AGGIORNAMENTO Brexit, la maxipetizione per un secondo referendum: “Una mezza bufala alimentata dagli hacker” – bufale.net

di Shadow Ranger |

AGGIORNAMENTO Brexit, la maxipetizione per un secondo referendum: “Una mezza bufala alimentata dagli hacker” – bufale.net Bufale.net

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Quando si parla del 4chan, la patria virtuale degli Anonymous, è sempre complicato capire dove inizia la bufala, e dove inizia la sindrome del miles gloriosus tipica di chi, volendo vestire i panni del dio dell’inganno in una patria di burloni, non sia più in grado di individuare quanta verità ci sia nel suo scherzo e viceversa.

Così possiamo analizzare l’articolo di Repubblica:

LA PETIZIONE PER indire un secondo referendum sull’uscita della Gran Bretagna dal Regno Unito – in realtà proposta prima del voto e con obiettivi del tutto diversi – è cresciuta spaventosamente nelle ultime ore quanto ad adesione dei firmatari. Il problema è che pare che quel numero sia stato notevolmente (se non del tutto) pompato da una serie di bot diffusi grazie al sito 4chan, celeberrima bacheca statunitense senza controllo alcuno sui contenuti e sulla quale sono fioriti in passato fenomeni virali di ogni genere. In questo caso sembra che dei codici pubblicati sul sito abbiano contribuito ad alimentare il clamoroso successo di quella petizione, ripreso dai media di mezzo mondo prima di rendersi conto che buona parte di quelle “firme digitali” era sostanzialmente fasulla.

Nel conteggio sarebbero infatti finite montagne di sottoscrizioni, circa 50mila, provenienti dalla Città del Vaticano così come da molti altri Paesi, Corea del Nord inclusa. O da territori del tutto disabitati, come le isole inglesi del South Georgia o le isole Sandwich. Il sistemino, basato sul software Mooter, consente infatti di inserire automaticamente nuovi nomi, evitando i sistemi di sospensione degli indirizzi IP, fino a 100mila al secondo. In effetti il Comitato preposto al controllo delle petizioni popolari, che nel Regno Unito – se proposte su una piattaforma ufficiale – hanno un qualche valore di vincolo verso la Camera dei Comuni, aveva già eliminato 80mila firme promettendo ulteriori verifiche. Ma la possibilità che quella petizione sia stata taroccata più in profondità è notevole. I sottoscrittori regolari dovrebbero muoversi intorno alle 300mila persone reali.

Fra l’altro, la petizione in questione non chiede affatto un secondo referendum. Al contrario, è stata inserita sul sito ufficiale di Westminster dedicato a questo genere di mobilitazioni lo scorso 25 maggio da un attivista del Leave, tale William Oliver Healey, in realtà con finalità in parte opposte. Verteva infatti sull’introduzione di un quorum di votanti pari al 75% degli aventi diritto per considerare valida la votazione e una percentuale di almeno il 60% per considerare valido il risultato. Altrimenti, sarebbe scattato un nuovo referendum. La proposta non è stata discussa né ha fruttato alcun esito concreto prima del referendum. L’inghippo è dunque nato dal fatto che quegli obiettivi, in effetti, non sono stati raggiunti nel voto del 23 giugno. In moltissimi hanno quindi pensato che quella petizione potesse costituire un gancio per un’impossibile seconda chiamata alle urne.

Secondo il sito HeatStreet l’origine di quel pachidermico consenso è dunque da individuare nei bot predisposti da molti utenti, che li hanno condivisi attraverso i thread di discussione di 4chan e hanno fatto firmare qualche migliaia di volte anche Kim Il-Sung, il padre padrone della Corea del Nord scomparso nel 1994. Ci sono pseudofirme da Taiwan, dalle Bahamas, dall’Indonesia e dalla Sierra Leone, tanto per estrarre qualche luogo di origine dei fantomatici firmatari dagli screenshot che circolano sui social network. Chiaramente, anche quest’analisi di lettura è errata: si tratta di immondizia digitale, altro che “firmatari non britannici”. Qualcosa di simile era già successo nel 2009, quando la manipolazione dell’annuale sondaggio del magazine Time sui 100 personaggi più influenti al mondo aveva catapultato in testa alla classifica il fondatore del sito, l’allora 21enne Christopher Pool, per giunta chiamandolo col suo pseudonimo “Moot”. Qui c’è la spiegazione di come andarono all’epoca i fatti.

