BUFALA La bufala dei Clown assassini – Bufale.net

di Shadow Ranger |

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Ci segnalano i nostri contatti un articolo Retenews, corredato di fotografie, che contiene il seguente testo:

“Girano dei polacchi mascherati da clown oppure da sacerdoti con furgoni rossi e altri bianchi con targa coperta, si avvicinano ai bambini per rubarli per il commercio di organi. I paesi dove sono stati visti sono: Airola, Moiano, Faicchio, Sant’agata e altri” si fermano anche davanti alle scuole! ATTENZIONE Fai girare l’allarme, ecco le foto”

Concludendosi con l’invito a verificare le fonti, con la domanda

Si tratterà ancora di qualche giovane con la voglia di emulare la bravata o c’è davvero altro sotto?

Ci siamo permessi pertanto di dirimere il dubbio, essendo lo scopo di questo portale il dare risposta ai vostri dubbi interpretativi, applicando così alle due immagini proposte i consigli da noi riportati sulla nostra Guida Utile sui falsi fotografici pubblicati su Facebook. Abbiamo così provveduto, reperite le foto, a ricaricarle sul servizio di “Ricerca immagini inversa”.
Clown FacchioPer quanto attiene la presunta foto del Clown rapitore di Faicchio, pedofilo e rapitore di inermi fanciulle, abbiamo scoperto che questa foto, senza la didascalia, deriva da un sito in lingua Iberica che parla del “Pagliaccio di Chesterfield”, un burlone che avrebbe asseritamente vagato per le città di campagna Inglesi.

Effettivamente beffe a base di pagliacci fanno parte della cronaca Inglese dello scorso anno, e possono ben essere quelle riassunte, deformandole, nel “Pagliaccio di Chesterfield”: la pagina Facebook Spot the Burnley Clown si è infatti rivelata essere l’elaborata beffa di un anonimo cittadino di Burnley che voleva semplicemente divertirsi alle spalle della credulità dei suoi concittadini. Difatti:

On Friday, Spot the Burnley Clown wrote: “All right Burnley, I made this page as a social experiment to see if people would believe it. I never expected 6,000-plus likes.”
It added: “There never was a clown. I just made this page and then all of a sudden Twitter and Facebook exploded with rumours and lies of a clown going round attacking people.
“There never was a clown! And yet schools had assemblies about it, the police issued statements, it was just a Facebook page! Never mind the hundreds of death threats this page received. Truly, Burnley it is you who are the clowns.”
Venerdì, Spot the Burnley Clown ha scritto: “Ok Burnley, io ho creato questa pagine come un esperimento sociale per vedere quanta gente ci sarebbe cascata. Non mi aspettavo certo 6000 likes e più.
Ha aggiunto “Non c’è mai stato un clown! Io ho creato questa pagina e Twitter e Facebook sono esplosi con voci e bugie su un clown che aggredisce la gente.
Non c’è mai stato un clown! E le scuole hanno organizzato assemblee su questo, la polizia ha lanciato dichiarazioni, ed era solo una pagina su Facebook! Per non contare le centinaia di minacce di morte che questa pagina ha ricevuto! Davvero, cittadini di Burnley, voi siete i clown!”

Ed a giudicare dalla copia dell’immagine riportata da Giornalettismo, dove oltre al presunto clown sono riportate simili minacce di morte nei confronti del “Clown di Faicchio”, lo scrivente può affermare che l’esperimento del clown di Burnley continua a mietere vittime anche in Italia. 

Per quanto attiene la seconda foto, asseritamente proveniente da Modena, in realtà le sue origini derivano dalla città di Bakersfield, in California, dove nell’ultimo mese all’ennesima “beffa dei clown” si è aggiunto il malcostume di giovani emulatori che hanno deciso, trovando la beffa divertente, di servirsene per i loro scopi

The Bakersfield Californian newspaper reported earlier in the week that at least some of the reports were hoaxes. Matson said he did not know whether the incidents were pranks.
At least one of the reports was not a hoax: Police arrested a teen Friday who had dressed up as a clown and was chasing children on the west side of town, Matson said. The juvenile, whose name was not released, said he was doing it to perpetrate a hoax he had seen online.
Il Bakersfield Californian ha confermato che almeno parte delle segnalazioni erano false. Matson ha dichiarato di non sapere se gli incidenti fossero beffe.
Uno però non lo era: la polizia venerdì ha arrestato un adolescente vestito da clown che inseguiva bambini sul lato ovest della città, ha dichiarato Matson. Il giovane, rimasto anonimo, ha dichiarato che voleva perpetuare una beffa vista online.

Ed infatti anche la “nostrana” beffa dei Clown ha le stesse origini della beffa di Bakersfield.
Ormai tutti conoscete la storia: a Reggio Emilia

A Reggio Emilia la balla da web è stata usata da tre ragazzini di 14 anni per giustificare un ritardo a scuola. Venerdì scorso hanno raccontato agli insegnanti d’essere stati aggrediti fuori dai cancelli dell’istituto da due persone mascherate da pagliacci che li avrebbero derubati dei pochi spicci che possedevano. La scuola ha informato i carabinieri, cui sono bastate poche verifiche per capire che si trattava di una storia inventata. Le indagini si sono spostate sul web alla ricerca dei fomentatori che stanno alimentando paure e suggestioni.

