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Deputata grillina aggredita: il giallo dell’inverno

Ogni stagione ha un suo giallo, il suo tormentone ed il suo mistero: tra i quali spicca questo inverno il mistero della deputata grillina aggredita.

Un mistero che potrebbero risolvere Don Matteo, la Signora in Giallo o Detective Conan… o semplicemente la magistratura.

Ma andiamo con ordine.

Si comincia con una brutta storia di violenza, una domenica al supermercato dove M.L., deputata grillina a Nuoro, descrive di essere stata aggredita da un uomo con la faccia da bruto che, dopo averla vista rimproverare una commessa per averle insudiciato l’abito con delle lattine di Coca Cola, le avrebbe rivolto diverse ingiurie ed insolenze dichiarando che i grillini “puzzano”.

M.L. si sarebbe tutelata fotografando la targa della vettura del tale, che a questo punto avrebbe reagito percuotendola con violenza.

E fino a questo punto, possiamo chiudere la storia con una netta condanna per un atto di violenza gratuito ed insensato.

Ma il diavolo fa le pentole e non i coperchi, e Mastrota è sempre pronto a vendere entrambi: ed ecco la coda

L’ultima sua ricostruzione – con retroscena – è affidata ai lanci di agenzia. Si riferisce all’audio con la testimonianza di una donna, dipendente di un ospedale cittadino, di cui però ancora non si conosce il nome, che con voce ferma racconta che Lapia – dopo un diverbio iniziato alle casse – ha proseguito la lite con un cliente fino al parcheggio. Il tutto con il cellulare in mano per riprendere la scena. Volano insulti e frasi ingiuriose, l’uomo – secondo la testimone – era accompagnato dalla madre anziana che ha tentato con una mano sulla spalla della deputata di calmare gli animi. Poi la scena chiave: la donna si butta a terra. “Signora che succede?” avrebbe chiesto, accorrendo, la testimone. E la deputata: “Non ha visto? Mi hanno aggredito”. Nell’audio l’anonima sostiene di aver subito contraddetto l’onorevole, di cui ignorava fino a quel momento l’identità: “Guardi che io ho visto tutto, non l’ha aggredita nessuno”.

Nella “nuova ricostruzione” tutto coincide fino al punto in cui l’individuo sconosciuto, tutt’ora indagato per lesioni, avrebbe rampognato con severità e termini ingiuriosi M.L., rea a suo dire di aver rampognato a sua volta la commessa, ma ecco che le lesioni trovano una diversa spiegazione: M.L. si sarebbe gettata in terra a corpo morto dopo aver sentito la mano dell’anziana madre dell’aggressore sulla spalla.

Secondo la testimone le lesioni si dovrebbero quindi alla caduta, non inflitta ma conseguenza di un atto deliberato, preceduto da un litigio in escalation dove M.L. inseguiva l’aggressore col cellulare e l’aggressore le rivolgeva insolenze ed ingiurie.

La nuova risposta di M.L. aggiunge a chiarimenti mistero

“Mi trovavo alla cassa del supermercato. In fila dietro di me – racconta – c’era l’uomo, che mi aveva riconosciuta. Nonostante avessi chiesto alla cassiera di passare piano gli articoli in cassa, lei ha continuato a farlo velocemente, facendo cadere alcune lattine di coca cola che mi hanno bagnato i vestiti. Così io ho protestato, e l’uomo ha colto la palla al balzo per darmi della cafona. Ha continuato a offendermi e io mi sono voltata verso di lui, chiedendogli di smetterla perché altrimenti avrei chiamato la polizia”.

Poi, secondo il racconto della pentastellata, l’uomo le si sarebbe avvicinato dicendole: “Chi ca… credi di essere”. E la lite è proseguita fuori dal supermercato.

“Lì ho avuto la malaugurata idea – spiega la parlamentare – di fotografare la targa della sua auto, così lui mi ha dato il primo spintone, ha fatto cadere il mio telefono e lo ha preso a calci”. E non finisce qui. “Ha continuato a darmi spintoni, per poi colpirmi al petto con un pugno, davanti alla madre che gli urlava di non picchiarmi”.

È a quel punto che Lapia si è accasciata al suolo. “Sono svenuta e due persone di Nuoro si sono avvicinate, dicevano che stavo fingendo. Erano un uomo e una donna, lei è l’autrice dell’audio Whatsapp. L’ho sentita dire al ragazzo che mi ha aggredita ‘Vai via, diciamo che ha inventato tutto’, mentre l’uomo che era con lei rideva e teneva le mani in tasca”.

Questa la versione della deputata M5S: “Se mi fossi inventata tutto – si giustifica – non mi sarei frantumata le ossa in quel modo. Perché nell’audio, che è gravemente diffamatorio, la donna non ha detto chi è?”.

Infine, Lapia tira fuori l’ipotesi del complotto: “L’uomo che era con la donna che ha fatto girare l’audio Whatsapp il giorno prima aveva postato su Facebook delle cose molto pesanti verso Salvini e verso di me, che coltivo buoni rapporti con la Lega. È stata una cosa orchestrata assieme a un ex assessore di Nuoro, è stato lui a diffonfere l’audio su Facebook. Ricordiamo che Nuoro andrà preso a elezioni e tutta la Sardegna andrà al voto per le regionali”.

