Due milioni di gatti da uccidere entro il 2020, il governo australiano: «Sono un pericolo, useremo il veleno»

di Luca Mastinu |

Un articolo pubblicato su Leggo ci parla di un’iniziativa del governo australiano circa la salvaguardia dell’ecosistema, con la soluzione di uno sterminio di gatti randagi da portare a termine entro il 2020.

tabby cat on ledge

Il piano è partito nel 2015

Il 16 luglio 2015, leggiamo sul sito istituzionale del governo australiano, partiva da Melbourne la “Threatened Species Strategy” annunciata dal commissario Gregory Andrews. Si trattava, in sostanza, di un piano quinquiennale (ecco perché il termine sarebbe fissato per il 2020) che mirava al recupero delle specie minacciate da volpi e gatti randagi, e già dal 2016 – dunque dal primo anno di messa in pratica dell’iniziativa – il governo parlava di successo. Si individuavano 10 specie di mammiferi e 10 specie di uccelli minacciati e per i quali si rivelava necessaria un’azione d’emergenza.

Secondo un rapporto pubblicato nel 2015 la minaccia dei gatti randagi aveva un range doppio rispetto a quello delle volpi, e i gatti avevano contribuito all’estinzione di almeno 28 mammiferi tra il 2012 e il 2014 e continuavano ad essere un pericolo per alcuni rettili, anfibi e per gli uccelli. A quel punto il governo parlava di necessità di adottare nuove strategie.

Le strategie adottate dal 2015

Con uno stanziamento di 1,7 milioni, alla già esistente esca Probait impiegata per le volpi venne integrata la EradiCat, ed entrambe erano in grado di coprire circa 850.000 ettari di territorio. Per monitorare l’efficacia delle esche erano state applicate delle trappole e delle videocamere, il tutto senza creare un impatto sulle specie da proteggere. Una volta “bonificata” la zona interessata, le specie protette venivano trasferite nelle zone in cui il rischio era stato eliminato.

Il progetto è ancora in corso ma alcune ricerche stanno dimostrando che potrebbe trattarsi di una strategia fallimentare, specialmente in termini di numeri riportati dal governo australiano. I rapporti parlano di 377 milioni di rettili e 649 milioni di volatili uccisi ogni anno dai gatti selvatici, ma il New York Times fa notare che negli Stati Uniti si può parlare di cifre più alte, come riportano le riviste scientifiche.

Le salsicce avvelenate per accelerare il piano d’azione

Quest’anno verranno impiegate delle salsicce avvelenate. L’Independent ha intervistato il dottor Dave Algar, che ha contribuito a creare la ricetta per i pasti velenosi da somministrare ai gatti selvatici. Algar afferma che ha studiato il sapore sui suoi gatti di casa, prima di aggiungervi il veleno. «Devono avere un buon sapore – ha detto – trattandosi dell’ultimo pasto dei gatti randagi».

La CNN ha interpellato Tim Doherty dell’Università di Deakin, che ha affermato che i dati diffusi dal governo non sono esatti e soprattutto chi di dovere non si sta preoccupando di monitorare con precisione le evoluzioni del progetto. Il governo australiano parla di sterminare 2 milioni di gatti randagi entro il 2020 (lo troviamo tra gli obiettivi di questo documento) e che per porre in essere questa strategia si stanno impiegando tutte le migliori tecnologie.

Le salsicce avvelenate, come riporta Live Science, sono composte da carne di canguro con l’aggiunta di spezie e grasso di pollo. L’ingrediente letale è il fluoroacetato di sodio rintracciabile in natura nelle piante australiane di Gastrolobium Genus. Il fluoroacetato di sodio è inodore e insapore, e la sua ingestione porta dapprima alla perdita di coscienza e in seguito alla morte. Il cibo letale, come riporta anche Snopes che conferma la notizia, viene lasciato cadere all’interno delle piantagioni nei territori interessati.

gastrolobium grandiflorum
Gastrolobium / Inverse.com

Le proteste contro la strategia adottata dal governo australiano sono sempre più accese e diffuse, e ovunque nel mondo sono comparse delle petizioni per fermare la campagna di sterminio.

