PRECISAZIONI VIDEO La verità sui migranti, Luca Donadel – bufale.net

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Ci segnalano i nostri contatti un video targato La verità sui migranti

L’assunto del video è sostanzialmente molto semplice. Luca Donadel si occupa del caldo tema dei Migranti e in specifico del tema soccorsi tramite un’analisi (dati alla mano e verificabili) e l’utilizzo di strumenti professionali e visionabili da tutti. Esaminando i movimenti delle imbarcazioni descritte nei report delle operazioni di soccorso nei giorni in cui sono usciti gli articoli di giornale relativi ha visto che le stesse sono uscite dalle acque nazionali Italiane e quindi ha deciso fosse giunto il momento di sollevare dei legittimi dubbi, rimandando per una maggiore analisi ad un testo indicato nella didascalia del video.

Presto e bene, abbiamo detto lanciando un appello sulla nostra pagina a qualcuno in grado di aiutarci a vedere chiaro sulla vicenda, non conviene, e confidiamo che il testo in didascalia sia preciso, puntuale ed esaustivo, perché il video, sia pur corretto, meriterebbe maggiore approfondimento su alcuni punti, che passeremo a visualizzare brevemente.

Riteniamo anche noi infatti che le distorsioni sul soccorso agli immigrati facciano male a tutti. Fanno male ai profughi stessi, vittime due volte, fanno male a chi si occupa seriamente di assistenza, che si vede associato a chi invece ne fa scandalo e mercimonio.

Bisogna parlarne, e bene ha fatto il Donadel a parlarne. Ma ci sono cose che nessuno dovrebbe fare da solo. E per questo abbiamo deciso di dedicare del tempo, delle risorse e delle personalità

Lo strumento usato è decisamente molto interessante e in futuro sarà utile esaminare i dati di più giorni per la stessa imbarcazione. Noi stessi abbiamo provato a frantumare un viaggio in una scansione oraria Cosa che comunque confidiamo avverrà successivamente nei futuri video.

Ma per la maggior parte, il video evidenzia un contrasto tra fatto e norma, azione e diritto, semplificazione giornalistica e reale.

Una delle mail che abbiamo ricevuto in seguito al nostro appello recita:

Per il soccorso in mare è molto semplice quando viene lanciato un sos sono obbligate a rispondere tutte le imbarcazioni nella zona che coordinate o sostituite (spesso) dal servizio SAR ovvero imbarcazioni della Guardia Costiera o Marina Militare o da loro autorizzate. Per le aeree di soccorso, il servizio SAR è internazionale quindi le limitazioni delle acque territoriali decade anche se bisogna vedere le cordinate precise dove è stato lanciato il segnale di SOS visto che le acque nazionali hanno un estensione di 12 miglia nautiche se non esistono accordi fra gli stati a riguardo. Per il discorso del porto si tende a portare i naufraghi verso porti attrezzati per fornire assistenza sanitaria

Un buon spunto di partenza, ma non abbastanza.

Per l’abbastanza, abbiamo recuperato un po’ di normativa sui SAR

I salvataggi sono previsti da tutti i trattati internazionali e corrispondono alla ‘legge del mare’ secondo la quale bisogna sempre dare la precedenza alla tutela delle vite umane. L’Italia ha sottoscritto tre di questi accordi:

La Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, nota anche come Convenzione di Montego Bay del 10 dicembre 1982 (UNCLOS) costituisce la fonte primaria del diritto internazionale del mare.  Tra le norme che non possono essere oggetto di deroga da parte degli Stati anche mediante accordi con altri Stati c’è l’art. 98 dell’UNCLOS, perché esso costituisce l’applicazione del principio fondamentale ed elementare della solidarietà.  Ogni Stato – si legge nel citato art. 98 – impone che il comandante di una nave che batta la sua bandiera, nei limiti del possibile e senza che la nave, l’equipaggio ed i passeggeri corrano gravi rischi: a) presti assistenza a chiunque si trovi in pericolo in mare; b) vada il più presto possibile in soccorso delle persone in difficoltà se viene informato che persone in difficoltà hanno bisogno d’assistenza, nei limiti della ragionevolezza dell’intervento; c) presti soccorso, in caso di collisione, all’altra nave, al suo equipaggio ed ai passeggeri e, nella misura del possibile, indichi all’altra nave il nome ed il porto d’iscrizione e il primo porto del suo approdo.  Il secondo comma prevede che gli Stati costieri creino e curino il funzionamento di un servizio permanente di ricerca e di salvataggio adeguato ed efficace per garantire la sicurezza marittima e aerea e, se del caso, collaborino a questo fine con gli Stati vicini nel quadro di accordi regionalL’art. 10 della Convenzione del 1989 sul soccorso in mare dispone che ogni comandante è obbligato, nella misura in cui ciò non crei pericolo grave per la sua nave e le persone a bordo, a soccorrere ogni persona che sia in pericolo di scomparsa in mare.

