DISINFORMAZIONE Poletti insiste: d'estate i giovani devono lavorare gratis volontariato – Bufale.net

di David Tyto Puente |

DISINFORMAZIONE Poletti insiste: d'estate i giovani devono lavorare gratis volontariato – Bufale.net Bufale.net

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Ci chiedono di verificare un articolo pubblicato dal noto sito Imolaoggi, articolo condiviso da Fiorella Mannoia nella sua pagina Facebook per criticare le parole del Ministro Poletti, pubblicato domenica 12 aprile 2015 dal titolo “Poletti insiste: d’estate i giovani devono lavorare gratis ‘volontariato’“.
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Ecco cosa riporta Imolaoggi:

“Sono favorevole a che nei progetti di alternanza fra scuola e lavoro gli stage lavorativi possano essere fatti anche d’estate, se è una scelta volontaria”.
Così il ministro del Lavoro Giuliano Poletti è tornato ai microfoni dell’Intervista di Maria Latella sulla polemica di mandare a lavorare gli studenti durante le vacanze estive. “Bisogna incominciare a far capire ai giovani cosa sia il lavoro e cosa sia un’impresa” ha aggiunto.

Su Giornalettismo troviamo una precisazione alla frase riportata da Imolaoggi:

GLI STUDENTI A LAVORARE – Nessuna novità di rilievo rispetto alla sua proposta in precedenza: «È ovvio che questa debba essere una scelta libera dei ragazzi, perché obbligarli è antidemocratico e anacronistico. Si potrebbero magari stimolarli con un sistema di punteggio simile a quello dei crediti universitari», solo che questa volta il ministro non ha fatto parola di retribuzioni in crediti scolastici.

Come sempre suggeriamo agli utenti di ricercare la fonte principale delle notizie, in questo caso si parla di un’intervista di Maria Latella sui canali Sky. Vi riportiamo di seguito il video dell’intervista:

È un’intervista di una ventina di minuti, dove si trattano vari temi, tra cui quello del “lavoro estivo” (dal minuto 8:15 al minuto 10:30) trattato da Imolaoggi e da altri siti.
Poletti, nell’intervista, pone il fatto della non obbligatorietà e la libertà degli stessi studenti di svolgere o meno questo tipo di attività extra scolastiche. È chiaro che, rispetto alle precedenti dichiarazioni, e vista la scarsità di approfondimento in un’intervista di appena 20 minuti dove sono stati trattati molti temi (e sul tema in questione per buona parte si è parlato dei figli del Ministro stesso), non si è parlato di eventuali retribuzioni o di crediti scolastici.
Poletti ha citato la parola “stage“. In tal senso abbiamo cercato riferimenti normativi validi in merito, al momento possiamo proporvi quanto spiega il sito Dirittierisposte.it alla voce “Tirocini e stage“:

Il c.d. “stage”, più propriamente definito dalla legge come “tirocinio formativo”, consiste in un periodo di inserimento all’interno di un contesto lavorativo con la finalità di consentire al tirocinante di acquisire un’esperienza pratica in un determinato settore produttivo. Consente di alternare momenti di studio e momenti di lavoro, agevolando le scelte professionali. E’ riservato a coloro che hanno già terminato la scuola dell’obbligo.
[…]

Indennità e aspetti contributivi ed assicurativi

In linea di massima, fino all’entrata in vigore della Riforma Fornero, il tirocinante non aveva diritto ad alcuna forma di retribuzione per la propria attività, anche se era diffusa la prassi di riconoscere a vario titolo delle indennità o dei rimborsi spese. A questa conclusione si giungeva partendo dal presupposto che lo stage non costituiva una forma di rapporto di lavoro e pertanto la contropartita che lo stagista otteneva era costituita dalla formazione pratica di cui beneficiava.
Con la Riforma Fornero, invece, la legge ha previsto che nell’accordo quadro Stato-Regioni sia prevista l’indicazione delle indennità da versare allo stagista e le sanzioni per le ipotesi in cui l’impresa ospitante non provveda.
Per quanto riguarda, invece, gli aspetti assicurativi, i soggetti promotori erano e restano tenuti ad assicurare i tirocinanti presso l’INAIL (per quanto attiene agli infortuni sul lavoro) e a stipulare una polizza per la responsabilità civile verso i terzi per i danni causati dal tirocinante nel corso delle attività svolte in azienda ed al di fuori di questa purché si tratti di attività comprese nel progetto formativo.
Riferimenti Normativi: Legge 28/06/2012, n. 92 – Art. 1 Legge 24/06/1997, n. 196 – Art. 18 D.M. 25/03/1998, n. 142 – Artt. 1-9 D.M. 22/03/2006

