Dal filtro uomo-donna di FaceApp, al paradosso privacy con Immuni: sicurezza non al top

di Redazione Bufale |

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Dal filtro uomo-donna di FaceApp, al paradosso privacy con Immuni: sicurezza non al top Bufale.net

In queste ore sta spopolando nuovamente sul web l’app di FaceApp che permette all’utente iscritto di trasformare il volto da uomo a donna e viceversa. Qualcuno ricorderà come già lo scorso anno FaceApp fece parlare molto di sé, ma questa volta era il volto invecchiato ad essere protagonista. In questi ultimi giorni invece è stata aggiornata con la possibilità di mostrarsi con un volto diverso, ossia come sarebbe se fossimo dell’altro sesso.

Ecco che quindi sui vari social sono spuntate foto di uomini con volti femminili e viceversa, con numerosi vip che hanno iniziato a diffondere queste immagini, incuriosendo ancor di più i vari utenti che immediatamente hanno pensato di scaricare l’app. In poco tempo quindi l’utilizzo di FaceApp è aumentato a dismisura, anche perché tutti si sono dimostrati alquanto curiosi nello scoprire come sarebbero con un volto appartenente all’altro sesso. Come sempre però, quando si tratta di applicazioni di questo tipo, ci si chiede che fine fanno i propri dati.

Paradosso privacy con FaceApp rispetto all’app Immuni

Dei rischi connessi alla privacy su FaceApp avevamo già parlato tempo fa. Mentre insomma ci si scandalizza per l’app Immuni, per paura che la nostra privacy venga violata, molti utenti non si rendono conto che numerose app che si utilizzano quotidianamente fanno praticamente la medesima cosa. FaceApp, da questo punto di vista, non sembra essere assolutamente da meno e vediamo più nel dettaglio dove finiscono i vari dati.

Quest’applicazione funziona sfruttando l’intelligenza artificiale ed inevitabilmente raccoglie dei dati che diventano poi il core business dell’azienda. Quest’ultima ha sede a San Pietroburgo, in Russia, ma risponde alla giurisdizione legale dello stato della California. Per quanto concerne i sistemi di archiviazione, il CEO di FaceApp ha dichiarato che l’app utilizza Amazon Web Service ed il cloud di Google.

E’ stato a tal proposito chiarito come la maggior parte delle foto venga cancellata entro le 48 ore per garantire una maggiore ottimizzazione dell’applicazione. Eppure nella pagina della policy viene chiesto agli utenti di accettare una possibile archiviazione delle foto scattate. L’azienda ha poi affermato che non venderà informazioni personali a terze parti, in realtà però nella pagina ‘Terms and Conditions’ si dice esattamente il contrario (trovate tutto qui). Non è quindi a questo punto ben chiaro che fine facciano i dati inseriti all’interno di FaceApp, c’è ancora un bel po’ di incertezza, con relativi paradossi rispetto ai timori per Immuni.

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