BUFALA In Giappone gli unici cittadini che non devono inchinarsi davanti all’Imperatore sono gli insegnanti – bufale.net

Non tutte le bufale, dicevamo, nascono per malizia. Alcune sono semplicemente Urban Legends, leggende metropolitane sopravvissute troppo a lungo, fossili di un’età primordiale e pre-digitale rigurgitati dai ricordi di un utente con accesso ad Internet e muniti di nuova vita.

I recenti fatti di cronaca a base di cattivi studenti e del loro comportamento abusivo verso gli insegnanti hanno resuscitato una delle bufale più antiche di ogni tempo

In Giappone gli unici cittadini che non sono obbligati ad inchinarsi davanti all’imperatore sono gli insegnanti.

I Giapponesi infatti sostengono che “senza insegnanti non ci possono essere imperatori”.

In Italia invece sono spesso gli insegnanti a doversi inchinare, per schivare i pugni e gli schiaffi di studenti e genitori.

Il tentativo (sia pur lodevole) di provare a compiacere la classe docente colpita da alcuni fatti di cronaca ha portato l’estensore dell’appello a riesumare come captatio benevolentiae una vera e propria bufala.

Bufala piombata nel web da tempi immemori: ancora in un blog del 2012 la sua veridicità viene asseverata da un loop ricorsivo

La notizia è sul web e non c’è motivo di dubitarne. Molto probabibilmente è vero: “in Giappone gli unici cittadini che non sono obbligati ad inchinarsi davanti all’imperatore sono gli insegnanti. Il motivo è che i giapponesi sostengono che senza insegnanti non ci possono essere imperatori“.
Saggezza orientale, mi dico, con una punta di comprensibile orgoglio, mentre penso che forse qui da noi, nell’Occidente torpido, presuntuoso e sempre più barbaro, dovremmo tentare di convincere i giapponese a tenersi per una decina d’anni a soggiorno obbligato i ministri e i sottosegretari della nostra Pubblica Istruzione. Probabilmente si tornerebbe finalmente a parlare di scuola col dovuto rispetto.

La notizia è vera perché è sul web: il solo pensiero ci suscita una risata decisamente amara.

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La fonte citata dal blog è un post pubblico in un gruppo di insegnanti con una variante del post recentemente sottopostoci, assistito da vari commenti di insegnanti e professori che, contenti della notizia appresa, esigono un rispetto pari a quello dei loro colleghi orientali, con la seguente grafica

Ma identico testo.

Se i docenti avessero saputo quale reale rispetto viene tributato ai loro colleghi, non avrebbero mai richiesto tale idenitità.

Innanzitutto, se gli insegnanti non devono inchinarsi davanti all’Imperatore è perchè in verità nessuno, in Giappone, deve inchinarsi di fronte all’Imperatore.

Infatti, tecnicamente, in Giappone nessuno è veramente tenuto ad inchinarsi di fronte a qualcuno: l’inchino è un semplice gesto di saluto, liberamente elargito o negato.

Semplicemente è buona educazione salutare amici, colleghi di lavoro e superiori gerarchici, e la buona educazione suggerisce di salutare e rispondere al saluto.

Nessuno obbliga gli insegnanti quindi a salutare, anzi.

In tempi prebellici agli insegnanti, come ad ogni pubblico ufficiale, era espressamente richiesto esibirsi in ogni forma di pubblico rispetto per l’Autorità Costituita, compreso il saluto. Richiesto, si badi, ma non obbligatoriamente per legge: semplicemente nella generica educazione che l’insegnante doveva trasmettere ai propri studenti vie era anche l’onere di dedicare un saluto all’Imperatore.

Proprio nel 2012 un gruppo di insegnanti che, dissidenti verso la politica interna Giapponese, avevano rifiutato di cantare l’Inno Nazionale in classe, si videro costretti con sentenza a ripristinare tale onere, e il sindaco di Osaka, commentando sprezzante la sentenza gli dedicò un glaciale

Probabilmente queste persone credono di poter continuare ad essere pubblici dipendenti a prescindere dal loro comportamento. Mi prenderò cura personalmente di porre fine alla loro condotta.

Riassumendo non esiste alcun obbligo di salutare l’Imperatore per nessuno, e, anzi l’insegnante viene a tutt’oggi considerato un pubblico dipendente tra gli altri, con tutti gli oneri e doveri e nessuno “sconto” in caso di intemperanze anche presunte.