BUFALA Un dipendente di McDonald's si licenzia e offende il proprio capo – Bufale.net

di Juanne Pili |

BUFALA Un dipendente di McDonald's si licenzia e offende il proprio capo – Bufale.net Bufale.net

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Il successo di una storia dipende dai pregiudizi e dall’emotività dei lettori. Applicare questo alla pubblicità si traduce in marketing virale. Sui modi etici per poterne lanciare uno si potrebbe discutere per mesi senza arrivare a conclusioni.

Vi proponiamo un esempio lampante, che potreste aver già notato come inserzione pubblicitaria nelle vostre Home di Facebook. Si tratta di una pseudo notizia pubblicata sul sito WebNewz24. Titolo che suggerisce un indirizzo giornalistico, da agenzia di stampa. Del resto compare nei nostri account, questo potrebbe spingere a dargli un minimo di credito. Del resto parla di qualcosa che sembra verosimile:

«Un dipendente di McDonald´s si licenzia ed offende il proprio capo dopo aver vinto 1.206.630€ durante la pausa pranzo!».

Segue narrazione. Non ci vuole molto acume per capire che si tratta di uno spot pubblicitario travestito da news del Casinò online StarVegas. Lo spazio commenti è un finto Facebook social plugin, i commentatori sono ancora più finti ed i link ai loro profili mandano sempre al sito della StarVegas. Teniamo bene a mente i commentatori, perché possiamo ritrovarli in altri siti dall’ingannevole facciata di agenzia di stampa autorevole, come nel caso di CNN Stories, che nulla ha da spartire con la CNN. In questo caso lo scopo è quello di pubblicizzare una App per Smartphone. I commentatori per la maggior parte sono gli stessi del sito precedente, stesse foto, ma cambiano i nomi. Su Fox Stories (che richiama l’omonimo portale online Fox News) scopriamo che la Apple si è messa a vendere iPhone a un Dollaro. Nel thread commenti vediamo le medesime facce. I link portano ad un sito francese, Rocky Froggy, che offre l’opportunità di vincere, giocando, un nuovo iPhone 6. L’elenco potrebbe continuare ed essere lungo.

Tutti questi siti sono accomunati dai medesimi commentatori – decisamente fake – dal medesimo plugin Facebook tarocco e dal medesimo travestimento che imita note agenzie di stampa autorevoli online. Tutti calderoni di potenziali bufale, pronte a diffondersi in Rete attraverso la consumata arte del copia-incolla e del “nel dubbio condivido”.

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