“Dagli all’untore”: da Jimmy Ilpedofilo al mondo delle bufale

Qui Shadow, vostro navigatore nel mondo delle bufale da ormai quattro o cinque anni… la memoria si fa confusa.

Oggi niente segnalazioni per voi, ma un invito a riflettere su una delle frasi comuni nei commenti che mi fa più male leggere. No, non le accuse di essere pakato da questo o quello, quelle non mi fanno male. Mi fanno ridere, perché se davvero una specie di associazione internazionale di Massoni, Nuovo Ordine Mondiale (da immaginarsi con le garrule sembianze di Kevin Nash, Hulk Hogan nel suo periodo da “Hollywood Hogan” e Scott Hall, o, per i più giovinetti, come colorati Exogini con libretto degli assegni sempre pronto).

E neppure le accuse di essere iscritto a questo o quel partito politico, generalmente opposto a quello dell’accusatore, che mi porterebbero ad aver girato più volte l’intero emiciclo parlamentare fino ad averlo trasformato nella Ruota della Fortuna.

Intendo le volte in cui la spiegazione universale per la condivisione di ogni bufala diventa

Io l’ho condivisa perché me l’ha passata un mio amico di cui mi fido. Anche se non fosse vera, cosa avrei mai fatto di male?

Eh, amico mio, molto di male.

Partiamo da un caso di cronaca decente: spostiamoci in India, nella serata del sette giugno.  Per essere ancora più precisi, seguiamo il viaggio in SUV di Abhijeet Nath e Nilotpal Das, artisti dello Stato di Assam. Avete mai ascoltato la canzone semiseria Jimmy il Pedofilo di Elio e le Storie Tese? Fermatevi ad ascoltarla un attimo, ed il nostro viaggio continuerà

Ora ultimato il ripassino avrete il quadro della triste avventura di Nath e Das: come in un perverso remake in real life della canzone di Elio e le Storie Tese i due artisti si ritrovano circondati dalla folla assetata di giustizia, compresi i genitori col bastone in mano pronti ad urlare Jimmy Ilpedofilo sei un uomo morto. Jimmy Ilpedofilo noi ti ammazziamo con il bastone.

Esattamente come nella canzone, il duo prova a discolparsi, adducendo un equivoco, ma vengono messi a tacere, per sempre, dalla brutalità della folla, che non paga di essersi esibita nel remake splatter di una canzone degli EelST decide di filmare le loro crudeli gesta e pubblicarle su Internet, compreso (attenzione, cliccare solo se siete disposti a vedere un contenuto assai brutale) un breve spezzone di Niloptal, ridotto ad una maschera di sangue e terrorizzato, che implora per la sua vita mentre lo squadrone della morte improvvisato lo deride ed annuncia il proposito di non lasciarlo uscire vivo da quella situazione.

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Il motivo di tanta follia? Semplice, e collegato a quello che ho visto troppe volte in questi anni: come riportato in seguito dalla stampa, proprio in quelle ore nel vicino villaggio di Panjuri Kachari, un paesello di 90 anime, si era diffusa insistentemente sui social la falsa notizia di un SUV nero contenente un bambino rapito da due pedofili sconosciuti.

Per un triste scherzo del destino la vaga descrizione del veicolo coincideva alla perfezione con la vettura dei due artisti, ed il tam tam della folla ha fatto il resto, portando gli abitanti di tutti i paesi vicini ad aggregarsi in un autentico squadrone della morte di 500 unità.

Siamo oltre, come si è visto, l’istinto del momento, dato che uno degli assassini ha avuto la “lucidità” di portare con sè un cellulare connesso ad Internet e fermare l’esecuzione di strada il tempo necessario per raccogliere le ultime implorazioni delle sue vittime prima di unirsi ai suoi sodali per il colpo fatale. Vi lasciamo quindi alla descrizione dell’esecuzione effettuata da un testimone oculare

Come ha raccontato una donna di 55 anni testimone dell’accaduto, anche gli abitanti degli altri villaggi sono accorsi per prendere parte al brutale pestaggio. “Sembra che abbiano chiamato i loro amici nei villaggi vicini e gli abbiano detto che era stato catturato un rapitore di bambini. La gente arrivava a piedi o in bicicletta per partecipare e, secondo me, ad un certo punto erano almeno 500”. I residenti che si trovavano nelle vicinanze hanno detto che la folla ha continuato ad aggredire gli uomini anche dopo aver capito che sull’auto di Abhijeet e Niloptal non c’era alcun bambino. “Quelli che hanno cercato di fermare gli assalitori sono stati allontanati – ha detto un altro testimone – non capisco perché continuare con la violenza se non erano loro i rapitori”.

Quando la polizia è giunta sul posto dopo circa un’ora e mezza, le condizioni dei due giovani erano disperate. “Quando siamo arrivati ​​c’era una folla di circa 250 persone e abbiamo visto due ragazzi gravemente feriti – ha dichiarato un ufficiale di polizia – erano completamente coperti di sangue e li abbiamo subito trasportati in ospedale ma sono arrivati privi di vita”. “Quello che è successo è molto triste – ha affermato la donna che ha assistito alla morte di Abhijeet e Niloptal – ma gli abitanti del villaggio erano diffidenti perché nessuno si sposta in auto da queste parti a tarda sera”. Dopo il linciaggio, la polizia ha arrestato 16 persone, tra cui anche il responsabile di aver lanciato sui social network le false informazioni sui sequestri di minori.

