Agli avvocati degli immigrati ​vanno 100mila euro al mese

di Shadow Ranger |

Un crudele attacco alla nobilissima professione forense: questo è il nome che possiamo dare non già all’articolo Agli avvocati degli immigrati ​vanno 100mila euro al mese (Libero, 2017) ed al suo epigono Buco di 25 milioni di euro per gli avvocati dei finti profughi (VoxNews, 2019), ma alla pletora di commenti degli “indinniati da tastiera, somaristi patriotti patentati” da essi scaturiti come la pioggia provoca la comparsa delle lumache.

O come gettare un prosciutto nel Rio delle Amazzoni causerà l’apparizione di affamati piranha pronti a divorare ogni oncia di carne con rabbia.

Un ingiusto miscuglio di anti-immigrazionismo e della teoria desueta sin dai tempi dei Promessi Sposi per cui l’avvocato (come ogni altro libero professionista) sia non già un presidio della libertà e della giustizia di tutti, ma un “collare bianco”, un privilegiato. Quindi, un soggetto da sottoporre a critiche aspre, scrutinio duro, il cui onorario onorario non è ma manna.

Un miscuglio ingiusto verso il quale è bene che qualcuno faccia sentire la sua voce in difesa della Classe Forense tutta.

Perché, ammettiamolo, siamo tutti bravi a correre dall’avvocato spesso per questioni bagatellari, implorare e cercare con ossessione il cavillo che possa salvarci dalle situazioni più disparate.

A volte, uscendo da quello studio soddisfatti, specialmente quando le cose sono andate esattamente come volevamo noi. A volte urlando, strepitando, ingiuriando e maledicendo un professionista colpevole di averci ricordato i nostri torti e le nostre ragioni, prospettando soluzioni giuridicamente valide che non si confacevano ai nostri appetiti protervi ed alla nostra laurea in giurisprudenza dell’Università della Vita con master in doppia ricerca su Google.

A volte, sfogando un immotivato livore contro un intero Ordine Professionale tra i più nobili.

L’Avvocato Gratis, sentenza VoxNews.

Avvocati che incassano una manna, dichiara Libero.

Ma sarà vero?

Partiamo dalle basi

Cos’è l’avvocato immigrazionista?

Sappiamo che per molti patriotti somaristi sentire la parola “immigrazionista” è abbastanza per farsi salire il sangue al cervello e proferire parole che, se dette di fronte ad un professionista, lo porterebbero poi a balbettare implorando il suo perdono per evitare le giuste tutele legali.

Per questo non al commentatore da tastiera tipico chiederemo cosa siano gli “avvocati degli immigrati”, ma ad uno di loro, l’avvocato Roberto Maria Meola dell’Ordine degli Avvocati di Roma, che nel 2013 descrisse se stesso e la sua professione con chiari accenti.

Una lunga ma bellissima lettera, che vi mostreremo in estratto: per gli interessati, troverete il link completo proprio qui

Essere immigrazionisti oggi, dunque, significa avere una doppia valenza: da un lato saper individuare la giusta normativa applicabile, come accade in tutte le branche del diritto, ma qui avendo forse maggior conto che in altre materie di quelle che sono le circolari ministeriali (oramai la media è di circa 4 a settimana lavorativa), da un altro avere la consapevolezza che non potendo esser “tuttologi” e non potendo quindi considerarsi in grado di riempire da soli le lacune che l’applicazione dell’una o dell’altra fattispecie possono creare nell’individuazione o del problema sottoposto al professionista o della sua corretta soluzione, è necessario avvalersi costantemente di colleghi esperti nelle altre materie del diritto e di cui, solo in parte, ho fatto un elenco in precedenza. Certo è che in una società come quella del 2.0 dove tutto è possibile grazie alla rete e dove le informazioni navigano in tempo reale, le esigenze del cliente, soprattutto quello straniero che ha negli internet point gestiti generalmente dai propri connazionali il proprio prevalente centro di riferimento (si pensi al fenomeno del money transfer sempre più affiancato a quelle delle carte internazionali prepagate ed il tutto quasi sempre all’interno, appunto, di centri che offrono contemporaneamente anche la connessione internet per poter utilizzare altri sistemi di comunicazione internazionale), l’avvocato immigrazionista non deve solo essere perfettamente aggiornato, ma deve anche essere in grado di individuare ictu oculi la fattispecie oggetto della consulenza che il cittadino-cliente sta chiedendogli, anche al fine di indirizzare al meglio la propria prestazione con l’individuazione del Collega che dovrà, eventualmente, affiancarlo nella gestione della materia. Insomma, l’avvocato che si occupa di diritto dell’immigrazione è un avvocato completo, esperto nel suo settore, ma che spesso necessita dell’affiancamento di altri colleghi che abbiano maturato una significativa esperienza in tutte le altre branche del diritto. L’immigrazionista è dunque, mi si consenta l’ossimoro, uno specialista completo.

Va da sè che, in uno Stato dove a chiunque, cittadino o no, per garanzia costituzionale è garantito il diritto ad un giusto processo e dove gli avvocati, per umanità ancor prima che deontologia professionale, devono essere costantemente informati, preparati e pronti a spendere tutto se stessi per la tutela del loro assistito, è necessario avere un professionista formato.

