Gli errori della conferenza stampa di Draghi di fine anno (di nuovo)

di Bufale.net Team |

Gli errori della conferenza stampa di Draghi di fine anno (di nuovo) Bufale.net

La conferenza stampa di Draghi è un appuntamento importante. Sul fronte pandemico, sul fronte politico (con le elezioni del Presidente della Repubblica ormai in ballo), e dal punto di vista del fact checking.

Non è la prima volta che facciamo notare come delegare la comunicazione sociale oltre che politica alle conferenze stampa è un fattore di rischio.

Spesso, al netto di ogni buona intenzione e astenendoci da ogni giudizio sull’opera politica, condensare il punto in un paio di frasi, magari una risposta giornalistica, significa porgere il fianco, se non direttamente la guardia scoperta ai detrattori.

Era il 27 Luglio, e facevamo notare prima o poi l’affermazione per cui “il Green Pass è una misura con cui gli italiani possono continuare ad esercitare le proprie attività, a divertirsi e andare al ristorante, a partecipare a spettacolo all’aperto o al chiuso con la garanzia, però, di ritrovarsi tra persone che non sono contagiose” avrebbe consentito a chiunque di tornare a presentare il conto.

Sarebbe stato più semplice parlare di riduzione delle ospedalizzazioni e della gravità dei sintomi, come consigliava FNOMCeO.

Ma così non fu, sappiamo cosa sta succedendo ora, e a distanza di cinque mesi una nuova conferenza stampa nuovamente presta il fianco del tutto scoperto ad ogni colpo basso.

Rendendo al fact checking l’opera pià difficile.

Gli errori della conferenza stampa di Draghi di fine anno

Il dato sui decessi: come è stato dato, come poteva essere dato

Come ricorda Pagella Politica, l’affermazione per cui “tre quarti [dei decessi da COVID] sono novax” è una semplificazione, anche inesatta, che consentirà ai nostri amici novax di intestarsi una vittoria che non esiste.

Il dato corretto, che peraltro riguarda i dati da Gennaio in poi, parla del 41 sul totale, e andava correttamente spiegato col Paradosso di Simpson.

Paradosso cui abbiamo dedicato l’articolo di chiusura del 2021 che dichiara che prelevare i dati dagli ospedali è uno straordinario esercizio di futilità.

Corretto sarebbe stato, come hanno fatto i colleghi, parlare del dato normalizzato

Secondo le stime più recenti dell’Iss, una persona non vaccinata, se contagiata, ha un rischio di decesso 10,5 volte superiore rispetto a una persona contagiata che ha completato la vaccinazione da meno di 150 giorni e 14,2 volte superiore rispetto a chi ha ricevuto la terza dose.

Ovviamente, se peschiamo dagli ospedali, come avemmo modo di dichiarare, scopriremo che con una percentuale di vaccinati ormai superiore all’80% tra i soggetti vaccinabili e assai prossima in generale, è ovvio che i novax siano una minoranza destinata a svanire.

Un modo corretto di dare la notizia avrebbe potuto partire dai dati del rapporto FIASO: per esso continuano ad aumentare i pazienti non vaccinati nei reparti ordinari, che ammontano al 53% del totale, con un incremento del 16,7% rispetto alla settimana precedente.

Diminuiscono però invece i pazienti vaccinati ricoverati nei reparti ordinari: -2%

Contando che sì, siamo sotto minaccia Omicron, ma ancora in prevalenza di Delta, partire dal dato delle ospedalizzazioni in ingresso anziché scegliere le morti avrebbe dato un quadro forse meno di impatto, ma più veritiero sull’effetto scudo della profilassi.

O che quantomeno ci avrebbe reso più facile il lavoro non facendoci intervenire.

La campagna vaccinale prima e dopo

«Il 13 febbraio l’Italia era l’ultimo tra i grandi Paesi europei per quanto riguarda la somministrazione di prime dosi», scopriamo dalla Conferenza Stampa.

Ma sia pur indietro nelle seconde dosi, eravamo avanti nelle prime dosi, secondi subito dopo la Spagna.

Vuoi l’uso di Astrazeneca, con la seconda dose più dilatata nel tempo, vuoi per la scelta di allargare il più possibile la platea delle prime dosi ai soggetti completamente privi della minima profilassi, nei primi tempi avevamo molte più prime dosi che seconde nel piatto.

Ancora sul green pass

«La comunicazione sul green pass ha fatto stato di quelle che erano le conoscenze a quel momento [luglio, ndr>. Sulla base di questo, quella affermazione è giusta»

Anche qui i colleghi di Pagella Politica fecero quello che abbiamo ricordato noi nel precedente capitolo.

Ricordare cioè che dire durante una conferenza stampa che il Green Pass garantisce la garanzia di trovarsi tra persone non contagiose significa dare in futuro un fucile armato e puntato verso i propri argomenti ai novax.

Dire che il vaccino riduce le possibilità di contagio, che nei casi di contagio riduce i rischi di malattia grave e che rallentando la diffusione rallenta la creazione di varianti (sorte infatti dove la campagna vaccinale non era prossima ai nostri dati) sarebbe stato più corretto.

L’obiettivo non è la cancellazione della pandemia, ma l’endemia: ovvero il momento in cui COVID19 diverrà una di quelle malattie con le quali, come con l’influenza, potremo convivere.

Quello in cui avremo vaccini aggiornati annualmente per ceppo e diffusi, e non la sola “prima generazione” concentrata in pochi stati, uniti a farmaci affidabili e le avvertenze del periodo invernale.

Il Green Pass aiuta ad arrivare a quel momento limitando i danni: descriverlo come qualcosa che a Luglio si riteneva il mezzo per superare la pandemia significa aprire il fianco ai novax e ai nopass di oggi. E potevamo prevederlo.

Il Ritardo sulla Legge di Bilancio

È vero: non c’è mai stata una legge di bilancio arrivata in orario.

Ma come ricordano i colleghi di Pagella Economica, nel 2017 il disegno di legge di Bilancio fu approvato dalla prima camera il 30 novembre. Nel 2018 il primo sì è arrivato l’8 dicembre e nel 2019 il 16 dicembre.

La Legge di Bilancio 2020 è arrivata durante una pandemia e un governo a dir poco instabile: l’attuale legge di Bilancio è arrivata, o meglio dovrebbe arrivare, in un Governo di Unità Nazionale con l’Europa che preme alle spalle ricordandoci che non abbiamo tempo da perdere, eppure al 22 dicembre il disegno di legge di Bilancio non è ancora stato approvato dal Senato e dovrà ricevere il via libera della Camera entro il prossimo 31 dicembre. 

Senza eccedere nelle critiche alla conferenza stampa di Draghi, ancora una volta, come a Luglio, ci troviamo nell’imbarazzante situazione di essere quelli che fanno notare che le incertezze descritte torneranno a mordere il dibattito politico, economico, sanitario e nazionale assai presto.

Noi ed altri fact checker cercheremo di raccogliere dati e ci prenderemo insulti e aggressioni di ogni fazione.

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