BUFALA Mussolini e l’Ambasciatore Saudita negli anni ’30 – bufale.net

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Ricorderete tutti gli inizi della carriera di Marcello Macchia, detto Maccio Capatonda, il famosissimo comico ed improvvisatore e di come per le trasmissioni della Gialappa’s Band recitasse improbabili trailer cinematografici ispirati a storie di poco false.

Ci sono bufale che sul di poco falsa ci marciano. Ad esempio questo improbabile aneddoto mai esistito

Negli anni trenta, l’ambasciatore dell’Arabia Saudita, chiese udienza al Capo del Governo S.E. BENITO MUSSOLINI, per chiedere l’autorizzazione a costruire a Roma una Moschea. “Non c’è assolutamente nessuna difficoltà”, rispose il Duce, aggiungendo subito dopo: “ basta che mi facciate costruire una chiesa a Riyad (ndr.capitale Arabia Saudita) “. “Assolutamente no. MAI !!” rispose l’ambasciatore arabo. Allora mi spiace, ma Voi non costruirete nessuna moschea in Italia, disse Mussolini congedando l’ambasciatore arabo.
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In alcune varianti questo testo viene arricchito da una coda finale che, a dire dei viralizzatori, dovrebbe dare forza e veridicità all’improbabile narrazione

Esiste un importantissimo pincipio del diritto internazionale, la reciprocità, che regola non soltanto gli scambi commerciali, ma anche i rapporti culturali.
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Se l’Arabia Saudita promuove la costruzione a Roma di una moschea, occorrerebbe chiederle di consentire alla costruzione di una chiesa cattolica nella sua capitale.
Sappiamo come andarono le cose nel dopoguerra….

FONTI PARZIALE
http://archivio.panorama.it/archivio/Dietro-il-baratto-tra-fede-e-petrolio

Ma la “fonti parziale” (sic!) denuncia ulteriormente la natura artefatta del bizzarro documento.

Infatti la fonte indicata non riporta in alcuna maniera l’aneddoto, ma anzi lo sconfessa in toto nell’unica frase che riporta anche solo la parola “Mussolini”

Se l’Arabia Saudita promuove la costruzione a Roma di una moschea, occorrerebbe chiederle di consentire alla costruzione di una chiesa cattolica nella sua capitale. E se rifiuta occorrerebbe negarle il permesso. Fu questa del resto una delle ragioni per cui la moschea non venne costruita negli anni del fascismo (quando Benito Mussolini, in un certo periodo, fu favorevole) e negli anni dei governi democristiani.

Notare infatti che nel testo il principio di reciprocità, citato invero in modo davvero semplificato, viene applicato con la formula dubitativa (se…occorrerebbe), quando abbiamo appurato già in passato che costruire una Chiesa (o una sinagoga, o un Tempio Zen…) in Arabia Saudita sarebbe come chiedere a Città del Vaticano il permesso di edificare una Moschea ed una Sinagoga per par condicio o fare una piazzata al commesso del McDonald’s perché si è rifiutato di servirci un Bacon King o un Angry Whooper insistendo che per avere dei prodotti venduti da Burger King avremmo dovuto uscire dal McDonald’s e recarci dalla concorrenza.

Ricordiamo inoltre che non esiste una legge del principio di reciprocità: sostanzialmente il diritto internazionale non è cogente. Se io, cittadino, mi impegno a vendere a te, cittadino, una macchina, e tu mi dai i soldi ed io rifiuto la controprestazione, un tribunale potrà costringermi a renderti il denaro o consegnarti l’automobile. Ma non è che se l’Italia rifiuta qualcosa all’Arabia Saudita l’Arabia Saudita viene a pignorare alla “Signora Turrita” la Sardegna: semplicemente l’intera impalcatura del diritto internazionale si regge su equilibri di forza, trattati e sanzioni: regole di “buon vicinato” più che leggi cogenti.

Ma la frase più interessante è quella evidenziata: quando Benito Mussolini fu favorevole.

Non solo Benito Mussolini non ebbe mai questo incontro assai romanzato con l’ambasciatore Saudita, ma egli era un sostenitore di tutti i paesi islamici.

La foto riportata in molte varianti del testo infatti appare in una complessa cerimonia in cui Mussolini, all’alba della conquista della Libia ed del progressivo riavvicinarsi del fascismo ai paesi islamici (visti come potenziali alleati contro il nemico coloniale rappresentato dall’Inghilterra) ottenne il titolo di Protettore dell’Islam e, in una sfarzosa cerimonia che lasciò scontenti un po’ tutti dal Vaticano a Leo Longanesi (che sentenziò, lapidario, “Sbagliando si impera”), il conferimento di una spada riccamente ornata, la Spada dell’Islam, a suggello della sua promessa di concedere ai Musulmani dei territori italiani “pace, giustizia, benessere e rispetto delle leggi del Profeta”, concedendo quindi loro la reciprocità che un meme redatto semplificando un articolo che parla di altro (e cita con inevitabile semplificazione dovuta al dover inserire un inciso in un contesto più ampio) con risultato confusionario.

L’incontro quindi non è mai avvenuto, e mai ci sono state tensioni esplosive tra il Protettore dell’Islam e le popolazioni musulmane, né sotto il suo diretto controllo, né altrove.