Una goliardata dall’eco planetaria, di quelle che d’altronde abbondano su 4chan, alimentate dalla ricca comunità che ne popola le pagine e che spazia da attivisti di Anonymous a semplici appassionati d’informatica fino a smanettoni della prima ora. Quei 3,7 milioni di voti sono dunque oggettivamente privi di attendibilità.

Ma anche così, scavando in profondità, scopriamo che secondo il sito HeatStreet ci sono post come:

Almost fifty thousand signatures from Vatican City

Quasi 50.000 firme da Città del Vaticano

Ma una semplice analisi del file Json reperibile sul sito del Parlamento Inglese, alle ore 2:00 circa del due luglio del corrente anno, ci riporta un diverso risultato (offerto da un apposito lettore):

Screenshot 2016-07-02 02.36.43Solo ottanta firme, dunque, non 50.000

Ed era proprio uno degli avventori di 4chan a porsi il problema il 26 giugno:

hes guys, when i open up https://petition.parliament.uk/petitions/131215.json
and search for vatican, it shows me 33 signatures, not 10,000s … how come? i want to link this s*** to fb to make some normies thinking but with 33 signatures nobody will believe in fraud.

Hey ragazzi, quando apro https://petition.parliament.uk/petitions/131215.json
e cerco il Vaticano, mi mostra 33 firme, non 10.000 … perchè? Io volevo postare questa st******* su Facebook per far pensare i normali, ma con 33 firme nessuno crederà alla frode

Siamo quindi ad un enigma avvolto da un enigma, e che trova una possibile spiegazione in quanto riportato dal Telegraph:

Parliamentary authorities have removed around 77,000 allegedly fake signatures from an online petition which calls for a re-run of the Brexit referendum – with hackers taking responsibility for adding thousands of counterfeit names/

Le autorià parlamentari hanno rimosso circa 77.000 false firme da una petizione online che richiede di rivotare per il referendum sulla Brexit – con degli hacker che si sono assunti ogni responsabilità di aver aggiunto dei nomi falsi.

It follows a formal inquiry launched less than three hours earlier,  amid claims some of the more than three and a half million signatures it has gained since Friday may be fraudulent.

Ciò segue una inchiesta formale di tre ore prima, che dichiara che alcune delle tre milioni e mezzo di firme aggiunte da venerdì possono essere false.

A statement posted on the House of Commons’ petitions committee Twitter account on Sunday afternoon said: “We are investigating allegations of fraudulent use of the petitions site. Signatures found to be fraudulent will be removed”.

Un comunicato postato sull’account Twitter della Camera dei Comuni, comitato per il Referendum di Domenica ha aggiunto: “Stiamo investigando sull’uso fraudolento del sito delle petizioni. Saranno rimosse le firme non regolari”

Ci sono state quindi firme false? Sì.
È stato possibile provvedere alla bonifica? Certo. Come riporta il Telegraph, “Fraudulent signatures have been and will continue to be removed, to ensure the site’s integrity”, ovvero “Le firme false saranno rimosse, come è sempre stato e sempre sarà, per assicurare la regolarità del sito”
Le proporzioni del falso sono quelle descritte dai post di 4chan riportate da HeartStreet? Improbabile, dato che gli stessi avventori del sito 4chan si sono, ad un certo punto, affrettati a moderare i bollenti entusiasmi dei più miles gloriosus tra loro.
Ciò comporta qualcosa?
Assolutamente niente. Ricordiamo che nel sistema legale inglese la raccolta di firme impegna il Parlamento a mettere in programma una discussione in tempi brevi su un tema, non a decidere qualcosa.
Specie se tale decisione riguarda, di fatto, invertire un esito referendario acquisito, cosa dichiarata dal corrispondente Iain Watson della BBC priva di ogni possibilità di accadere.
Ma solo il tempo potrà dire cosa accadrà.

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