BUFALA L’Italia esce dall’euro. Si torna alla lira dal 1 gennaio 2017

di Carlotta |

bufala lira C

L’8 Aprile 2016 il sito LaNozione.com ha pubblicato l’articolo “L’Italia esce dall’euro. Si torna alla lira dal 1 gennaio 2018!”, successivamente condiviso sui principali social network.

La bufala dell’uscita dell’Italia dall’Euro era già circolata nel web con riferimento agli anni 2015, 2016 e 2017 e prontamente smentita da Bufale.

Innanzitutto, come anche negli altri casi, non ci sono fonti ufficiali che possano confermare tale decisione. La presunta notizia, infatti, non sarebbe stata riportata su alcuna testata giornalistica, né sul sito del Parlamento o del governo.

L’articolo peraltro è pieno di inesattezze.

La decisione sarebbe stata presa nella notte dal consiglio dei ministri viste le recenti pressioni ricevute dall’Europa, e da molte componenti dell’opposizione, e dello stesso governo.

 La fuoriuscita di uno Stato dall’eurozona è un processo lungo e complesso ed una decisione in tal senso non può essere presa in una notte e dal Consiglio dei Ministri. Il TUE (Trattato sull’Unione Europea), articolo 50, prevede una procedura specifica per l’uscita dall’Unione, ma non dalla sola eurozona. Nonostante l’assenza di procedure scritte renda difficile il percorso di fuoriuscita, esistono delle strade percorribili in tal senso. Nel dibattito politico e giuridico europeo si è fatto riferimento a quattro possibili vie:

  1. Referendum “d’indirizzo” sull’euro indetto con legge costituzionale[1] (necessaria maggioranza parlamentare)
  2. uscita unilaterale mediante modifica dei Trattati (TUE e TFUE) in base all’art. 48 del Trattato sull’Unione Europea (TUE),
  3. recesso dall’eurozona in base all’art.139 e all’art.140 TFUE
  4. recesso dai Trattati Europei secondo il diritto internazionale

È evidente quindi che, implicando una lunga fase di trattative e una solida volontà politica, una decisione di questo tipo sarebbe già stata ampiamente discussa e avrebbe attirato l’attenzione dei media (basti pensare al caso Brexit).

Troviamo un’altra inesattezza nell’articolo, a conferma della scarsa attendibilità della fonte.

Una scelta forte quella di tornare alla lira, come si evince dalle parole del vice-segretario all’economia, ma anche una scelta intelligente, infatti ritornare alla moneta sovrana ci permetterà di ripagare il nostro debito stampando da noi stessi i soldi, così da poter intervenire e immettere denaro direttamente nelle tasche.

Il vice-segretario del ministero all’economia non viene nemmeno citato. Tra l’altro, l’organigramma del Ministero dei Ministri, consultabile sul sito, comprende vice-ministri e sott-segretari, ma non vice-segretari.

L’Italia non sta uscendo dall’eurozona, e se mai si configurerà questa ipotesi se ne parlerà a lungo.

[1] Di per sé, un referendum sulla permanenza dell’Italia nell’eurozona sarebbe contrario alla nostra Costituzione. L’articolo 75 della Costituzione vieta l’indizione di referendum abrogativo di un Trattato Internazionale. Ciononostante, c’è chi ritiene che possa essere indetto un referendum d’indirizzo per mezzo di una legge costituzionale, come già avvenuto con la l. n°2 del 3 Aprile 1989 relativa al conferimento del mandato costituente al Parlamento Europeo.

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