Il “gene del cancro” e quello studio sulla proteina spike

di Bufale.net Team |

Il "gene del cancro" e quello studio sulla proteina spike
Il “gene del cancro” e quello studio sulla proteina spike Bufale.net

Gira sui soliti profili una teoria per cui i vaccini Pfizer e Moderna conterrebbero il “gene del cancro”. Teoria mutuata da portali in lingua inglese, a sua volta basati su interpretazioni quantomeno “alternative” di paper scientifici.

Il metodo scientifico è infatti basato su regole precise. Uno studio scientifico non può essere letto in parte, o “a fidarsi”, o scegliendo solo quello che ci interessa. Il risultato è grottesco solo basandosi sulle conclusioni del testo, del tutto arbitrarie

Il “gene del cancro” e quello studio sulla proteina spike

Lo studio di cui parliamo è reperibile qui.

La sua interpretazione “reinterpretata” si ricollega alla fake news, esaminata da Reuters in passato, per cui i vaccini causerebbero non meglio precisati incrementi dei casi di cancro, cercando di individuare una spiegazione.

La spiegazione che torna in diverse condivisioni parte dal fatto che, siccome secondo lo studio la proteina spike è in grado di ostacolare l’attività immunitaria in caso di malattia grave agendo sui meccanismi di riparazione e regolazione cellulare, allora la proteina spike danneggia tali meccanismi e quindi il vaccino che si basa sulla stessa sarebbe nocivo quanto il virus.

Come abbiamo visto in passato una teoria alquanto ascientifica.

La proteina spike nel vaccino non è equivalente all’infezione in vivo. Nessuna vaccinazione è, ovviamente, equipollente al contagio. Ci si vaccina (cosa che come vedremo è la conclusione dello studio stesso) allo scopo di evitare le forme gravi della malattia, quindi di evitare il danno maggiore causato dalla stessa.

Il meccanismo con cui i vaccini a mRNA funziona in un modo che abbiamo più volte dibattuto.

Note sul funzionamento dei vaccini

Un vaccino a cui siamo solitamente abituati si presenta come un virus inattivato, indebolito o incapace di replicarsi, o come un virus innocuo usato come vettore di antigeni, come in questo caso.

Un vaccino a mRNA prende una via simile, assai simile, ancorché più “splatter”.

Un frammento di mRNA, incapace di creare un virus, incapace di creare un’infezione ma capace di stimolare la risposta immunitaria viene introdotto nel sistema immunitario.

Alcuni interpreti hanno giustamente parlato di “programmare una stampante 3D per stampare una parte di virus”. Ma possiamo ben dire che nel nostro corpo succede l’equivalente di quanto visto in pagine scure della storia del West nelle quali si richiedeva come prova della cattura di un criminale l’esibizione di una parte del suo cadavere mutilato.

Il sistema immunitario, secondo una metafora che abbiamo visto in serie per l’educazione del fanciullo come “Esplorando il Corpo Umano”, viene allenato non già mostrando il virus completo, capace quindi di reagire alla risposta immunitaria, ma un mero e inefficiente frammento.

Un frammento virale, più che sufficiente a suscitare la risposta immunitaria, come un virus morto o indebolito.

La risposta del fact checking

Conclusioni queste a cui pervenne, nell’ormai lontano 2021, l’analisi dei colleghi di PolitiFact, collegati all’istituto Poynter.

Il contesto laboratoriale, in vitro, peraltro limita l’efficacia sul campo dei vaccini, e riguarda la proteina spike “completa” e non la versione “menomata” usata nei preparati in commercio.

Le differenze tra la spike “al naturale” e la spike da vaccino sono riccamente descritte in altri studi: la conclusione dello studio citato da novembre ad oggi porta proprio a questo.

A suggerire come usare la Spike, “migliorando il meccanismo della patogenesi di COVID19 per suggerire come creare vaccini ancora più sicuri ed efficaci” (pag. 9), non a criticare l’uso della vaccinazione in toto.

Peraltro, in nessuna parte dello studio si parla del “gene del cancro”, tentativo di resuscitare una vecchia fake news al riguardo.

 

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