PRECISAZIONI Guardia di finanza, l’infamata del giorno? Parrucchiera multata perché si è fatta la piega nel suo negozio Ecco il ‘gesto eroico’ degli aguzzini di Stato

0
1585
http://www.bufale.net/home/wp-admin/options-general.php?page=ad-inserter.php#tab-11

Italia Patria Mia riporta una notizia che ultimamente ha fatto molto scalpore, ovvero quella della parrucchiera multata per essersi fatta fare una piega dalla propria dipendente durante l’orario lavorativo:

A mezzogiorno si è presentata la signora che era prenotata per quell’ora, abbiamo quindi interrotto la mia acconciatura, che non era neppure finita (mancavano la lacca e quant’altro); la mia dipendente, intanto, aveva terminato il suo orario e – prosegue la Lucci – è uscita; io ho fatto accomodare la cliente; in quel mentre, è entrato il finanziere e mi ha chiesto se mi fossi fatta pettinare, e dov’era la fattura; il suo collega è comparso di lì a poco, riaccompagnando la mia dipendente, fermata a pochi passi dal negozio. È stata rivolta praticamente a lei l’accusa di non avere emesso la ricevuta fiscale, quando invece – precisa la titolare – la ragazza non ha neppure accesso alla cassa. Comunque – continua allibita la parrucchiera – confesso che, inizialmente, ho creduto che i finanzieri scherzassero e ridevo; invece, hanno fatto sentire me e la dipendente come se avessimo evaso chissà che cosa: ho iniziato a stare male e a piangere. Inutilmente ho invocato il buon senso, spiegando che 500 euro sono tantissimi per non avere commesso pressoché niente. Macché».

Una disavventura che Mara Lucci vuole risparmiare ad altri: in gioco c’è l’Iva. «La Finanza – dice – mi ha spiegato che, anche per il titolare di qualsiasi attività, vale la normativa sulla prestazione gratuita (che noi applichiamo ai parenti): va emessa sempre la fattura, o va battuto lo scontrino, con l’importo della prestazione (in tal caso, i 10 euro della piega) mentre, alla voce totale, va indicato zero. L’esempio che mi è stato portato dal finanziere è quello del barista: se si fa il caffè nel proprio locale, deve battersi lo scontrino. Nel mio caso, è stata la piega più cara del mondo». Il comando provinciale della Guardia di finanza non ha formalmente reso dichiarazioni sull’accaduto.

La notizia è vera e riportata da diverse testate locali: La Provincia di Como, La Provincia di Lecco, e La Provincia di Sondrio; in quest’ultimo, la parrucchiera annuncia di voler fare ricorso non solo per la sanzione a suo dire spropositata, ma anche perché la Guardia di Finanza si è presentata prima che lei riuscisse ad avvicinarsi alla cassa una volta terminata la prestazione (la titolare aggiunge che in ogni caso non è uscita dal proprio negozio).

La normativa a cui si fa riferimento è quella sull’autoconsumo (Dpr 633/72), precisamente viene fatto valere l’art. 3, “Prestazioni di servizi”:

Le prestazioni indicate nei commi primo e secondo sempreche’ l’imposta afferente agli acquisti di beni e servizi relativi alla loro esecuzione sia detraibile, costituiscono per ogni operazione di valore superiore ad euro cinquanta prestazioni di servizi anche se effettuate per l’uso personale o familiare dell’imprenditore, ovvero a titolo gratuito per altre finalita’ estranee all’esercizio dell’impresa, ad esclusione delle somministrazioni nelle mense aziendali e delle prestazioni di trasporto, didattiche, educative e ricreative, di assistenza sociale e sanitaria, a favore del personale dipendente, nonche’ delle operazioni di divulgazione pubblicitaria svolte a beneficio delle attivita’ istituzionali di enti e associazioni che senza scopo di lucro perseguono finalita’ educative, culturali, sportive, religiose e di assistenza e solidarieta’ sociale, nonche’ delle organizzazioni non lucrative di utilita’ sociale (ONLUS) e delle diffusioni di messaggi, rappresentazioni, immagini o comunicazioni di pubblico interesse richieste o patrocinate dallo Stato o da enti pubblici.

Come si può leggere dalla normativa però, la sanzione è valida per prestazioni superiori ai 50 euro, motivo per cui sembrava immotivata in questo caso, dato che la titolare aveva specificato che una piega nel suo salone ha un valore di 10 euro. E infatti la GdF aggiorna la vicenda e straccia la multa, secondo Il Giornale, Tgcom24 e Bergamo News:

Il comandante del reparto ha revisionato il verbale e, lunedì 10 aprile, una settimana esatta dalla contravvenzione, dopo aver convocato la commerciante, ha proceduto ad annullare il processo verbale di constatazione in autotutela per una inesatta interpretazione della norma tributaria da parte della pattuglia operante.
“Infatti, da una valutazione più approfondita della vicenda, è emerso che, pur trattandosi di un caso di autoconsumo, la prestazione resa alla parrucchiera dalla sua assistente, di valore inferiore a 50 euro per uso personale e senza il pagamento del corrispettivo, avrebbe dovuto essere considerata esclusa dall’Iva e, quindi, anche dall’obbligo del rilascio della ricevuta fiscale. Consapevole della centralità del rapporto di fiducia tra fisco e contribuente, questo Comando proseguirà sulla strada del dialogo costruttivo con il cittadino, a tutela dell’economia legale”, si legge nella nota diffusa dalla Guardia di Finanza.

Insomma, tutto è bene quel che finisce bene.