GUIDA UTILE Perché un’immagine con scritta sovrimpressa non è una notizia

GUIDA UTILE Perché un’immagine con scritta sovrimpressa non è una notizia

Essendo un fenomeno esploso con il web, le bufale ne seguono e sfruttano le sue regole. Ancora, essendo la rete un mondo in continua evoluzione anche le bufale si evolvono con la stessa velocità. Probabilmente in ritardo (ma meglio tardi che mai) la bufale iniziano ad essere considerate un reato, al pari della diffamazione a mezzo stampa ed i loro autori e diffusori, quando individuati, iniziano ad avere guai con la legge. Ecco allora arrivare rapida come un fulmine l’evoluzione degli articoli bufala: i Meme, ovvero le foto a cui viene sovrapposta una scritta.

Un articolo-bufala deve partire da un sito e tutti i domini sono registrati, per cui se qualcuno volesse ricorrere alle vie legali può facilmente identificare il proprietario del dominio e rivalersi nei suoi confronti, come è accaduto ad esempio al gestore del sito SenzaCensura.eu  che pubblicava esclusivamente bufale come si legge in questo articolo:

Pubblicava bufale sugli immigrati, denunciato 20enne a Caltanissetta: “Lo facevo per avere più clic”

Recentemente molti siti di bufale, per prevenire denunce, sono corsi ai ripari aggiornando il loro disclaimer con la dicitura “sito satirico” ed auto definendosi utilizzando praticamente tutti questo stesso testo:

XXXXX.YY non è una testata giornalistica, e non viene aggiornato quotidianamente. Alcune delle notizie riportate potrebbero essere inesatte o inventate a scopo satirico, per far riflettere o semplicemente per divertire. Vogliate comunicarci se qualche contenuto presente nel sito turbi la vostra sensibilità, provvederemo a rimuoverlo o modificarlo.

In realtà anche questa definizione è piuttosto labile (non è chiaro cosa ci sia di divertente o satirico in articoli che spesso parlano di stupri o pestaggi), ma in qualche modo dovrebbe dare al lettore un idea del tipo di sito che sta visitando.

I meme virali invece non hanno un autore ed è quasi sempre impossibile risalire a chi li abbia creati e diffusi in rete per primo, specie se circolano attraverso WhatsApp. Ormai da tempo circolano in rete foto di falsi parenti della Boldrini, dalla sorella fino al nipote, passando per il cuginofalsi parenti di Maria Elena Boschi, foto di presunti immigrati palestrati che fanno il bagno in piscina a spese dello Stato e così via, in un elenco infinito.

Ormai si è definito un format. Questo genere di meme comincia sempre con la frase: “Questo è nome inventato…” e segue un testo che è totalmente frutto della fantasia dell’autore. Molto spesso per queste bufale vengono utilizzate foto di personaggi famosi come nel caso della celebre foto di Samuel L. Jackson e Magic Johnson a Forte dei Marmi, spacciate per “risorse boldriniane”.

Perché una foto a cui viene sovrapposta una scritta in maniera amatoriale non è una notizia:

  1. Chiunque può farlo

    Ci vogliono 10 secondi a prendere una foto e scriverci sopra qualunque cosa. Non serve nemmeno un software complicato, tanto è vero che questi fotomontaggi sono sempre realizzati in maniera amatoriale e contengono spesso errori grammaticali;

  2. Non si conosce la fonte

    Gli autori di questi meme sono sconosciuti ed è impossibile verificare se si tratti di una fonte attendibile. Nessun giornalista o testata accreditata in possesso di una notizia sensazionale la pubblicherebbe in una forma tanto amatoriale quanto anonima;

  3. Utilizzo di toni da denuncia, ma sgrammaticati

    Queste immagini sono sempre corredate da testi dai toni forti, che puntano all’indignazione del lettore, ma che spesso contengono errori grammaticali o di sintassi;

  4. Le immagini utilizzate ritraggono spesso personaggi famosi

    La stragrande maggioranza di queste bufale utilizza foto di personaggi famosi presi dal mondo dello sport, del cinema o dello spettacolo, probabilmente per giocare sulla labile linea che separa le bufale dalla satira;

  5. Si diffondono come una Catena di Sant’Antonio

    Queste foto contengono sempre un invito alla massima diffusione e condivisione tipico delle catene di Sant’Antonio e dello spam.

Quando vi trovate di fronte ad un’immagine simile, la prima cosa da fare prima di condividerla o inviarla a qualcun altro è posizionare il cursore sulla foto, cliccare sul tasto sinistro e fare una ricerca su Google Immagini. È molto semplice: basta andare sulla foto, cliccare il tasto destro e selezionare la voce “cerca l’immagine su Google”. Il 90% delle volte questo ci permetterà di risalire al protagonista della foto e scoprirne la vera identità.

Nel caso in cui l’esito fosse negativo, vi basterà scrivere l’inizio del testo sotto la foto su google insieme alla parola bufala, e in un attimo saprete se si tratta di una bufala oppure no. Nel 99,9% dei casi lo sarà.