AGGIORNAMENTI ANALISI IN CORSO Reggio Calabria, mancano gessi e tutori in ospedale: pazienti medicati con i cartoni

di Luca Mastinu |

A Reggio Calabria, al pronto soccorso, i pazienti colti da fratture e distorsioni si sono visti applicare del cartone al posto di gessi e tutori. I nostri lettori ci segnalano un articolo pubblicato da Il Messaggero ieri, 30 luglio 2018:

Sembra incredibile ma è successo davvero. Al pronto soccorso dell’ospedale di Reggio Calabria sono finiti gessi e tutori e per immobilizzare fratture e distorsioni vengono utilizzati dei cartoni. Le foto choc mostrano come i pazienti siano sottoposti a cure «artigianali» in assenza delle sturmentazioni adatte, specialmente la notte.

In realtà si tratta di rimedi per i pazienti che arrivano al pronto soccorso dopo le 20, trovando quindi chiuso il reparto di Ortopedia. Repubblica parla di un pronto soccorso saturo, in cui si risente di una certa carenza di personale e mezzi per via dell’eccessivo flusso di abitanti, che arrivano da tutta la provincia. I casi documentati sono quattro. I pazienti, tranne per i casi più gravi, dopo la visita vengono trattati con bende, garze e cartone, fino all’indomani mattina, quando l’apertura del reparto consente interventi più consoni.

Secondo l’Associazione dei Medici Ospedalieri di Reggio Calabria, l’attrezzatura necessaria per curare i pazienti esiste, ma è resa inaccessibile per la mancanza di personale nel reparto di ortopedia.

Troviamo conferma anche nelle dichiarazioni rilasciate da Gianluigi Scaffidi, dell’ANAAO Assomed Calabria, al portale Salute dell’agenzia di stampa Adnkronos:

È vero, può capitare: al pronto soccorso di Reggio fratture e distorsioni si immobilizzano con i cartoni. E questo nonostante si tratti di un Dea di II livello.

Di notte ortopedia è chiusa, e i pazienti che si recano al Pronto soccorso dell’ospedale può capitare di venire immobilizzati per una frattura o una distorsione con dei cartoni.

Scaffidi aggiunge che il personale è costretto ad arrangiarsi anche se le applicazioni di nastro, garze e cartone sono temporanee. Un’ulteriore conferma arriva da un comunicato pubblicato sul sito ufficiale dell’ANAAO, che riporta le parole di Carlo Palermo, Segretario Nazionale di ANAAO Assomed:

La desertificazione ospedaliera, i tagli al personale, la limitazione degli acquisti dei beni necessari per le cure, operati con il miraggio dell’equilibrio dei bilanci, hanno prodotto danni immensi alla tutela della salute dei cittadini ed alle condizioni di lavoro dei medici, danni non ancora emersi del tutto. La Calabria è così diventata un non luogo della sanità pubblica, creato dalla ricerca spasmodica della sicurezza dei conti che ha preso il posto della sicurezza delle cure, dalla supremazia dei numeri che ha occupato lo spazio dei diritti, dall’incapacità delle politiche regionali di assicurare l’eguaglianza dei cittadini di fronte alla costituzione.

In chiusura, troviamo un appello al nuovo Governo:

Un governo del cambiamento non può non partire dal primo cambiamento richiesto dai cittadini e dai professionisti della sanità del sud, recuperare la cittadinanza italiana di fronte alla esigibilità di un diritto fondamentale e condizioni di lavoro alla altezza della funzione sociale svolta. Se non ora, quando?

La notizia era quindi considerabile, alle 12:32 del 31 luglio vera, ma in attesa di aggiornamenti.

AGGIORNAMENTO

Infatti è stato emesso, nella stessa data ma alle ore 17 un comunicato di precisazioni dell’ASL, che riceviamo e pubblichiamo in integrale.

“La notizia pubblicata da diverse testate giornalistiche nazionali e locali di alcuni episodici casi in cui si sono riscontrati bendaggi di emergenza presso il Pronto Soccorso del Grande Ospedale Metropolitano “Bianchi – Melacrino – Morelli” di Reggio Calabria impone un chiarimento, e alcune precisazioni e delle riflessioni.
Corre l’obbligo evidenziare, per riportare i fatti nell’alveo della verità, che da una prima sommaria indagine esperita con i Direttori delle UOC sanitarie interessate, è emerso che al Pronto Soccorso del presidio Riuniti risulta formale accesso di un unico paziente di sesso maschile, C.A., giunto al triage alle ore 9:32 del 28/07/2018, già immobilizzato sul luogo dell’incidente con “cartone”, come dichiarato dallo stesso paziente al Direttore della UOC Ortopedia alla presenza dei suoi collaboratori. Il paziente, codificato codice giallo, veniva visitato alle 9:35, sottoposto a visita di pronto soccorso, ECG ed esami radiografici.

Si precisa che l’immobilizzazione provvisoria con “cartone” quale era giunto il paziente, non è stato rimossa opportunamente, per non provocare ulteriori dolori e poter effettuare le radiografia senza interferenze. Eseguita la radiografia il paziente veniva ricoverato in reparto ed in fase di accettazione veniva nuovamente valutato dall’ortopedico di turno, il quale rimuoveva il “cartone” ed applicava valva gessata di contenimento. Nel pomeriggio, durante l’ulteriore visita, valutata le condizioni circolatorie dell’arto, il medico di turno poneva trazione transcheletrica.