Il diverbio iniziale, con l’aggressore che interviene in “soccorso” della commessa denigrando la maleducazione da lui attribuita all’intero Movimento 5 Stelle permane nelle tre versioni, ma in questa versione l’aggressore avrebbe colpito con pugni al torace M.L. e con calci il cellulare, fino a che tutto si fa un turbine confuso di violenza.

M.L. sviene, e nonostante la ridotta coscienza dovuta allo svenimento sente l’autrice dell’audio WhatsApp dichiarare ad un terzo individuo che dirà di aver “inventato tutto”, mentre il tale rideva con le mani in tasca, introducendo oltre al terzo individuo un quarto: un assessore di Nuoro con evidente odio verso lei e Salvini che avrebbe diffuso l’audio a fini elettorali.

Il mistero si infittisce: ma lasciamo a questo punto ad altri il gioco dei piccoli Detective Conan: è bene se ne occupi la magistratura, e nessun altro.

AGGIORNAMENTO:

Al 18 Dicembre M.L. ritorna nuovamente sull’argomento, descrivendo l’aggressione come una colluttazione e fornendo un’ulteriore interpretazione dell’accaduto

Ma perché il suo aggressore ha ritenuto di dover prendere le difese della cassiera?
“La cassiera non c’entra, aveva già iniziato a insultarmi. Mi diceva “Ma ti levi! Sei puzzolente, dillo chi sei!” e altre offese pesanti. Anche quella verbale è violenza. Non sono una maleducata, ma non sono una che subisce”.

E a quel punto ha deciso di fotografarlo per denunciarlo e identificarlo?
“Sì, ho agito da donna di legge e invece, con il senno di poi, le dico che visto come si evolvono le cose forse si dovrebbe scappare. Poteva evolversi in maniera ben più drammatica”.

È stato allora che l’uomo l’ha colpita?
“Sì, ha cercato di togliermi il cellulare, lo ha sbattuto per terra e lo ha preso a calci. Spero davvero che le telecamere abbiano anche l’audio e chiariscano tutto. Come ho detto alla polizia, non ha fatto gesti da boxe e non mi ha colpito il viso, me l’hanno chiesto precisamente e ho sempre detto di no. Ma ho sentito degli spintoni, c’è stata una colluttazione”.

Tra l’altro, anche la porzione relativa allo svenimento ed agli individui sopravvenuti ora risulta più chiara, passato lo shock del momento

E per questo è caduta?
“Guardi, lo diranno i video, che magari accerteranno anche cose più gravi. Capisce che se ci si sentono le mani addosso si ha paura, si è confusi. Mi sono appoggiata alla macchina, vedevo girare tutto, non ce la facevo più”.

Ed è stata soccorsa?
“Una persona non giovane si è avvicinata e anche una ragazza di colore, che ha chiesto aiuto. Poteva andare diversamente, ma non è stato possibile. Mi dispiace che sia stato scritto il contrario e questo veleno, nei social potrebbe danneggiare Nuoro che è una città solidale. Sono nata in Barbagia, questa è una cultura in cui le donne non si toccano”.

Tanti i misteri, ma possiamo ringraziare la gentilezza dell’anonima persona di colore che, nel caos generale, ha invece espresso un gesto di pietà.

AGGIORNAMENTO DEL 21 DICEMBRE

In un post pubblicato il 17 dicembre su Facebook Pier Francesco Devias, leader del movimento sardista Liberu, ritorna sull’argomento e riporta che M.L., durante la discussione con le cassiere del supermercato, a proposito del suo vestito avrebbe detto: «vale più di tutti i vostri stipendi messi insieme»:

A quanto pare infatti, dopo che questa maledetta coca cola le ha bagnato il vestito, sarebbe andata in escandescenze, gridando che le avevano rovinato le scarpe di camoscio, che il suo vestito costava duemila euro e che, riferendosi alle lavoratrici, “vale più di tutti i vostri stipendi messi insieme”.
Trattare la gente da poveraccia non mi sembra proprio un bel presentarsi. Anche perché da una deputata – in teoria – ci si aspetta che combatta per far aumentare gli stipendi dei lavoratori, non che li sbeffeggi pubblicamente per il loro salario da fame!

A riportare la notizia è anche il quotidiano sardo L’Unione Sarda il 18 dicembre. Devias sostiene che la testimonianza sia ben confermata. Proprio la redazione de L’Unione Sarda è stata contattata dalla stessa M.L. che ha replicato alla testimonianza riportata da Devias, invitando il leader di Liberu e le commesse coinvolte a casa sua per chiarire la vicenda. Devias sostiene di aver verificato personalmente le testimonianze, e che quelle parole gli sono state riferite dalle stesse cassiere della Lidl.

In ogni caso, contattato telefonicamente da L’Unione Sarda, ha dichiarato: «Mi auguro che queste testimonianze, che io stesso ho accuratamente verificato trovino la giusta verità in sede di processo».

La vicenda non ha ancora fine, dunque, e continuano a rincorrersi le dichiarazioni contrastanti.

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