Disney+ rimuove Calimero per razzismo, i sovranisti abboccano: “Non se ne può più”

di Redazione Bufale |

Calimero
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Sta girando una catena sui social, dove si dice senza troppi giri di parole che Disney+ avrebbe deciso di rimuovere Calimero dal proprio palinsesto per ragioni legate al razzismo. Una scelta forte da parte di questo marchio, che come avvenuto nel recente passato in altri frangenti, alimenta le discussioni sul tema qui da noi. In particolare, ci sarebbero alcune espressioni del famoso cartone animato che avrebbero indotto lo staff che ha messo in piedi il progetto di Disney+ a fare un passo indietro sotto questo punto di vista.

Ad esempio, si parla di Calimero razzista a proposito di questa frase: “Once you go black you’ll never come back“. Tradotta, la suddetta espressione ci dice esattamente quanto segue: “Una volta che la provi non puoi più tornare indietro“. Non è una traduzione letterale, ma un modo di dire che ha un significato molto chiaro nel linguaggio “da conversazione”. Ora, a coloro che stanno credendo a questa storia, si potrebbero dire tante cose. In primis, la bufala prende piede attraverso la presunta pubblicazione di Huffpost, che cita appunto la suddetta frase. Effettuando una ricerca in rete, però, non emerge nulla del genere. Insomma, pare che si tratti di un meme ingannevole.

Perché la storia di Disney+ che rimuove Calimero per razzismo è una bufala

Oltre a questo punto primario dal quale partire, la storia di Disney+ che rimuove Calimero per razzismo è a tutti gli effetti una fake news in quanto questo cartone animato non ha mai fatto parte del suddetto catalogo. Insomma, anche il nesso tra il famoso pulcino nero e la piattaforma on demand è del tutto inventata. Infine, anche la frase che vi abbiamo riportato in precedenza non sembra in alcun modo associabile alla storia del cartoon.

Eppure, imbattendosi nella bufala di Disney+ che rimuove Calimero per razzismo, in tanti si stanno lasciando andare a commenti incentrati sulle contromisure eccessive per queste problematiche sociali. In realtà, si dovrebbe partire da un’altra criticità, che troppo spesso ci porta a credere a qualsiasi bufala.

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