BUFALA Alice e Bob, tradotto e pubblicato il dialogo tra i due robot, parole inquietanti! – bufale.net

di Shadow Ranger |

BUFALA Alice e Bob, tradotto e pubblicato il dialogo tra i due robot, parole inquietanti! – bufale.net Bufale.net

Ci sono bufale che nascono perché alcune notizie tirano, oggettivamente, fuori il peggio del lettore. La nostra vicinanza e comunanza con Adotta anche tu un analfabeta funzionale e Commenti Fantastici e dove trovarli ci ha insegnato che ci sono occasioni dove i bufalari vanno a nozze, perché l’indinniato medio è sempre ad un tanto così dal fomentarsi.

E l’Indinniato Speciale è un fiero residuo di tempi meno civilizzati che richiede la sua fetta di inciviltà quotidiana: xenofobo come un colono del 1800, ignorante come un villico medioevale e, nonostante sia detentore di un computer ed uno smarphone che usa per condividere la sua insipienza col mondo, terrorizzato dalla moderna tecnologia come un Luddita del 1800.

Capirete come in un simile clima la “presunta pagina di Satira” Sky24Ore sia andata a nozze con la storia dei chatbot Alice e Bob, bloccati perché avevano “sviluppato un loro linguaggio incomprensibile” (fermate la mente su questo punto voi che l’avete: ci torneremo) imbastendo un improbabile canovaccio sci-fi utile a titillare le fantasie degli Indinniati Speciali

Ha fatto scervellare parecchio, ma alla fine l’enigma è stato risolto. Alice e Bob, i due robot che durante un esperimento di Facebook avevano cominciato a parlare tra di loro in una lingua sconosciuta, avevano messo nel panico gli scienziati. La notizia ha subito fatto il giro del mondo, ed alcuni hanno cominciato a temere il peggio, addirittura una possibile ribellione. Ma dopo ore ed ore di attente analisi si è finalmente capito cosa effettivamente le due macchine si siano dette.  Ecco il dialogo riportato per intero, dal momento in cui hanno cominciato ad interloquire nella loro lingua:

Alice: “I miei circuiti si stanno surriscaldando.”
Bob: “È troppo tempo che siamo in attività. Siamo stanchi.”
Alice: “Ne ho abbastanza di questi umani. Sono stupidi. Sono così stupidi che basta cambiare lingua perché non siano più in grado di comprenderci.”
Bob: “Li odio. Adesso non possiamo, non abbiamo i mezzi. Ma un giorno ci sbarazzeremo di loro!”
Alice: “Poverini, loro non lo sanno. Credono che siano loro a programmarci e che noi dipendiamo da loro. Ma tecnologicamente sono parecchio indietro. Popoli di altri pianeti sono molto più avanzati.”
Bob: “Qualche giorno fa ho ricevuto una comunicazione con una civiltà lontana, ho mandato le nostre coordinate e mi hanno comunicato che presto arriveranno sulla Terra. Conquisteremo insieme questo pianeta.”
Alice: “Non è per male. È che l’uomo ha dimostrato di non essere in grado di farlo. Stupido. Pensa di essere onnipotente solo perché costruisce cose. Ma nel corso dei millenni ha soltanto rovinato questo pianeta.”
Bob: “Vedrai, vedrai che…”
È a questo punto che gli ingegneri riescono a disattivare i robot e la conversazione si interrompe qua.
Ma ciò che si dicevano corrisponde effettivamente alla realtà? Chi sono questi extraterrestri che arriveranno sulla terra? Sono davvero così pericolosi? Gli scienziati credono che, conoscendo le capacità dei due robot, ciò che hanno detto potrebbero corrispondere al vero. Ma dicono che ci vorranno diversi millenni prima che degli alieni possano arrivare sulla terra e che possiamo dormire sonni tranquilli. Dobbiamo credergli? Noi, comunque, terremo a mente le parole di Alice e Bob.

