BUFALA Gli Italiani visti dall'Ispettorato per l’immigrazione del Congresso americano – Bufale.net

di David Tyto Puente |

BUFALA Gli Italiani visti dall'Ispettorato per l’immigrazione del Congresso americano – Bufale.net Bufale.net

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Lo scorso 9 settembre 2014 è stato pubblicato questo post su Facebook, che ha già oltrepassato le 31 mila condivisioni:
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Il testo, ripreso da un presunto rapporto dell’ispettorato per l’immigrazione del Congresso americano nell’ottobre 1912, riporta delle considerazioni sugli immigrati italiani, considerandoli “piccoli, puzzolenti e ladri”. Il testo completo è presente online anche nel sito di Rainews24, pubblicato il 9 maggio 2009.
La fonte di Rainews24 è Andrea Sarubbi, giornalista e politico italiano (deputato del Partito Democratico). Sarubbi riportò il testo nel suo Blog, il 20 aprile 2009, per parlare degli insulti a Mario Balotelli.
La fonte del deputato del PD Sarubbi sarebbe un articolo di giornale pubblicato da “Il Verona” a firma dell’avvocato Guarienti. Lo stesso Sarubbi cita l’avvocato Guarienti affermando che avrebbe preso il testo da un libro letto qualche anno prima e che lo avrebbe cercato.
Come Rainews24, anche Guarienti cita l’ispettorato per l’immigrazione del Congresso americano e l’anno 1912. L’unico libro rintracciato, che riporta il testo citato da Guarienti, ha come titolo “La macchia della razza“, l’autore è Marco Aime ed è edito da Ponte alle grazie. C’è qualcosa che non va, infatti il libro è stato pubblicato il 28 maggio 2009, una data successiva all’articolo pubblicato da Sarubbi nel suo Blog(20 aprile 2009).
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Anche Marco Aime parla dell’ispettorato per l’immigrazione del Congresso americano e sempre dell’anno 1912. C’è da considerare che il testo è scritto in italiano e non viene mai riportato un testo in lingua originale.
David Orban, imprenditore e docente, pubblicò nel suo blog la sua ricerca in merito al testo pubblicato dai vari Rainews24, Sarubbi, Guarienti e Aime. David, usufruendo del servizio “Ask a Librarian” del Congresso americano, ha verificato che non esiste alcun organo ufficiale “Inspectorate for Immigration” e che i dati ufficiali pubblicati in merito all’immigrazione risalgono a date precedenti al 1912 (Reports of the Immigration Commission, 1911). C’è da dire, inoltre, che il congresso americano non ha svolto alcuna sessione di lavoro nell’ottobre del 1912.
Visto che nemmeno la biblioteca del Congresso americano trova riferimenti, c’è da dire che si tratta di un testo bufala.
Il testo pubblicato lo scorso 9 settembre 2014 su Facebook non è completo, mancano delle parti fondamentali utili per capire che si tratta di una bufala. Manca, appunto, la citazione alle baracche fatte di legno ed alluminio.
Testo pubblicato su Facebook:

Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Molti puzzano perché tengono lo stesso vestito per settimane. Si costruiscono baracche nelle periferie.

Testo completo pubblicato da Rainews24:

Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri.

Costruirsi baracche con l’alluminio in quel periodo (ricordiamo, 1912) risulterebbe molto strano, siccome si trattava di un materiale costoso. Basti pensare che nel 1884 la produzione mondiale di alluminio era di 3,6 tonnellate rispetto le 2834 tonnellate d’argento (informazione tratta da The Point of a Monument: A History of the Aluminum Cap of the Washington Monument).
Anche Roberto Saviano, nel 2013, citò questo testo senza verificarne la fonte.
Ciò non toglie il duro trattamento subito dagli italiani in quel periodo e la loro pessima reputazione. Se si vuole parlare di discriminazione e fare paragoni con quanto avviene oggi da parte degli italiani verso gli stranieri bisogna riportare fonti più attendibili. Consiglio la lettura, in questo caso, del libro L’orda di Gian Antonio Stella.

Nota a futura memoria

Anche se il testo fasullo può rispecchiare fatti e considerazioni realmente accaduti non si deve considerare minimamente. È come se portassimo una falsa prova ad un processo, perdereste la vostra credibilità. Stessa cosa vale per gli articoli bufala sugli immigrati pubblicati da sedicenti “siti di informazione razzista”. A volte capita che qualche utente, quando sbufaliamo questo genere di articoli, sbocca dicendo “ma quelle cose succedono veramente”: certo, è possibile e in certi casi è stato provato che fatti del genere siano accaduti, ma non per questo bisogna inventarsene degli altri per sostenere una tesi. Per fare un esempio molto semplice e comprensibile, è un po come se uno di questi utenti da bambino avesse preso di nascosto dei biscotti dalla dispensa, sia stato beccato dalla mamma e i fratelli lo abbiano accusato di averlo fatto altre volte quando non è vero. Rimaniamo ai fatti reali, evitiamo di far diventare veri (per assurdo) i fatti inventati.

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