BUFALA Trieste Asili, gioco del rispetto con toccamenti vari e travestimenti – Bufale.net

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Lunedì 9 marzo 2015 Matteo Salvini scrive un post su Facebook in merito ad una presunta iniziativa del Comune di Trieste su un “Gioco del Rispetto” dove i bambini avrebbero esplorato il corpo dei loro compagni e scambiandosi i vestiti tra maschietti e bambine.
Ecco il testo del post:

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Pazzesco.
Il Comune di Trieste porterà in 45 Scuole dell’Infanzia un “Gioco del Rispetto” per spiegare ai bambini un “punto di vista alternativo rispetto a quello tradizionale”, arrivando a far esplorare ai bimbi i corpi dei loro compagni, e facendo loro scambiare i vestiti.
Ma il maschietto è maschietto, la bimba è bimba!
Qualcuno vuole costruire un “mondo al contrario”, io non ci sto.

Non solo Matteo Salvini, altri siti come PiovegovernoladroImolaOggi ne hanno parlato senza verificare. Anche Liberoquotidiano (oggi 10 marzo 2015) riporta la notizia di presunti “toccamenti” tra i bambini all’asilo:
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Nessuna iniziativa da parte della Regione FVG o del Comune di Trieste prevede toccamenti tra i bambini degli asili o pornografia.
Il “Gioco del Rispetto” punta e ben altro, i genitori sono stati debitamente informati tanto che è prevista la loro autorizzazione scritta. Riportiamo il comunicato del Comune di Trieste del 5 marzo 2015 (che poteva essere letto prima dallo Staff di Salvini e dai giornalisti di Liberoquotidiano):

CHE COS’È IL GIOCO DEL RISPETTO
Il Gioco del rispetto è un insieme di proposte di gioco per i bambini e le bambine delle scuole dell’infanzia, studiato per trasmettere loro il concetto dell’uguaglianza tra uomini e donne, così come sancito dalla Costituzione Italiana. Attraverso il gioco, i bambini e le bambine apprenderanno che possono e devono avere gli stessi diritti di scegliere in futuro la professione che li realizzerà, così come da piccoli scelgono i giochi da fare a casa.
L’obiettivo del Gioco del rispetto è di trasmettere il valore delle pari opportunità di realizzazione dei loro sogni personali, sia che siano maschi, sia che siano femmine.
Il Gioco del rispetto lavora per l’abbattimento di tutti quegli stereotipi sociali che imprigionano maschi e femmine in ruoli che nulla hanno a che vedere con la loro natura. Ad esempio, si mette in discussione lo stereotipo per cui i padri debbano essere dediti soltanto al lavoro e possano dedicare solo pochi minuti al giorno ai loro figli, così come le madri non siano in grado di ricoprire posizioni di responsabilità all’interno delle aziende.
L’obiettivo è quindi quello di riequilibrare quella disparità tra uomini e donne che tanti danni sta oggi creando alla nostra società, sia dal punto di vista culturale e sociale, sia dal punto di vista economico, fino a sfociare in episodi di violenza di vario tipo.
Il Gioco del rispetto è un progetto frutto di mesi di lavoro che ha anche valenza scientifica, soprattutto per l’attenzione alla misurazione dei risultati.
CHE COSA NON È IL GIOCO DEL RISPETTO
Il Gioco del rispetto non affronta né i temi della sessualità, né quelli dell’affettività. Tra le proposte di gioco non ce n’è nessuna che riguardi l’educazione sessuale, né si toccano i temi dell’omosessualità, della corretta o non corretta composizione della famiglia.
Ciò che erroneamente e in malafede viene fatto passare come “gioco del dottore”, estrapolando frasi avulse dal contesto, è in realtà l’ennesima proposta di gioco che mira a evidenziare la capacità dei maschi di provare emozioni al pari delle femmine, per abbattere quindi lo stereotipo che vuole gli uomini privi del loro lato emotivo. Far sentire che i cuori dei bambini e delle bambine battono nello stesso modo, vuole accentuare la loro uguaglianza. Qualsiasi tentativo di attribuire malizia a questa proposta di gioco è perciò fuori luogo e offensivo nei confronti del valore educativo e scientifico del progetto.
Il Gioco del rispetto è un progetto completamente estraneo al recente e controverso dibattito sul gender ed è sufficiente documentarsi per averne evidenza.

Del progetto se ne era parlato a Trieste già il 1 dicembre 2014:

Sulla scia delle iniziative promosse in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, prende il via domani alle 16.30 nella nuova sede dell’associazione Laby in via Cicerone 4 “Il gioco del rispetto – bambini e bambine che si rispettano”, un percorso formativo per le insegnanti e gli insegnanti delle scuole dell’infanzia comunali di Trieste, per superare stereotipi e discriminazioni.
Il progetto, che ha visto la luce nel 2013 con una prima edizione sperimentale cofinanziata dalla Regione Friuli Venezia Giulia, ha coinvolto quattro scuole dell’infanzia della regione, una per ogni provincia.
Il Comune di Trieste, valutato il progetto positivo, in quanto propone attraverso il gioco un cambiamento di atteggiamenti personali sul tema del rispetto di genere e delle pari opportunità tra donna e uomo, ha affidato la sua diffusione a livello locale all’associazione culturale LABY (www.laby.trieste.it/progetti-sociali).

