“Il Coronavirus vive sette giorni sulle mascherine usate”: alcuni chiarimenti

di Shadow Ranger |

“Il Coronavirus vive sette giorni sulle mascherine usate”: alcuni chiarimenti Bufale.net

Avrete letto diversi contenuti in queste ore relativi a come il Coronavirus vive sette giorni sulle mascherine usate.

Semplificazione di un concetto corretto, ma complesso. E in quanto concetto  corretto, ma complesso, destinato ove riassunto a diventare corrotto e falsificato. Come nel gioco del telefono senza fili.

Ma partiamo dall’inizio e andiamo con ordine.

Sulle mascherine abbiamo scritto tantissimo, restando noi stessi coinvolti, e lo ammettiamo, nella eterna querelle in evoluzione tra efficacia o meno delle stesse.

Arrivando alla conclusione che le mascherine sono un ausilio in più, ma che non possono sostituire le misure di distanziamento sociale e corretta igiene di cui hanno bisogno per raggiungere la massima efficacia.

Non puoi sostanzialmente indossare la mascherina e poi saltare addosso a sconosciuti, toccare roba presa per strada e infilarti le dita negli occhi. Come non puoi indossare la mascherina per poi evitare accuratamente di lavarti le mani.

Devi mantenere le distanze, lavarti accuratamente le mani, osservare tutte le cautele del caso e insieme indossare le mascherine ove prescritto.

Posso o non posso lavare la mia mascherina?

E qui arriviamo a quanto ci interessa

Le mascherine chirurgiche sono “efficaci due, massimo sei ore, ma ad oggi non ci sono strumenti e metodologie che ne garantiscano il riutilizzo con le stesse performance”. Per “quelle di comunità si può ragionare in base al tipo di materiale utilizzato”, ma in generale per la mascherina “chirurgica ad oggi non ci sono evidenze circa un loro possibile riutilizzo, per quelle di comunità invece in relazione al tipo materiale può essere valutato”

Ci spiega il Presidente dell’ISS, dott. Brusaferro per Rainews.

E di questo ne avevamo parlato: cercare di igienizzare una mascherina monouso è un evitabile azzardo del quale si discusse nel periodo in cui la loro diffusione era rarissima e anche sanificare una mascherina era il male minore rispetto che negarne a soccorritori e personale sanitario.

Partiamo da una premessa: ci sono molti tipi di mascherine diffuse, che aiutano un pochino, moderatamente ma, ripetiamo, se accompagnate ad altre sicurezze

I vari tipi di Mascherina, infografica de La Repubblica
I vari tipi di Mascherina, infografica de La Repubblica

Assieme alle mascherine chirurgiche, ormai di costo calmierato a 50 centesimi l’esemplare e diffuse, ci sono anche le mascherine “compassionevoli” o di comunità, fatte con vari strati di tessuto e le mascherine filtranti.

Le mascherine filtranti richiedono una particolare manutenzione indicata nella confezione, ad esempio il cambio dei filtri ove presenti, mentre le mascherine “compassionevoli” possono essere lavate e disinfettate, con modalità che non rovinino il tessuto.

Ovviamente, una mascherina di comunità o “compassionevole” non è protettiva quanto una mascherina usa e getta fresca, ma fa “quel tanto che possiamo accompagnare alle cautele ordinarie” (lo scrivente ha un cassetto con le sue brave compassionevoli lavate e igienizzate periodicamente, la sua boccetta di Amuchina di ordinanza, guanti usa e getta da indossare alla bisogna e gettare alla bisogna sapendo benissimo che indossarli per tutto il tempo delle sue sortite sarebbe inutile e pericoloso e salviettine umidificate) e una mascherina filtrante richiede filtri freschi e le avvertenze del caso (e in taluni modelli, difende dal contagio ma non evita la fuoriuscita del virus dalla bocca dell’asintomatico…).

Quindi non vi è alcun problema ad usare una mascherina di comunità purché ben lavata e igienizzata.

Non vi è problema a usare le mascherine chirurgiche, sapendo che in caso di sporco e usura, qualora l’utilizzo le impregni della vostra saliva e sudore, per quel poco che costano conviene buttarle e prenderne una fresca dalla scatola.

