DISINFORMAZIONE Un vulcano largo più di 50 mila chilometri – Bufale.net

di David Tyto Puente |

DISINFORMAZIONE Un vulcano largo più di 50 mila chilometri – Bufale.net Bufale.net

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Capita spesso che le testate quotidiane italiane riprendano le “notizie” dall’estero, molte volte anche in malo modo generando perle uniche. Ricordiamo l’esempio di Repubblica con l’articolo “Per smaltire chili di troppo basta respirare” che avevamo trattato il 24 dicembre 2014, il quale riprendeva la ricerca dell’Università del New South Wales ma… riportandola in malo modo.
Questa volta è capitato a La Stampa con un articolo dal titolo “Un vulcano largo più di 50 mila chilometri“, preso in malo modo dal NY Times e successivamente aggiornato e corretto con un “Nelle profondità degli oceani per studiare la temperatura terrestre“. Ecco lo screenshot della prima versione dell’articolo (consultabile su Archive.is):
lastampa-vulcano-largo-50-mila-km
Ecco l’attuale:
lastampa-aggiornato
Sul caso se ne era occupato Paolo Attivissimo, spiegando gli errori di traduzione. Ne riportiamo i primi:

Già la didascalia della figura, “Il sito Tartaruga Pits sulla dorsale medio-atlantica, composto da tumuli sulfurei e «camino» che sputa fumo”, puzza di copiato e tradotto coi piedi. Davvero un sito in mezzo all’Atlantico si chiama Tartaruga Pits? Metà in italiano e metà in inglese? Lasciamo stare l’italiano traballante del resto della didascalia.
E che dire di quel paragone nel primo paragrafo, “cingendo il globo come la cucitura di un pallone da baseball”? Fra tutti gli sport che possono venire in mente a un giornalista italiano per fare un paragone, proprio l’americanissimo baseball? Non c’è per caso uno sport un po’ più nazionale dove si giochi con un pallone dotato di cuciture? Per non parlare del fatterello che il baseball non si gioca con un pallone.

Tra i problemi iniziali c’era anche la mancanza di una fonte. Ecco, infatti, quanto ha scritto Paolo Attivissimo in merito:

Se foste voi a prendere un articolo di un giornale e ripubblicarlo pari pari, senza neanche un accenno alla fonte, verreste additati come ladri, violatori del diritto d’autore, affossatori del legittimo lavoro delle redazioni dove la gente si guadagna da vivere con il sudore della fronte e le dita sulla tastiera.
Se poi prendeste questo articolo rubato e gli schiaffaste su un bel logo Creative Commons per dire “prendete e mangiatene tutti, siamo generosi, moderni e cool”, i tesserati dell’Ordine dei Giornalisti vi apostroferebbero probabilmente come anarchici che commettono un esproprio proletario prendendo il lavoro altrui, svilendone il valore e distribuendolo abusivamente alle masse, come quegli sfigati di Wikipedia che col Creative Commons hanno ammazzato i venditori di enciclopedie. Seguirebbero lettere di avvocati e richieste di risarcimento spezzagambe. Perché il copyright è una cosa seria e il giornalismo è un mestiere sacro.
Ma se lo fa La Stampa, allora va bene?

La Stampa, nel suo aggiornamento, ha poi inserito la fonte citandola nuovamente in fondo all’articolo:

lastampa-fonte-nytimes
**** Nota: ringraziamo per la segnalazione della mancanza della fonte da cui è stata ripresa questa notizia: l’edizione online del New York Times

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