Guai per i deputati furbetti con bonus 600 euro: garante privacy invita l’INPS a fare i nomi

di Redazione Bufale |

Deputati furbetti
Guai per i deputati furbetti con bonus 600 euro: garante privacy invita l’INPS a fare i nomi Bufale.net

Guai in vista per i deputati furbetti, così come sono stati ribattezzati dalla stampa, in merito alla richiesta del bonus 600 euro all’INPS per i mesi di marzo e aprile. Nei giorni scorsi, infatti, si era fatta strada l’idea che i nomi per questioni di privacy non sarebbero mai venuti alla luce, a maggior ragione dopo che l’appello nella chat interna alla Lega non aveva dato i frutti sperati come vi abbiamo riportato di recente. Tuttavia, proprio oggi 11 agosto c’è stata una svolta inaspettata che rende ancor più delicata la loro posizione.

Come ribadiamo da giorni, la richiesta dei deputati furbetti non è stata illegale. I titolari di Partita IVA, indipendentemente dal loro reddito, avevano diritto a farne richiesta. Chiaramente, dalla classe politica, che in questo caso percepisce stipendi che si aggirano attorno ai 12.000 euro netti al mese, ci si sarebbe aspettati un approccio diverso alla vicenda. Soprattutto considerando il difficile momento che tanti italiani stavano vivendo e che continuano a vivere in questa particolare fase storica.

Il garante della privacy inguaia i deputati furbetti con bonus 600 euro

Martedì pomeriggio, tuttavia, è arrivata una presa di posizione da parte del garante della privacy che, almeno sulla carta, mette seriamente in discussione il futuro dei deputati furbetti che hanno chiesto il bonus 600 euro all’INPS. Una sorta di “OK” nel rendere pubblici i loro nomi che non lascia spazio a molte interpretazioni, come riportato da Giornalettismo:

“In relazione alla vicenda del bonus Covid, il Garante per la protezione dei dati personali precisa che, sulla base della normativa vigente, la privacy non è d’ostacolo alla pubblicità dei dati relativi ai beneficiari del contributo laddove, come in questo caso, da ciò non possa evincersi, in particolare, una condizione di disagio economico-sociale dell’interessato (art. 26, comma 4, d.lgs.33 del 2013)”.

Insomma, si complica e non di poco la posizione dei deputati furbetti che hanno chiesto il bonus 600 euro all’INPS durante l’emergenza Covid-19. Probabile che i rispettivi partiti possano richiedere la loro sospensione, nella migliore delle ipotesi, mettendo seriamente in discussione il loro futuro politico. Vi ricordiamo che, secondo Repubblica, tre richieste su cinque siano andate a buon fine e che tra queste due riguardino esponenti della Lega.

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