Una beffa, anzi una bugia raccontata da tre ragazzini spaventati dalla punizione e dal rimprovero per un ritardo scolastico, si è evoluta mescolandosi ad un sostrato di leggende metropolitane mai realmente sopite.
Riporta infatti l’articolo in calce al presente una condivisione Facebook del seguente avviso:

“Girano dei polacchi mascherati da clown oppure da sacerdoti con furgoni rossi e altri bianchi con targa coperta, si avvicinano ai bambini per rubarli per il commercio di organi. I paesi dove sono stati visti sono: Airola, Moiano, Faicchio, Sant’agata e altri” si fermano anche davanti alle scuole! ATTENZIONE Fai girare l’allarme, ecco le foto”

Tale condivisione riecheggia una delle più antiche leggende metropolitane di Italia, riportata da ABSTRACT TUTTESTORIE 2, NOTIZIARIO DEL CENTRO PER LA RACCOLTA DELLE VOCI E LEGGENDE CONTEMPORANEE, ANNO 1, N. 2, LUGLIO 1991, secondo cui

Esplode in Italia la leggenda dei bambini rapiti allo scopo di espiantarne gli organi, iniziata a diffondersi alla fine del 1990. Nello scorso maggio la stampa e la televisione si occupano insistentemente dell’argomento sull’eco dei tentati rapimenti riferiti da alcuni bambini di un paese nei pressi di Messina, in Sicilia. Vengono inoltre diffuse le cifre ufficiali dei minori scomparsi nel 1990 e non rintracciati (231), ma, verificate, appaiono estremamente gonfiate e non corrispondenti a realta’. Ma gia’ nell’agosto 1990 si era diffusa la voce che una bambina austriaca in vacanza in Italia, sulla costa adriatica, era scomparsa per breve tempo. Ritornata si scopri’ che le era stato sottratto un rene. E’ interessante correlare la versione italiana di tale leggenda con la storia del rene sottratto che sta circolando negli Stati Uniti, la storia della Volga nera con cui venivano rapiti i bambini per prelevarne il sangue o gli organi che circolava negli anni ’70 in Polonia ed in altri Paesi dell’Est, e le recenti psicosi anglosassoni dei finti assistenti sociali e degli abusi satanici sui bambini.

Tale psicosi viene senz’altro da lontano, se in La famosa invasione delle vipere volanti, di Paolo Toselli, Sonzogno Editore, 1994, riportato dal portale Leggende Metropolitane.net leggiamo.

“C’è un ambulanza, – si racconta – una camera operatoria volante, che gira per le nostre strade. Raccolgono i bambini, tolgono loro gli organi, e li rilasciano morti nelle campagne adiacenti. Sono attrezzatissimi, hanno persino le celle frigorifere per conservare il materiale spiantato”. Ne hanno sentito parlare tutti e molti sono convinti di averla vista scorazzare per le vie di alcune città italiane. Sulla vicenda, trattata essenzialmente come un caso di psicosi collettiva priva di fondamento, hanno scritto numerosi quotidiani tra cui L’Unità. Ad avvalorare la credibilità della storia una testimonianza, quella di Simone Onori, nove anni, che sarebbe stato avvicinato da due uomini a bordo di una Renault rossa mentre stava comprando le figurine. ” Sali in macchina”, gli avrebbero detto, “ti portiamo in ospedale da papà che si è ammalato!”. Ma Simone non ci casca. Passano due giorni e la Renault rossa ricompare. Questa volta a casa sua. Un uomo scende e lo chiama da dietro il cancello. Simone avverte il padre, la macchina scompare.
Storie di questo tipo non circolano solo da noi. Già alcuni anni prima nei Paesi dell’Est, e in particolare in Polonia, era diffusa una leggenda, al centro della quale spiccava sempre un’auto misteriosa – solitamente una Volga nera, una specie di limousine – usata per rapire i bambini. Due uomini (preti, forestieri, suore, o dei semplici sconosciuti) tentano di condurre all’interno dell’auto un bambino per poi prelevargli il sangue o organi diversi (per lo più reni) a favore di sceicchi arabi o ricchi possidenti occidentali, pronti a pagarli profumatamente. Questa voce raggiunse il suo apice negli anni Settanta, malgrado fosse ancora estremamente popolare agli inizi degli anni Ottanta. Attualmente non circola più, ma la sua diffusione era tale che era quasi impossibile trovare un polacco che non ne abbia sentito parlare. Nello stesso periodo era presente anche in Unione Sovietica, con minore intensità.

Oggi come allora, abbiamo presunti testimoni oculari di eventi mai realmente accaduti ad ammantarli di credibilità tale da arrivare in ogni casa, in ogni strato sociale, fino ad interessare le autorità sottraendo loro tempo e risorse preziose.
Le bufale di oggi sono le Leggende metropolitane di ieri: l’ambulanza nera è tornata sotto le improbabili vesti della macchina del Clown, e la bugia di tre ragazzini impressionati da foto spaventose prese da Internet diventa prima psicosi, e poi minaccia di linciaggio.
Non è forse il momento di diventare più severi nell’analisi delle fonti?

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