La recente riforma del diritto ha introdotto le specialità, ambiti in cui un avvocato è particolarmente ferrato: ci spieghi il commentatore medio perché invece unirsi ad un coro di dileggio, se non di diffamazione aggravata dalla pubblicità del mezzo, per chi invece ritaglia per se stesso una specialità necessaria e difficile.

Ci spieghi il somarista medio perché bisognerebbe lodare un artigiano in grado di creare opere uniche e particolari ed invece dileggiare e diffamare un professionista in grado di portare la sua opera lì dove serve.

Eh, ma quanto ci costano questi avvocati? La manna, si prendono tanti soldi!

Disse ogni inqualificabile medio al momento di pagare l’avvocato, il commercialista o ogni altro professionista.

Siamo in Italia, il posto dove è perfettamente accettabile pagare il professionista in visibilità, dove noi stessi di Bufale.net siamo visti con sospetto perché offriamo gratis un servizio prezioso e veniamo anche noi minacciati, insultati ed aggrediti ogni volta che siamo costretti dai fatti a chiedere un piccolo obolo per la manutenzione degli strumenti tecnici.

Siamo nel posto in cui il villano medio può chiedere ad un fotografo di portare 2000 euro di attrezzatura ad un prediciottesimo o un matrimonio promettendo che pagherà in strette di mano e raccomandazioni presso i tre-quattro cafoni che egli è solito frequentare, e promettere al DJ invitato a intrattenere gli sposi ed i loro commensali la stessa astronomica cifra più l’obolo di un pasto caldo.

Vi è sorpresa se si accusa l’avvocato immigrazionista, udite udite, di voler essere addirittura pagato per i suoi servizi?

Laddove Libero capziosamente chiede

Alcuni assistono solo 4-5 persone al mese, altri arriverebbero anche a gestire 60-100 ricorsi. Cosa significa? Che questi avvocati (che spesso userebbero tirocinanti pagati poco più di 500 euro) incasserebbero qualcosa come 100mila euro al mese.

Noi rispondiamo: cosa significa?

Significa che prima di accusare, neppure troppo implicitamente, gli avvocati di usare per fattispecie senz’altro non ricadenti nella competenza del praticante abilitato i propri tirocinanti, bisognerebbe valutare se tali violazioni deontologiche sussistano davvero.

Significa che, ovviamente, al mondo ci sono avvocati oberati di lavoro ed avvocati che di lavoro ne hanno meno.

Succede, è la vita: ci sono grandi studi e piccoli studi. Non tutti diventano Solone o Calamandrei: ma tutti gli avvocati cercano di effettuare la loro alta funzione nel migliore dei modi, per il benessere di tutti.

Un avvocato, sostanzialmente non toglie mai la toga, non smette di essere tale finito l’orario di ufficio.

Avvocato, lo si è per sempre.

E problemi un avvocato che si occupa di immigrazione ne affronta tanti: difficoltà di accesso, mancanza di traduttori.

I costosi onorari di cui si parla?

Chi commenta acriticamente non sa come funziona il Gratuito Patrocinio.

Non sa che bisogna rigidamente documentare ogni spesa, fare preventiva richiesta con le inevitabili complicazioni che la burocrazia con cui un avvocato combatte ogni giorno della sua vita, dentro e fuori la toga, e sovente il pagamento non arriva se non in tempi molto dilatati.

E secondo voi l’avvocato non merita la giusta mercede per il suo lavoro?

Come vi sentireste se un avvocato entrasse nel vostro negozio e riempisse i carrelli della spesa, entrasse nel vostro locale di parrucchiere per chiedere una costosa coiffeur, entrasse nel vostro concessionario per ritirare la macchina più costosa per poi dire protervo e crudele

Ho letto su un giornale che voi fate prezzi troppo alti: mi rifiuto di pagare, tu ti ingrassi a spese di tutti ed io non voglio ingrassarti, attaccati! Fammi causa che tanto sono avvocato e ti rovino

Immagino vi sentireste malissimo: ma un avvocato non vi direbbe mai una cosa del genere.

Quindi, non capiamo perché vi sentiate in diritto di dire cose del genere ad un avvocato.

Anche perché molti ordini professionali, in tutta trasparenza, hanno già divulgato protocolli di intesa comprendenti la giusta mercede. Che non è certo la cifra astronomica che molti di voi a casa pensano.

Ma fanno i ricorsi anche se li rifiutano!

Perché, da quando in qua la professione forense è diventata di mezzo e non di risultato?

Posso capire che lì fuori ci siano persone che decidono arbitrariamente, dopo aver perso una causa in primo grado, di negare la mercede al proprio avvocato, ma nessuno fa causa con la certezza del 100% del risultato, e la legge inserisce la prestazione forense tra le obbligazioni di mezzo.

Si paga l’avvocato perché ti assista, non perché “vinca la causa”.

E vi dicemmo in passato come tutto quello che sapete sulle statistiche di rigetto è molto esagerato.

In conclusione

In conclusione? Perché non leggete un po’ di risorse offerte dal CAIT,  o dall’associazione Avvocato di Strada? Associazione quest’ultima di cui abbiamo già parlato in passato per le sue importanti battaglie, peraltro.

Perché non vi recate presso le Commissioni Immigrazione presenti ormai in ogni consiglio dell’Ordine in ogni Corte d’Appello vicina a voi?

Perché non provate a parlare agli avvocati del livore da voi dedicato agli “avvocati degli immigrati”, per scoprire quanto brutale ed infondato nel fatto e nel diritto esso sia?

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