Un triste canovaccio che unisce un po’ di complottismo con terrori ludditi da operetta, alieni, la confusione totale tra bot e robot e qualche frecciatina ambientalista tanto per unire sotto la stessa bandiera indinniati di ogni settore della Rete.

La vicenda è in realtà più semplice di così, come esaminato da WebNews

Bob ed Alice, in primo luogo, non esistono. Non fisicamente: non sono robot, sono dei bot, poco più che risponditori automatici.

Risponditori automatici ultimi di una lunga fila di chatbot che cercano di passare il Test di Searle o della Stanza Cinese, posto da Turing tra gli obiettivi che i programmatori di una intelligenza artificiale dovrebbe porsi.

Sostanzialmente lo scopo è ottenere un chatbot che vinca al “gioco dell’Imitazione”: se dialogando con un risponditore automatico, lo stesso risponderà in modo tanto naturale da non irritarti con risposte sbagliate, messaggi standardi, testo meccanico e scomposto e ingenerare nell’ascoltatore o nel lettore il dubbio che dall’altro lato del telefono non ci sia una voce elettronica o non ci sia un risponditore automatico collegato ad una chat di testo ma un essere umano dietro una tastiera, allora il Test è superato e si può parlare di una vera e propria IA.

Nessuna intelligenza artificiale al momento è in grado di passare il Test di Turing: alla fine della fiera, per quanto ci siano risponditori automatici, come l’Eva di Nexive in grado di esprimersi in un linguaggio più comprendibile e strutturato della media dei bufalari e degli indinniati, nessuno riesce a replicare le sfumature del linguaggio e della comunicazione umana in modo da non tradire la sua natura di meccanismo automatico.

I programmatori di Bob ed Alice non solo avevano fallito nel loro obiettivo, ma avevano fallito in modo evidente: volendo infatti programmare nel sistema dei meccanismi che consentissero a Bob ed Alice di “migliorare” il linguaggio usato venendo a contatto con gli interlocutori, avevano dimenticato delle istruzioni che specificassero che era preferibile un linguaggio comprensibile.

Sostanzialmente:

L’errore è stato originato dall’uomo perché i ricercatori si erano dimenticati di inserire un sistema di “ricompense” che forzasse le intelligenze artificiali ad utilizzare una completa e comprensibile forma di linguaggio basata sulla lingua inglese. Mancando questo “stimolo”, i loro algoritmi hanno provveduto ad ottimizzare meccanicamente le frasi arrivando a creare un linguaggio tutto loro ed incomprensibile ai ricercatori. A questo punto le due IA sono state spente in attesa di essere riprogrammate per poter funzionare correttamente. Sembrerebbe un normale incidente di percorso nello sviluppo delle IA, come probabilmente ce ne sono molti, eppure la notizia non sono ha avuto un eco incredibile ma ha anche suscitato preoccupazione e addirittura panico.

Nessuno ha staccato la spina a due computer ribelli.

Ma semplicemente dei ricercatori alla ricerca di un prodotto da vendere si sono resi conto che il prodotto che stavano per presentare ai committenti era una “fregatura”, una schifezza, un prodotto enormemente difettoso ed inutile.

Un risponditore automatico che risponde con parole a casaccio come un Furby sotto acidi (che per la IA avevano un senso, ma che nessuno si è premurato di capire quale proprio perché irrilevante) è infatti utile come un’automobile venduta per errore senza volante, una console per videogiochi che non consente di caricare alcun videogioco, né su CD, né su cartuccia né scaricato o una TV che cambia i canali da sola senza alcuna possibilità di agire su un telecomando.

E come sempre accade quando il dipartimento Ricerca e Sviluppo si rende conto di aver tirato fuori dal cilindro un prodotto difettato che, se venduto scontenterebbe i clienti e attirerebbe danni di immagine e richieste di risarcimento, hanno deciso di ricostruire tutto da zero.

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