Non vi è un problema ad usare una mascherina filtrata, ma seguendo le avvertenze riportate nella confezione, perché vi sono.

Brusaferro esprime questi semplici concetti con queste parole tecniche

Le mascherine chirurgiche sono “uno strumento normato a livello internazionale con determinati requisiti”, e hanno “caratteristiche di filtraggio e resistenza agli schizzi particolari, normate UNI, che vanno rispettate”, spiega Brusaferro, ribadendo che le mascherine chirurgiche hanno “prestazioni particolari e sono fatte con materiale particolare”. Invece, per “quelle di comunitò si può ragionare” su un loro eventuale riutilizzo, “in base al tipo di materiale utilizzato- spiega il presidente ISS- non hanno particolari caratteristiche e standard di filtraggio, ma sono sostanzialmente strumenti barriera che possono essere usati in ambito comunitario”, e “in base al materiale e’ eventualmente riutilizzabile”.

“Il Coronavirus vive sette giorni sulle mascherine usate” – Ma in laboratorio

Quanto ‘vive’ il virus del SarsCov2 su una mascherina usata? “Fino a sette giorni”, ma in condizioni di laboratorio, protette, non nella realtà. Rosa Draisci, del Centro nazionale delle sostanze chimiche dell’Istituto superiore di sanita’ (ISS), lo dice in audizione alla Commissione di inchiesta sulle attivita’ illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, la ‘Ecomafie’, sulla gestione dei rifiuti legata all’emergenza Covid-19. Draisci spiega che “in studi di laboratorio, non nella realta’, nella parte interna della mascherina si rilevano parti di virus dopo 7 giorni dall’inoculo, ma- sottolinea- si tratta di un’attivita’ sperimentale fatta in laboratorio, con la deposizione sulla mascherina di soluzione contenente il virus”. In queste condizioni “protette” il virus vive “fino a 7 giorni”, ribadisce l’esperta, e “abbiamo solo questo dato”, non ci sono altri studi. Nel ‘mondo reale’ il virus vive meno, aggiunge il presidente ISS Silvio Brusaferro, quelli di laboratorio sono “contesti molto protetti, non e’ immediatamente assimilabile” alla normalità, “è una situazione protetta, dalla luce, dal Sole e da altri fattori che hanno influenza sulla sopravvivenza del virus”.

Enfasi su quel in un laboratorio. In un laboratorio infatti le condizioni in cui un campione viene esaminato sono assai diverse dalla vita comune.

Difficilmente un campione di studio, a meno che lo studio stesso non lo preveda, sarà infatti lavato, disinfettato, esposto alle interperie ed alla radiazione solare, messo in lavatrice o igienizzato.

Le condizioni di laboratorio differiscono anche anni luce dalle “condizioni comuni”.

Come abbiamo già visto più volte, l’ambiente influenza le situazioni, e SARS-CoV-2 è un virus che fortunatamente resiste poco all’igiene ed alle condizioni ambientali.

E per fortuna, dato che ci ha consentito di ridurre il contagio con l’igiene, le mascherine e la cura personale per noi stessi e raccomandata per il prossimo.

Nella vita reale Sole, luce, igiene e altri fattori rendono quel virus meno resistente: ma questo non significa che possiate buttare le vostre mascherine in giro come tanti vandali.

È un atto di igiene e rispetto, di sicurezza e cultura, conferire le mascherine tra i rifiuti con la dovuta attenzione e non per strada.

In conclusione

Se avete comprato delle mascherine usa e getta, dopo otto ore di utilizzo e in ogni caso ove siano logore e sporche, conviene aprire il pacco di mascherine usa e getta e metterne di nuovo.

Se avete comprato delle mascherine “Compassionevoli o di comunità”, di tessuto non tessuto o tessuto indicato, con istruzioni per il lavaggio, seguitele usando detergenti con un disinfettante per uso umano.

Se avete comprato mascherine con filtro, attenti alle avvertenze ivi riportate e seguitele.

In ogni caso il fatto che il virus non viva effettivamente sette giorni sulle mascherine in condizioni ordinarie non vi autorizza a inquinare l’ambiente.

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