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50 italiani chiedono asilo in chiesa, Caritas sbarra le porte: “Noi aiutiamo solo immigrati”, al freddo da 5 notti

Ciò che cagiona violenti reflussi e attacchi di panico da repressione è, senza dubbio, l’uso indiscriminato di certi siti web – a loro piacerebbe essere chiamati “siti di informazione”, ma sanno anch’essi che non è così – di notizie ormai datate, riportate all’attualità come casi freschi di giornata per scatenare la solita guerra tra poveri e la pioggia di like, punti esclamativi, caps lock e quanto basta. No, forse no. Non è tanto questo a far venire su la rucola o i peperoni della sera prima. Ciò che fa male, in realtà, è che precisare certe notizie significa passare per cinici. Confidiamo nella buona fede del lettore e speriamo che non sia così.

La versione di TG24ore, La Voce del Trentino e Affari Italiani

TG24ore, La voce del Trentino e Affari Italiani creano in questi giorni il remake di una vecchia notizia, già oggetto di disinformazione alla quale avevamo già risposto con un’analisi pubblicata l’8 dicembre 2017. Ecco, fermiamo nella memoria questo primo dato: stiamo parlando di dicembre 2017. I tre siti scrivono che «da cinque giorni una quarantina di italiani, tra adulti e bambini, vivono sul sagrato del Duomo di Catania». A portarli a vivere all’addiaccio è una protesta «contro il sindaco PD Enzo Bianco che quattro anni e mezzo fa aveva promesso case, lavoro e sistemazione alle famiglie disagiate».

Sempre secondo i tre siti segnalati, il 29 novembre – spiega Giusi Tirelli, una degli occupanti – un gruppo di essi aveva passato la notte dentro la Cattedrale ma la mattina dopo il parroco, monsignor Scionti, li aveva fatti uscire. All’interno della chiesa era rimasta Aurora de Luca per continuare la protesta, ma il sacerdote aveva disposto che nessuno offrisse da bere o mangiare alle famiglie lasciate fuori. Un loro rappresentante si era rivolto alla Caritas, che però aveva risposto di non poterli aiutare perché i fondi a disposizione erano destinati solo agli immigrati.

27 novembre 2017, l’inizio delle proteste

Il 27 novembre 2017 circa 50 persone provenienti dalla periferia si riunirono presso la Cattedrale di Catania per protestare contro il sindaco Enzo Bianco, colpevole di non aver mantenuto promesse fatte circa quattro anni prima sugli interventi in tema di lavoro, abitazioni e servizi a favore dei cittadini e delle famiglie disagiate. Il 28 novembre monsignor Barbaro Scionti fu costretto a trasferire le funzioni presso la Basilica Collegiata e a chiudere le porte della Cattedrale. Al suo interno rimase Aurora de Luca, unica rappresentanza degli occupanti rimasti all’esterno.

Il 6 dicembre, grazie a un incontro tra monsignor Scionti, l’arcivescovo Salvatore Gristina e il viceparroco don Giuseppe Maieli, le porte della cattedrale furono riaperte. A spiegarlo fu proprio l’arcivescovo Gristina alla luce di un mancato tavolo d’intesa tra la diocesi, l’amministrazione comunale e la Prefettura.

La posizione della Caritas Diocesana

Ciò che accadde in quei giorni fu una diffusione attraverso gli organi di stampa di alcune dichiarazioni di una rappresentanza degli occupanti, che dicevano di aver chiesto alla Caritas un aiuto per le persone senza dimora ospitate dalla chiesa. La Caritas, secondo le dichiarazioni, aveva risposto di non poter aiutare gli occupanti, in quanto i fondi a disposizione erano destinati agli immigrati. Su questa affermazione giocano ancora gli autori di TG24online, La Voce del TrentinoAffari Italiani, anche se sono perfettamente a conoscenza di quanto fosse falsa e infondata tale notizia.

Tale affermazione, infatti, apparteneva a uno dei manifestanti indignato per le condizioni in cui continuava la protesta e ci vollero pochi click per portarla in rete e creare, così, una disinformazione di taglio delicato, visto che si parlava di famiglie senza una casa, senza un lavoro e in condizioni di freddo e indigenza da diversi giorni. Per difendersi dagli attacchi e dalla realtà distorta la Caritas Diocesana dovette diffondere un comunicato sia sul sito ufficiale che sui quotidiani locali:

Non trovano riscontro le affermazioni rilasciate dagli occupanti della Cattedrale che, in alcune interviste, hanno riportato che la Caritas avrebbe risposto alle loro richieste specificando di poter aiutare “solo gli immigrati”

Nella nota diffusa su diversi canali, la Caritas precisa che l’1 dicembre 2017 due uomini si erano recati presso l’Help Center per chiedere dei pasti caldi per gli occupanti della Cattedrale. I volontari che ricevettero quella delegazione diedero immediata disponibilità di accesso al servizio mensa in quanto non era possibile consegnare del cibo da portare fuori dalla struttura. La Caritas, a tal proposito, precisava che i pasti caldi sono a disposizione per chiunque si presenti presso l’Help Center, ma che la somministrazione di cibo all’esterno è riservata alle ore serali attraverso l’unità di strada che, oltre agli alimenti, offre vestiti e assistenza.

A quel punto i due rappresentanti rifiutarono il servizio e andarono via, e poche ore dopo venne diffusa la falsa notizia sui mezzi di stampa. 

Ancora, Catania Today riportava che i servizi erogati dalla Caritas non hanno mai fatto distinzione tra italiani e stranieri. In ogni caso, attraverso l’Unità di Strada la Caritas portò tutte le sere alle 19:30 circa 20 pasti caldi (primo, secondo e contorno) alle persone ospitate dalla Cattedrale.

Perché parliamo di disinformazione?

Quando usiamo il tag “disinformazione” intendiamo spiegare che il fondo di verità è minimo, perché tutto il resto è stato riadattato per rivolgersi agli utenti che leggono con la pancia. Si tratta, e l’abbiamo tutti capito, di una notizia del 2017 intenzionalmente distorta da TG24onlineLa Voce del TrentinoAffari Italiani, come ricorda anche IlDolomiti.it.

Infine, il sindaco Enzo Bianco non è più in carica. Il primo cittadino di Catania è Salvo Pogliese.

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About Luca Mastinu

Nasce a Torino nel 1983, Scrittore, misantropo, ipocondriaco, acluofobo e pignolo. Admin della pagina Facebook "Diario di un ipocondriaco" e caporedattore per Bufale.net. Autore di due romanzi, vive nella propria stanza per tenersi lontano dai batteri. Ama la musica e suona il basso. Odia e soffre in Sardegna, muore e risorge a Roma.