Sono in corso ulteriori approfondimenti relativi ad un’altra paziente O.G. pervenuta in PS il 30/07/2018 alle 7:11 che viene soccorsa sul luogo dell’incidente dal 118, dove viene applicato un tutore con anima di metallo (non radiotrasparente). Giunta al PS alle 7:11 veniva visitata alle 7:16 in codice verde. Considerata la necessità di sottoporre ad indagini radiografiche la paziente, si inviava la stessa in radiologia con immobilizzazione provvisoria di “cartone” e radiotrasparente. Successivamente alle radiografie effettuava consulenza ortopedica nell’ambito della quale veniva rimosso l’immobilizzazione provvisoria di “cartone” e veniva applicata valva gessata di posizione e quindi rinviata al PS da dove veniva ricoverata alle 9:42 ed è tutt’ora degente. Si rappresenta, altresì, che la UOC di Ortopedia è operativa H24 con 30 posti letto di ricovero, con l’aggiunta di 2 unità reperibili per le urgenze nelle ore notturne. Si fa inoltre presente, che le risorse umane utilizzate debbono far fronte a tutte le necessità ortopediche afferenti a tutta la provincia di Reggio Calabria

Le precisazioni sono relative al fatto che mentre la notizia fa clamore, com’è giusto, mesi di lavoro, molto spesso silenzioso, hanno determinato un cambiamento strutturale all’interno dell’ospedale.

Questo lascia parecchia amarezza sul momento, ma non riduce, anzi aumenta, la determinazione a proseguire il lavoro intrapreso. Il miglioramento degli ultimi tre anni è sotto gli occhi di tutti, degenti ed operatori. I numeri, che sono più testardi delle opinioni e degli scoop di un giorno, certificano la situazione e quanto fatto da questa Direzione negli ultimi tre anni.

Dal 2015 l’Ospedale di Reggio Calabria ha prodotto solidi fatti, di cui si elencano i più significativi:

– l’aumento dei ricoveri e della loro complessità;

– l’avvio delle attività della P.E.T., prima pubblica della Calabria, che eroga circa 1500 prestazioni all’anno;

– l’avvio e la messa a regime della Cardiochirurgia che ha già superato i 600 interventi in poco più di 18 mesi con tassi di mortalità tra i più bassi d’Italia;

– l’attivazione della Chirurgia Toracica, chiusa da molti anni;

– l’attivazione della chirurgia robotica, unica in Calabria, per le attività di chirurgia mini invasiva e di precisione in urologia, ginecologia e chirurgia generale;

– il ripristino della gestione ordinaria per 21 U.O.C. sanitarie, prima affidate provvisoriamente mediante incarichi di sostituzione, insomma mancavano i “primari” in quasi tutti i “reparti”;

– l’incremento delle attività del punto nascita aziendale a seguito della chiusura di quelli prima attivi in tutta la provincia. I parti eseguiti sono passati da 1.946 nel 2015 a 2.133 nel 2016 a 2.322 nel 2017 ad una proiezione di 2.600 del 2018;

– sono stati assunti oltre 120 operatori socio sanitari, i primi della storia dell’Azienda, per il supporto alla cura dei pazienti;

– il completamento della seconda fase del nuovo presidio “Morelli” (i cui lavori saranno completati per il primo corpo di fabbrica entro quest’anno e per il secondo entro l’anno prossimo) che avrà una finalizzazione volta alla creazione di un polo regionale per la diagnosi e la cura delle patologie onco – ematologiche una delle aree sanitarie in cui l’ospedale registra delle vere eccellenze nazionali;

– la partecipazione al programma di investimento dell’INAIL per le opere di pubblica utilità sociale aggiudicato da questa Direzione Strategica per la realizzazione del nuovo grande ospedale metropolitano di Reggio Calabria, un investimento di 180 milioni di euro, nonché l’avvio ed il completamento in tempi ristretti di tutte le procedure propedeutiche alla progettazione ed alla esecuzione dell’opera.

Dott. Frank Benedetto

D.G. Ospedale Bianchi-Melacrinò-Morelli di Reggio Calabria

Questo cambia la situazione: le steccature improprie incartone da imballaggio non sono quindi, come inizialmente divulgato dalla stampa,  una alternativa low cost al contenimento con valva gessata, ma semplicemente la situazione, ingenua e casalinga, con cui alcuni degenti sono pervenuti in struttura e che, per evitare ulteriori manipolazioni dell’arto offeso, è stata rimossa solamente nel prosieguo della diagnostica, resa difficile e ostativa qualora si fosse immediatamente applicata contenzione non radiotrasparente.

Testate virtuose come il Sole 24 Ore hanno riportato la versione definitiva, ma con un caveat che ci spinge ad usare il tag aggiornamento: siamo in attesa dei rilievi dell’autorità, in quanto

Interviene anche la ministra Giulia Grillo: «Quello che è accaduto è di una gravità estrema. Nessuno intende sottovalutare le oggettive difficoltà in cui gli operatori svolgono la loro attività, ma quanto accaduto, se confermato, è frutto di evidenti ed ingiustificabili carenze organizzative. I carabinieri del Nas, che ringrazio per il prezioso lavoro, sono già stati sul posto e i miei uffici hanno formalmente preso contatti con il Commissario Scura e con il direttore generale».

Solo all’esito potremo fornirvi un rapporto compiuto: a volte la fretta è cattiva consigliera.

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