BUFALA Il terremoto in Nepal è stata una punizione divina – Bufale.net

di David Tyto Puente |

BUFALA Il terremoto in Nepal è stata una punizione divina – Bufale.net Bufale.net

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Spesso capita che qualche nostro lettore si domandi come qualcuno possa credere a certe “bufale”, eppure c’è chi ci crede fermamente o ha dei dubbi e vuole verificare. C’è da dire, inoltre, che in certi casi questi dubbi nascono in seguito ad alcuni eventi realmente accaduti che potevano essere ritenuti “bufale”.
Una frase, o una citazione,  che potremmo suggerire in questi casi è la seguente:

Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità
(cit. attribuita a Joseph Goebbels, Ministro della Propaganda del Terzo Reich)

Non dubitate su un fatto: oggi qualcuno potrebbe pubblicare online una bufala, essa verrà condivisa e in molti ci crederanno, anche se ritenuta assurda. Se siete scettici e ponete il dubbio a chi l’ha condivisa potreste ritrovarvi come risposta un “Condivido, non si sa mai“.
Parliamo ora del terremoto in Nepal del 25 aprile 2015. In seguito ai fatti recentemente accaduti, grazie anche alla potenza dei social network e all’indignazione dei cosiddetti “leoni da tastiera“, commenti e considerazioni personali di alcuni utenti online sono diventati tema di accese discussioni. Un utente in particolare, l’animalista Antonietta Meta, ha pubblicato una serie di tweet che hanno scatenato il Web:

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Strage di animali in nepal per ingraziarsi la Dea….. Il terremoto mi sembra una giusta punizione

Non solo indignazione, non solo insulti nei suoi confronti, in alcuni casi alcuni utenti si son ritrovati d’accordo con il contenuto dei suoi tweet parlando di Dio, di “castigo divino” , di “giustizia cosmica” e “karma“.

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@Paesedellanima @metaanto non puoi sconfiggere i milioni di ignoranti che popolano quelle zone solo un castigo divino
@sorryns @metaanto Arrivera’ vedrai ! Dio non paga tutti i sabati ! C’è una Giustizia Cosmica o chiamala Karma se vuoi ! Ci sarà’ !

Non sta a noi esprimere un opinione sul contenuto di questi commenti personali, ma vogliamo trattare l’argomento su un piano più stabile affinché non dilaghi ulteriormente una “nuova” credenza popolare ai limiti del “complotto divino“. Dobbiamo trattare, a questo punto, un post Facebook pubblicato il 27 aprile 2015 dall’account dell’economista Eugenio Benetazzo, il quale tratta lo stesso argomento dei massacri di animali citato da Antonietta ponendolo su un altro piano di discussione:

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NEPAL … una nazione che organizza periodicamente un massacro di 500.000 animali per un festival musicale … bovini, caprini ed ovini oltre a tanti altri tipi di volatili sono decapitati brutalmente e lasciati morire agonizzanti davanti agli occhi dei loro simili …
Il terremoto che hanno appena subito, pensate che sia casuale ?

Parlavamo giusto in precedenza di “nuove” credenze popolari ai limiti del “complotto divino”. Siamo ai limiti dei meme di Adam Kadmon:
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Se “scompare” il classico calzino non è dovuto al fatto che ci sia “il troll dei calzini” o che ci sia una “giustizia cosmica” nei vostri confronti, semplicemente siete un po disordinati.
Se vogliamo parlare seriamente del terremoto in Nepal non dobbiamo parlare di “giustizia cosmica” e associarlo a temi ad esso estranei. Qualche giorno fa abbiamo trattato il tema riguardante l’allarmismo generato sul presunto e imminente terremoto devastante in Italia, con tanto di presunte datazioni e dati non verificabili, riportando un articolo di Marco Mucciarelli, direttore del Centro Ricerche Sismologiche dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale(OGS), dove si spiegava la “frequenza” degli avvenimenti sismici nel nostro Paese in merito ai terremoti catastrofici.
Lo stesso Marco Mucciarelli, in un suo articolo del 25 aprile 2015 dal titolo “La triste lezione di Kathmandu“, parla del terremoto in Nepal con logica e dati scientifici:

Si sapeva anche che questo giorno non sarebbe stato molto lontano. L’analisi dei terremoti storici in Nepal aveva permesso di ricostruire i tempi con cui mediamente si succedono terremoti delle diverse classi di magnitudo. In un recente studio di colleghi Nepalesi un terremoto come quello appena accaduto era stato associato ad un tempo medio di ritorno tra i 40 e gli 80 anni (vedi tabella qui sotto).
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L’ultimo terremoto di questa classe si era verificato nel 1934 (81 anni fa). Aveva causato 8,519 morti di cui 4,296 nella Valle di Kathmandu. Oltre 200.000 edifici erano stati danneggiati e 81.000 erano crollati. A Katmandu i crolli furono oltre 12.000  e  55,000 furono quelli danneggiati.
La vulnerabilità sismica degli edifici era tuttora un fattore noto e preoccupante. Bisogna aggiungere infine che la conformazione geografica del paese favorisce frane e valanghe: sommando tutti questi fattori il migliaio di vittime accertato fino ad ora non potrà che aumentare di molto nelle prossime ore e giorni.

Ricordando l’esempio del calzino “scomparso” e al fattore disordine, causa effettiva della sua “scomparsa”, possiamo parlare anche dell’elevato numero di danni subiti e delle possibilità che c’erano state per ridurre i rischi. Marco Mucciarelli spiega:

La vulnerabilità sismica degli edifici era tuttora un fattore noto e preoccupante. Bisogna aggiungere infine che la conformazione geografica del paese favorisce frane e valanghe: sommando tutti questi fattori il migliaio di vittime accertato fino ad ora non potrà che aumentare di molto nelle prossime ore e giorni. Negli ultimi anni il Nepal stava portando avanti campagne per la sensibilizzazione della popolazione ed altre iniziative per la riduzione del rischio. Due anni fa una delegazione era venuta in Italia per firmare accordi di collaborazione ed illustrare lo stato di avanzamento delle attività. Qui sotto riporto la locandina di quell’evento.
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Purtoppo le attività erano iniziate troppo tardi e si sono scontrate con carenze di finanziamenti. Questa è la morale che ci lascia questo terremoto: ogni anno fatto passare senza intervenire per la riduzione del rischio è un anno perso per evitare danni e vittime. Un evento può essere previsto nei minimi dettagli e conseguenze, ma se la società non decide che la riduzione del rischio è una priorità queste tragedie rimarranno inevitabili.

Queste sono il genere di informazioni da riportare nelle nostre bacheche Facebook o nei nostri account Twitter. Nessuna “giustizia divina”, nessuna “giustizia cosmica”, nessun “karma”, ma soprattutto nessun collegamento tra le strage di animali e il terremoto in Nepal. Di credenze popolari e bufale ce ne sono abbastanza.

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