 

La terza Convenzione internazionale che viene in considerazione con particolare riguardo alla ricerca delle persone ed al salvataggio è la Convenzione SAR che si fonda sul principio della cooperazione internazionale.  Le zone di ricerca e salvataggio sono ripartite d’intesa con gli altri Stati interessati. Tali zone non corrispondono necessariamente con le frontiere marittime esistenti.   La Convenzione SAR impone un preciso obbligo di soccorso e assistenza delle persone in mare “regardlerss of the nationality or status of such a person or the circumstances in which that person is found”, senza distinguere a seconda della nazionalità o dello stato giuridico, stabilendo oltre l’obbligo della prima assistenza anche il dovere di sbarcare i naufraghi in un “luogo sicuro”, che non è necessariamente il porto più vicino[1]. (vedi anche ‘porto non sicuro’)

Pur trovando per questo da rivedere il nesso eziologico tra le maggiori morti negli ultimi anni (dovute all’aumento dei flussi migratori dati i noti problemi di geopolitica dei paesi interessati) e operazioni di Salvataggio, dobbiamo rilevare che già da Montego Bay in poi i confini stabiliti per il soccorso non coincidono con le frontiere marittime esistenti e comportano l’obbligo di assistere e sbarcare i naufraghi in difficoltà anche in porti non vicini.

Possiamo concordare con la voce nel video che molte operazioni descritte come salvataggio in realtà erano operazioni di SAR, ma proseguendo la lettura della rassegna stampa fornita da Parlare Civile ci imbattiamo in un secondo interrogativo.

La voce nel video parla di navi che raccolgono i profughi direttamente in Africa, Parlare Civile ci descrive invece una situazione tangenziale, ma diversa in cui le navi scortano i barconi, nell’ambito di un’operazione di SAR ed allo scopo di assicurare il soccorso in caso di necessità.

La base di partenza dell’obiezione è la stessa: i dati forniti dal programma di tracciamento trovano la loro piena giustificazione nel momento in cui gli articoli di giornale evidenziati dal Donadel non hanno consentito di distinguere tra raccolta, scorta o altre operazioni di SAR.

Lo spunto si palesa corretto, non possiamo che concordare con entrambe le voci critiche, evidentemente di segno opposto, che però convergono sul fatto che la stampa nazionale sovente sembra confondere, o semplificare, la SAR in raccolta sminuendo così il lavoro di uomini e donne impegnati in questo grande e gravoso impegno.

Non possiamo però non sollevare simili dubbi.

Diciamo meglio: possiamo rispondere alla domanda di Luca Donadel dichiarando che sì, anche le fonti da noi reperite convergono che tra operazioni di SAR e soccorso in loco la stampa tende a fare confusione.

Ma riteniamo sia un dolus bonus: inevitabile semplificazione giornalistica per “stare nelle colonne”.

Le “anomalie” sulla posizione delle navi sembrano trovare la loro spiegazione nelle operazioni di SAR.

Possiamo inoltre aggiungere a questo i dati faticosamente reperiti mediante i nostri contatti, e relativi alle navi interessate. Ci riferiscono infatti i nostri neoritrovati collaboratori come l’operazione di nave Peluso si è svolta con un primo rendez-vous in mare con nave Aquarius a circa 21 miglia nautiche dalle coste libiche, dalle 14:29 alle 15:08 del 22 febbraio 2017. Siamo effettivamente a sud della zona operativa della missione Triton, ma va precisato che la nave Aquarius appartiene a una ONG, non a un governo, quindi è ovviamente libera di incrociare dove le pare ed altrettanto ovviamente obbligata a prestare soccorso in mare a qualunque natante in difficoltà, coordinandosi poi con le capitanerie di porto per sapere cosa fare dei naufraghi, come visto nel precedente preambolo legislativo.

La nave Peluso ha poi effettuato un secondo intervento a nord dell’isola di Malta, tra le 04:16 e le 05:41 del 23 febbraio 2017 e qui siamo nel bel mezzo del canale di Sicilia e quindi nel bel mezzo della zona operativa di Triton.

A questo proposito bisogna ricordare che, a correzione di quanto indicato nel video e per quanto previsto nel compendio legislativo, non esiste obbligo di portare i naufraghi AL PIU’ VICINO porto sicuro, ma solo ad un porto sicuro che, in linea teorica, dovrebbe essere indicato dal governo responsabile delle operazioni SAR nell’area in cui è avvenuto il salvataggio.

