Ci cascano anche i giornali nella fake news della tassa sulla pipì: la bufala del giorno

di Redazione Bufale |

Un’autentica bufala quella relativa alla tassa sulla pipì, da applicare agli utenti che decidono di sfruttare esercizi commerciali sotto questo punto di vista. Da ieri, infatti, gira sui social la notizia secondo cui la Regione Lazio avrebbe approvato un provvedimento che, a quanto pare, prevede un costo per coloro che andranno ad espletare le proprie funzioni fisiologiche nei bar e all’interno di altri esercizi commerciali. Come avvenuto con la possibile tassa sul prelievo dei contanti, chiarita nella giornata di sabato con un nostro articolo sul tema, occorre precisare alcuni concetti fondamentali.

Tassa sulla pipì, cosa c’è di vero?

La vicenda della tassa sulla pipì, così come è stata ribattezzata da alcuni organi d’informazione (anche di un certo peso), in realtà ha visto intervenire la Regione Lazio proprio a tutela dei consumatori. Basta leggere l’approfondimento di Yahoo, che a sua volta cita una fonte come Adnkronos, in merito al testo unico del Commercio approvato in via definitiva il 12 settembre. Andando più a fondo in questa vicenda, infatti, la verità assume contorni praticamente opposti rispetto a quanto emerso sui social, con relativa ira dei Consumatori.

A tal proposito, i tecnici della Regione Lazio hanno spiegato per quale motivo la storia della tassa sulla pipì sia a tutti gli effetti una bufala, in primis perché la Regione per legge non può imporre provvedimenti simili ai Comuni. Ecco uno scorcio della nota ufficiale riportata dalla suddetta fonte, citando ambienti vicini all’Assessorato allo Sviluppo:

“Chiariamo subito che la Regione non può imporre nessuna tassa ai Comuni. Abbiamo solo normato un servizio. Del resto per capirlo. Basta leggere con attenzione il testo contenuto nel famoso comma 6 dell’art. 75”.

In sostanza, la Regione vuole soltanto che, “qualora il servizio igienico, per i soggetti diversi dalla clientela dell’esercizio, sia messo a pagamento, il prezzo dello stesso deve essere reso ben noto attraverso l’apposizione di idoneo cartello“. Insomma, se la tassa sulla pipì verrà applicata, sarà solo per scelta di Comuni ed esercizi commerciali. La Regione vuole soltanto che l’utente lo sappia prima di avvalersi dei sanitari.

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