiunse di aver citato per diffamazione Lolo Levak, il rom che lo accusò di averlo pagato per fargli rilasciare certe dichiarazioni. Si parlava, dunque, di “sconfitta di Striscia La Notizia” ma la redazione del tg satirico di Antonio Ricci, contattata da TV Blog, rispose:

Striscia non è stata affatto sconfitta da Fulvio Benelli. Anzi, le due richieste di rettifica presentate da Benelli all’Agcom e al Tribunale Civile di Roma sono state ambedue respinte (rispettivamente in data 28 luglio 2015 e 11 gennaio 2016). Una perché non sussistono i presupposti per la rettifica, e l’altra perché: «Si tratta di fatti inequivocabilmente rispondenti a verità», tanto che Benelli è stato condannato a pagare le spese di giudizio.

È possibile che nella querelle tra Fulvio Benelli e Mediaset sia stato raggiunto un accordo per tutto quello che riguarda gli aspetti del diritto del lavoro. Non cambia nulla, invece, per quanto riguarda i due servizi realizzati da Benelli e segnalati da Striscia. Come verrà ribadito questa sera in trasmissione, sia “l’islamista radicale” che commentava il massacro di 147 cristiani in Kenia dicendo: «Sono d’accordo che fanno sterminio, se ammazzano tutti non mi frega un …» sia il “il ladro d’auto” erano interpretati dalla stessa persona, cioè il rom Lolo Levak, che il tg satirico di Antonio Ricci aveva definito «rom polivalente».

Insomma un’altra taroccata di Benelli con lo spudorato sostegno de Il Tempo.

Perché “precisazioni”?

Parliamo di precisazioni in primo luogo perché sono passati 5 anni dalla vicenda – chi non controlla le date degli articoli pensa che si tratti di un caso attuale – e soprattutto perché ci sono state evoluzioni: Benelli disse a Il Tempo che la vicenda si era conclusa in modo soddisfacente per entrambe le parti (anche se disse di non poter dire altro in merito), e il presunto risarcimento dell’azienda a favore di Benelli non trova conferma.

La redazione di Striscia spiegò: “È possibile che nella querelle tra Fulvio Benelli e Mediaset sia stato raggiunto un accordo per tutto quello che riguarda gli aspetti del diritto del lavoro.

In secondo luogo usiamo il tag “precisazioni” perché abbiamo ancora diversi punti oscuri, come appunto la natura dell’accordo tra Mediaset e Fulvio Benelli, e soprattutto i veri retroscena dei servizi smascherati da Striscia e incriminati dall’azienda.

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