Il problema ovviamente è che nei due casi indicati nel video il governo responsabile sarebbe quello libico, che al momento NON ESISTE, e da qui la necessità di sbarcarli a Malta o in Italia (prevalentemente in Italia, visto che Malta ospita già 5000 profughi su una popolazione di meno di 450000 abitanti). Stesso discorso vale per l’altra nave indicata nel video, la Golfo Azzurro: anch’essa appartiene a un’ONG e quindi, pur coordinandosi con Triton, può incrociare dove più le aggrada. Quanto poi all’aumento dei numeri dei morti, nel video non si tiene conto che è aumentato esponenzialmente anche il numero delle partenze, e il fatto che questo aumento non sia legato a Mare Nostrum o a Triton lo si può dedurre dal fatto che è stato decisamente più marcato in Grecia, nazione che non ha beneficiato delle due operazioni.

Siamo quindi, effettivamente, di fronte ad un dubbio legittimo al quale nessuno, fino ad oggi, si era fermato a cercare una risposta corretta.

Risposta che, converrete data la grande quantità di dati da esaminare, non poteva posare sulle spalle di un singolo, né posarsi su un singolo elemento.

Riassumendo: c’è una forte componente di disinformazione sulle operazioni di soccorso?

Certo, abbiamo appurato come sia voci critiche che favorevoli non possano che convergere sul fatto che un’informazione rapida e semplificata, priva della nomenclatura tecnica e della dovuta precisione danneggi tutti.

Vi sono gravi anomalie nelle operazioni di SAR? Dal punto di vista tecnico, no, i casi esaminati rispettano la normativa di settore, ancorché non sono conformi alle descrizioni recepite dal “vasto pubblico”.

Vi sono anomalie nella descrizione al pubblico delle operazioni di SAR? Centro completo: qualcuno doveva parlarvi degli elementi fattuali, ed il Donadel l’ha fatto. Qualcuno doveva parlarvi degli elementi legislativi, e siamo intervenuti noi.

Non è ancora abbastanza, abbiamo ancora bisogno di qualcuno che si faccia avanti e ponga le domande giuste, senza alcuna paura di farlo.

Ci sono questioni morali da analizzare? Forse, ma non sono il nostro obiettivo, e quindi lasciamo le stesse al lettore.

EDIT: Un nostro affezionato lettore, perito in materia, raccolto il nostro appello ci inoltra alcuni documenti che, oltre a confermare l’assetto normativo da noi indicato, contengono alcuni preziosi “case facts”.

Dal rapporto delle attività SAR della Guardia Costiera per il 2016, deduciamo infatti che siano state operazioni SAR nelle acque territoriali libiche, nelle modalità evidenziate nel video in questione, e che ciò è di pubblico dominio già da diverso tempo.

Non un “segreto di Pulcinella” dunque, ma un dato noto a chi si rivolge alle fonti primarie e non si limita a fidarsi di quello che può confermare il suo bias di conferma.

Interessante è dal punto di vista normativo una lectio magistralis offerta dal Consiglio Nazionale Forense, Scuola superiore per l’Avvocatura che evidenzia una serie di casi di scuola da studiare assieme.

Facciamolo anche noi:

In base alle regole convenzionali (ed interne) le operazioni di coordinamento per il salvataggio e soccorso in mare spettano alle unità di terra quali, a seconda del tipo di intervento, U.G.C (unità di Guardia Costiera), M.R.S.C. (Centro secondario di soccorso marittimo) o M.R.C.C. (Centro nazionale di coordinamento del soccorso marittimo). Con l’operazione Mare Nostrum, al contrario, si attribuisce questo compito di coordinamento, ad una unità navale. L’operazione Mare Nostrum, con l’intercettazione dei migranti ben oltre le zone SAR di competenza e con l’attribuzione ad una unità di mare del ruolo di autorità coordinatrice delle operazioni, ha di fatto bypassato le competenze attribuite alle autorità di terra. Di particolare interesse è l’intervento del Capo di Stato maggiore della Difesa, Ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, in occasione della conferenza stampa del 14.10.13 del Vicepresidente Alfano. In detta circostanza l’Ammiraglio ha spiegato che la direzione dell’operazione spetterà al Capo di Stato Maggiore della Marina e al Capo di Stato Maggiore della Difesa per quel concerne l’assegnazione delle forze, delle risorse e la definizione, di concerto con i ministeri competenti, delle regole del gioco e cioè di ciò che occorre fare nelle varie situazioni. L’operazione dunque è gestita dai ministeri competenti.

Ovviamente siamo qui a disposizioni per altre informazioni.