La notizia è dunque vera. Il governo australiano, dal 2015, sta portando avanti un progetto di tutela di alcune specie che, secondo alcune ricerche, sarebbero a rischio estinzione per via di un’eccessiva presenza di gatti randagi. Per ovviare all’estinzione di alcune famiglie di mammiferi, rettili, anfibi e volatili, il governo ha scelto di impiegare esche e videocamere di sorveglianza, e solo ultimamente la scelta è ricaduta su bocconi velenosi che conducono i gatti randagi a una morte che sovviene dopo uno stato di incoscienza. Entro il 2020, come riportano i documenti istituzionali, dovranno essere sterminati 2 milioni di gatti randagi.

EDIT, ore 20:00 del 30 aprile 2019

Ci rincresce dover assistere a violenti scontri tra fazioni nei commenti al nostro post su Facebook, per cui aggiungiamo questo edit per riportarvi una fonte in più che aiuti tutti – noi e voi – a comprendere di cosa stiamo parlando. Deve essere chiaro, amici nostri, che non siamo qui per dirvi di accettare o rifiutare la cosa. Siamo qui per riportarvi le fonti, scritte e redatte da persone più competenti di noi e voi. Scannarvi tra voi significa farsi una guerra, trascendere inutilmente, perché schiaffeggiare chi si oppone al vostro pensiero non salverà la vita dei gatti di cui parla l’articolo. Purtroppo. Chi vi scrive è molto vicino al mondo animale (sì, faccio parte di certe “brutte persone” e ne faccio parte in silenzio) – la morte della mia cagnetta, anni fa, ha lasciato un vuoto che non ho più colmato con altri animali, è stato più forte di me e per me c’è solo “lei” – e non nasconde che tale notizia abbia provocato un forte disagio allo stomaco e al miocardio.

Terminata questa tediosa premessa (scusatemi) vi rimando a questa lettura. Si tratta di un documento in cui sono presenti le linee-guida per le importazioni, dettate dalla volontà di proteggere la biosicurezza. Sì, stiamo parlando di esseri viventi, lo sappiamo, ma stiamo parlando anche di specie alloctone, e questo termine ci ricorda il grande errore che Licia Colò fece qualche tempo fa quando liberò in mare dei granchi acquistati al supermercato, per protesta. Ai più attenti tornò in mente l’episodio in cui un allevamento di gamberi rossi della Louisiana venne introdotto in un allevamento di Massarosa (Lucca), creando un ingente danno all’ecosistema.

Ciò che vogliamo dirvi, in realtà, è quanto abbiamo espresso anche nelle parole dei nostri moderatori:

Quelle che per noi sono specie indigene, per loro sono specie alloctone.

Quello che per noi è un ecosistema normale, per loro non lo è e viceversa.

A nessuno piace l’idea di uno sterminio di massa, ma bisogna anche contestualizzare il territorio di cui stiamo parlando. Meglio di noi, Il Post riassume la questione dei gatti che in Australia arrivarono con gli europei come specie esotica:

L’arrivo degli europei in Australia, con i loro galeoni carichi di animali che erano di fatto esotici per il continente, avrebbe condizionato pesantemente le sorti di molte specie australiane. Dall’arrivo della Prima Flotta si stima che si siano estinte 34 specie di mammiferi endemiche dell’Australia: animali che esistevano solo su quel continente e da nessuna altra parte nel mondo. Oggi, ci sono un centinaio di mammiferi australiani che rischiano di fare la stessa fine, e l’Australia ha il primato del tasso di estinzione più rapido di tutto il pianeta.

Ripetiamo: non ci piace l’idea e ci fa stare male. Se così è deciso non significa che sia giusto per i gatti. Se così è deciso, sicuramente esiste chi ha valutato la soluzione più conveniente e più adatta alla salvaguardia degli animali del territorio minacciati dall’estinzione. Chi vi scrive, per esempio, non è favorevole, ma non propone alternative non disponendo delle competenze per proporle. No, nemmeno la sterilizzazione, perché la avrebbero già applicata.

Smettete di picchiarvi e di insultarvi. Non cambierete / non cambieremo la scelta del governo australiano facendo a pugni tra noi. L’Australia ha un ecosistema diverso dal nostro, e da questo dobbiamo partire per meglio comprenderci.

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