“Va bene”, potrete dire voi, “questa è l’India, ma in Italia”?

In Italia ci siamo andati vicini molte volte: nel 2017 noi di bufale.net ci siamo imbattuti in un curioso messaggio, al quale io stesso provai a porre argine con un articolo:

Ciao per favore segnali questo profilo? È un bastardo che mando foto nude a tutti e pedofilo grazie dimmi se lo fai https://www.facebook.com/O.o.axx.mxx”

Allora come adesso censurai il profilo di A.M., che nel post era pubblicato in chiaro: e bastò davvero poco per diffonderlo, sapete? Nel tempo fisico di avvisare A.M., giovane barista di Parma e pubblicare una preliminare smentita la nostra casella di posta fu inondata di persone che dichiaravano di aver ricevuto lo stesso appello con ogni mezzo possibile, da WhatsApp a Messenger, rendendo peraltro impossibile individuare l’origine. Se tutti anziché condividere copincollavano, potenzialmente l’origine del messaggio poteva essere chiunque, ed anche spezzando un anello della catena tutti gli altri avrebbero mantenuto la viralità intatta.

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Pubblicammo celere smentita, ma questo non bastò. Anche questa volta fummo subissati dei nostri bravi

Ma se condivido che male faccio? L’amico mio è una persona fidata, mica voleva fare del male

Nel giro di una settimana A.M. si ritrovò col bar e la sua autovettura, mezzi principali di sostentamento, vandalizzati e distrutti dalla folla vigliacca ed anonima, sobillata, come nel caso dei due artisti, da una vera e propria calunnia virtuale ed inarrestabile.

Nuovamente, sarete anche voi incappati nella famosa bufala dell’hacker: un testo, sempre uguale, ispirato alla primigenia bufala dell’Hacker Brambilla

Dì a tutti i contatti della tua lista di Messenger di non accettare la richiesta di amicizia di *************. È un hacker e ha collegato il sistema al tuo account di Facebook. Se uno dei tuoi contatti lo accetta, verrai attaccato anche tu, quindi assicurati che tutti i tuoi amici lo conoscano. Ruba foto e ne fa profili per uso improprio con attività hot… Inoltralo come ricevuto.

Un risibile esempio di tecnobubbola, una supercazzola come quelle di Amici Miei che non significa niente ma usa paroloni evocativi che attribuiscono allo sconosciuto di turno, un nome scelto a caso, il potere di collegarsi al tuo account di Facebook per rubare foto.

Innocente, direte voi? Non nel momento in cui, per rendere la bufala un po’ più pepata, un anonimo ha deciso di usare per l’hacker immaginario la foto e la copertina profilo di uno stimato individuo, che preferisce cercare di riconquistare il suo anonimato, consegnando le sue fattezze ed un’infamante accusa al popolo della Rete.

Passiamo ora nell’America del 2016, in piena campagna elettorale. E.M.W., ventinseienne del North Carolina, versione americana del Napalm51 di Crozza, il Leone da Tastiera rissoso e pronto a credere alle bufale più infami diffuse su Internet si imbatte nel c.d. Pizzagate, ovvero la teoria secondo cui diversi rappresentanti dei Democratici Americani, tra cui la candidata presidente Hillary Rhodam Clinton, si riunivano in una pizzeria per pedofili (con tanto di bambini torturati nello scatinato) per dedicarsi a sevizie inenarrabili, con la presunta asseverazione del fantomatico Wikileaks.

Potrete pensare che nessuno sano di mente potrebbe pensare ad un circolo pedosadopornografico in una affollata pizzeria di Washington: eppure

Washington – E’ entrato in una pizzeria affollata di famiglie, armato di un arsenale, e ha aperto il fuoco. Solo un miracolo ha impedito che si trasformasse nell’ennesima strage all’americana: nessuno è rimasto ferito. La colpa dei titolari? Essere coinvolti in una rete mondiale di pedofili che farebbe capo a Hillary Clinton e a John Podesta. Ma era tutto falso: una bufala nata e cresciuta su Internet che poteva sfociare in un massacro. La polizia ha fermato il 28enne E. M. W. di Salisbury, North Carolina, sequestrandogli tre armi da fuoco, compreso un fucile d’assalto. Interrogato, il giovane ha spiegato che voleva fare un’indagine personale per verificare le accuse.

Il tutto, preceduto da giorni di telefonate minatorie e minacce personali all’incolumità del pizzaiolo proprietario dell’esercizio commerciale.

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Ricordate quindi, la prossima volta che direte che “condividere non costa niente”, che due persone hanno avuto la loro vita rovinata per sempre, e due persone sono state sommariamente uccise in una strada buia in una calda notte estiva.

E temiamo sia solo l’inizio.