Ecco alcune immagini del kit del gioco del rispetto (immagini da Il Piccolo):
immagini-gioco-rispetto

Potete consultare la guida e le schede del progetto cliccando qui.

Si tratta di un progetto nato nel 2013 e si è svolto anche in altri istituti nella Regione Friuli Venezia Giulia. Lo stesso progetto era stato presentato a Roma e Milano. I contenuti della scatola dei giochi sono stati curati da uno staff scientifico che si occupa da anni di progetti di ricerca e formazione sul tema della violenza contro le donne, composto da Daniela Paci, insegnante, e Lucia Beltramini, psicologa e ricercatrice. Al progetto hanno contribuito anche Benedetta Gargiulo e di Konstantina Mavroidakos, le quali hanno curato la parte grafica e creativa dei materiali e hanno scritto e illustrato la storia di “Red e Blue”, presente nella scatola dei giochi (foto sotto presa dalla pagina Facebook del progetto).
scatola-dei-giochi-gioco-del-rispetto
Domani, mercoledì 11 marzo 2015, è prevista una riunione plenaria dei genitori degli istituti coinvolti, dove si discuterà di tutto quanto. Il progetto, tra le altre cose, non è per nulla imposto, è un’attività facoltativa e ne prevede una alternativa.
Per scrivere questo articolo abbiamo contattato telefonicamente Benedetta Gargiulo, la quale ha risposto alle domande in merito al “toccamento” tra i bambini, la questione dei genitali e quella dei travestimenti.
Gli unici momenti in cui i bambini si toccano tra di loro è per sentire il battito del cuore dell’altro e sentirne il respiro, allo scopo di far intendere ai bambini che i corpi funzionano nello stesso modo.
Lo scandalo è stato sollevato da alcuni genitori in seguito alla questione relativa al nominare i nomi dei genitali da parte dei bambini. Come funziona? Spiegando ai bambini che uomini e donne sono uguali, i bambini possono contraddire questo fatto dicendo che i maschietti hanno il “pisellino” e le bambine la “farfallina” (o con altri nomi che i bambini generalmente utilizzano per definirli). Gli insegnanti non dovranno censurare queste domande, ma dovranno rispondere che queste sono differenze fisiche “non condizionano il modo di sentire, provare emozioni, e comportarsi con altri”.
In nessuna maniera i bambini saranno denudati e in nessuna maniera saranno fatti vedere i loro genitali.
E la questione dei travestimenti? Le scuole hanno già in dotazione, e non per questo progetto, dei costumi di lupo, di pompiere, di poliziotto, e via dicendo. Lo scopo è quello di vestire, per esempio, una bambina con il costume da pompiere o da pilota di aereo (comunque di un ruolo tendenzialmente attribuito al genere maschile) e i bambini vestiti da maestra o da casalinga (comunque di un ruolo attribuito al genere femminile).
In tutta sostanza, una bambina può crescere e decidere di svolgere un’attività considerata da “maschio” e un bambino può crescere e decidere di svolgere un’attività considerata da “donna”.
Com’è fatto il gioco? Riportiamo la descrizione direttamente dal sito del progetto:

Il kit didattico è composto da una scatola di giochi. Dentro questa scatola c’è una storia inedita, scritta da Benedetta Gargiulo e illustrata da Konstantina Mavroidakos, che racconta le vicende di Red & Blue, un bambino e una bambina che affrontano le prove avventurose del racconto, esprimendo sempre con grande libertà i loro sentimenti e le loro emozioni.
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C’è poi un classico gioco di memoria, che consiste nel ricordarsi la posizione esatta delle coppie di carte che rappresentano uno stesso mestiere. Ma chi viene rappresentato in questi mestieri? Sempre un uomo e una donna, per qualsiasi categoria. E le categorie sono molte!
Infine ci sono altre dieci schede di gioco, che le insegnanti o gli insegnanti sono liberi di proporre ai bambini per farli divertire e contemporaneamente offrire loro la libertà di essere e di comportarsi non secondo stereotipi costruiti, ma secondo i loro naturali desideri.
Ma l’elemento più importante di tutti, che va sempre messo quando si gioca coi bambini – e anche con i grandi – è il divertimento!

Ulteriori precisazioni vengono fatte dalla pagina Facebook del “Gioco del Rispetto”:

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Il Gioco del rispetto si basa sull’approccio “gender transformative“, che non significa “trasformazione del genere” e quindi del sesso, come grossolanamente (e in malafede) qualcuno sostiene in base a una superficiale traduzione letterale, ma: “trasformare le relazioni di genere inique (per esempio, quando a parità di mansioni le donne guadagnano di meno degli uomini) per promuovere il potere condiviso, il controllo delle risorse, il processo decisionale, e il supporto per l’empowerment delle donne.
Per chi volesse approfondire, google è pieno di riferimenti.

Tra le altre cose sarebbero usciti ulteriori articoli dove si presume che i bambini vengano addirittura filmati durante i giochi. Ecco la precisazione sempre dalla pagina Facebook:

pagina_fb_gioco_del_rispetto_2
Precisazione ai giornalisti (ancora?!?): i bambini non vengono filmati, ma registrati in un’intervista-gioco AUDIO prima dell’inizio del progetto, per misurare il punto di partenza degli stereotipi.

Si parla, quindi, di pari opportunità tra uomini e donne, e non di questioni legate al mondo omosessuale o addirittura legato al mondo della pedofilia come qualche lettore può aver inteso.

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