Dal sito Tuttostage.it leggiamo, alla voce “Indennità di partecipazione“:

Sulla base di quanto previsto all’art. 1, commi 34-36 della legge 92/2012 i tirocini attivati ai sensi della presente deliberazione sia presso soggetti ospitanti privati che pubblici, devono prevedere il pagamento di una indennità di partecipazione non inferiore a 400,00 euro lordi mensili, riducibili a 300,00 euro lordi mensili, qualora si preveda la corresponsione di buoni pasto o l’erogazione del servizio mensa. Nei tirocini in cui si preveda un impegno orario mensile fino a 80 ore, la misura dell’indennità di corrispondere al tirocinante è ridotta del 50 %.
L’obbligo di corrispondere l’indennità di partecipazione è in capo al soggetto ospitante; l’indennità può essere sostenuta dalla Regione e dalla Provincia, nell’ambito di specifici programmi o progetti volti a favorire l’inclusione di particolari categorie di soggetti, nonché degli enti bilaterali.
Nel caso di tirocini in favore di soggetti percettori di trattamenti di sostegno al reddito, in quanto fruitori di ammortizzatori sociali, non sussiste l’obbligo a carico del soggetto ospitante di corrispondere l’indennità di partecipazione, ferma restando la facoltà di prevederla; nel tal caso l’ indennità è pienamente compatibile con i trattamenti previdenziali erogati dall’Inps nei limiti fissati dall’ordinamento. La partecipazione al tirocinio e la percezione dell’indennità di partecipazione non comportano la perdita dello stato di disoccupazione eventualmente posseduto dal tirocinante.
Nel caso di tirocini con funzione riabilitativa per soggetti disabili o in condizione di svantaggio, presi in carico da servizi della Pubblica Amministrazione, è possibile prevedere una deroga all’obbligo di corrispondere l’indennità di partecipazione.

CONCLUSIONI

Nell’articolo pubblicato da Imolaoggi, a partire dal titolo, alcuni lettori hanno inteso come obbligatoria l’attività lavorativa estiva (“devono lavorare“, “mandare a lavorare gli studenti“). Si parla di possibilità e di libera scelta, ed è su questo che intendeva il Ministro Poletti parlando di scelta volontaria (e non “volontariato”):

«È ovvio che questa debba essere una scelta libera dei ragazzi, perché obbligarli è antidemocratico e anacronistico. Si potrebbero magari stimolarli con un sistema di punteggio simile a quello dei crediti universitari»

Anche l’Ansa riporta un titolo che potrebbe mal intendere: “Poletti, sì al lavoro estivo dei giovani ma volontario“. Infatti alcuni commenti portano a capire che sia stato inteso come “volontariato”.
Ripetiamo: non si sta proponendo l’obbligo di fare volontariato.
Per quanto riguarda i riferimenti legge, è chiaro che ci sia un’indennità, ma di certo non si può considerare un vero e proprio “stipendio”, piuttosto una sorta di “rimborso spese”. Non è in dubbio, soprattutto in un periodo economico come quello che stiamo vivendo, il fatto che “lavorare gratis” sia una pratica poco apprezzata, se non del tutto disprezzata. Se dobbiamo attenerci alle parole di Poletti è importante capire che non viene proposta l’obbligatorietà e che per legge c’è l’obbligo di indennità, per quanto essa sia bassa.
Finché la proposta manterrà la libertà di scelta, quindi volontaria, saranno i giovani a decidere se svolgere o meno l’attività essendo ben consapevoli se verranno retribuiti o meno.
Si parla comunque di proposte, e finché saranno tali può succedere di tutto in Parlamento: dall’attuazione di una legge che preveda o meno l’obbligatorietà di questi “stage”, così come che questi vengano retribuiti o meno. Fino a quando non ci sarà qualcosa di concreto da analizzare, e fino alla pubblicazione di una legge pubblicata nella Gazzetta Ufficiale, si tratta solo di “parole e pensieri”.

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