Capita, specie osservando edifici antichi, di vedere una sorta di bozzo su un vetro. Non è un errore, non è un danno, non è vandalismo: è un interessante reperto di tempi in cui la lavorazione del vetro non poteva che essere artigiana e il vetro era materiale assai pregiato.
E vetri “difettosi” non apparivano solo nelle case dei poveri, ma anche in edifici nobili coome la Chiesa di Nostra Signora Sede della Saggezza a Dublino.
Ma partiamo con ordine.
Cosa è quel bozzo su un vetro antico? Non è un caso
Partiamo dal vocabolario del vetro di Murano: il Pontello è una canna di ferro massiccio a cui viene incollato il vetro in lavorazione, che essendo un materiale che diventa liquido a 1300°C non può certo essere toccato a mani nude, per essere solitamente retto mentre dall’altro lato si collega la canna da soffio.

Sostanzialmente, non potendo afferrare una massa incandescente a mani nude, la lavorazione artigianale del vetro prevede servirsi del pontello, della canna da soffio e di tutti gli strumenti per dare al vetro le forme che preferiamo.
Ma per fare del vetro da finestra? Una tecnica assai antica prevede una serie di passaggi:
- Pontello e canna da soffio vengono applicati ad una canna incandescente: l’aria gonfia il vetro incandescente in una sfera.
- Si distacca la canna da soffio ma non il Pontello: resta una sfera bucata da un lato
- Si comincia a far girare vorticosamente la sfera bucata, che a causa della forza centrifuga diventa dapprima una semisfera, poi una coppa e poi un enorme disco di vetro
- Il disco si taglia nelle forme desiderate
Si tratta della c.d. “Tecnica dei dischi”: con essa si può creare un singolo vetro tondo, che sarà inevitabilmente “pontellato”, oppure un vetro enorme da tagliare in quadri. I quadri vicini al centro saranno più spessi, i quadri tagliati vicini ai bordi più sottili, ma tutti saranno sorprendentemente trasparenti e con minore impurità di altre lavorazioni. In ogni caso la sezione centrale avrà il marchio del Pontello, quella specie di bitorzolo (da un lato) o indentatura dall’altro.
Il vetro, specie prima dei processi industriali è sempre stato prezioso: il mastro vetraio non buttava via il pezzo “pontellato”, lo cedeva a meno, a chi non fosse abbastanza facoltoso per potersi permettere i pezzi migliori o chi, semplicemente, dovendo installare più di una finestra, si teneva i “pezzi brutti” per le parti dove nessuno avrebbe guardato.

Con una eccezione degna di nota: la Chiesa di Nostra Signora Sede della Saggezza si ritrovò a dover comprare il vetro per finestre e vetrate dopo aver sforato di molto di il budget stanziato.
Per questo comprarono il “pezzo meno nobile”.