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NOTIZIA VERA E PRECISAZIONI Firenze, l’aggressore ammette il tentato stupro. Il giudice lo lascia libero dopo 48 ore

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Il caso di Hardwinder Singh, il cittadino indiano di 29 anni resosi responsabile di una aggressione nei confronti di una barista fiorentina, ha attirato l’attenzione dei principali media nazionali. Almeno per qualche ora. A parte la brutalità dell’azione, un vero e proprio atto “predatorio” nei confronti di una ragazza di 23 anni che tornava dal lavoro, l’attenzione della opinione pubblica si è focalizzata, in particolare, sulle misure (ritenute troppo “blande”) prese dal gip incaricato di esaminare la posizione di Singh.

I nostri lettori ci segnalano questo articolo comparso sul sito de Il Giornale.

Diciamo subito che non abbiamo riscontrato inesattezze nel contenuto del pezzo, perlomeno compiendo un confronto tra quanto scritto dal quotidiano diretto da Alessandro Sallusti e gli altri, anche di orientamento politico diverso.

A creare più di un dubbio è invece il titolo scelto: come si vedrà tra poco, infatti, il cittadino indiano arrestato ha compiuto una sostanziale ritrattazione, di fronte al gip, rispetto a quanto inizialmente dichiarato alla Guardia di Finanza che ha eseguito l’arresto.

Proviamo a riportare qualche stralcio dell’articolo, firmato da Gabriele Bertocchi:

“In carcere per 48 ore e poi liberato con obbligo di dimora a Fiumicino. È quanto deciso dal gip Francesco Bagnai per Harwinder Singh, il cittadino indiano di 29 anni che nella notte fra il 21 e il 22 febbraio, a Firenze, ha selvaggiamente aggredito una ragazza di 23 anni che stava tornando a casa dal pub in cui lavora e poi l’ha quasi strangolata con il laccio del suo cappuccio. Bagnai dopo averlo interrogato venerdì 24 febbraio nel carcere di Sollicciano ha convalidato l’arresto, ma solo per il reato di lesioni personali aggravate e non per quello di tentata violenza sessuale. Il gip ha inoltre respinto la richiesta del pm Sandro Cutrignelli di tenerlo in carcere. Una decisione che ha spinto i magistrati della Procura a fare ricorso in Cassazione.

La motivazione del gip è chiara: riconosce ‘la estrema brutalità dell’atto compiuto utilizzando uno strumento che poteva facilmente provocare conseguenze anche molto più gravi’. Ma ‘per quanto riguarda la finalità di violenza sessuale’ ritiene che ‘vi siano invece molti dubbi, perché in realtà l’indagato non ha compiuto nessun atto tipico di tale reato’. Singh non ha palpeggiato, né ha cercato di spogliare la ragazza. Probabilmente non ha avuto il tempo, visto che la giovane, nonostante fosse stata gettata a terra e quasi soffocata dal laccio al collo, è riuscita a reagire sferrando calci all’inguine e alla testa dell’aggressore e a gridare aiuto e gridare aiuto. 

La decisione del gip fa storcere il naso, anche perché è stato proprio l’aggressore, fermato poco dopo da una pattuglia della Guardia di Finanza, ad ammettere: ‘Ho aggredito la ragazza perché me la volevo scopare’. Gli agenti della Finanza hanno confermato che Sigh, in Italia da oltre 6 anni, comprende e parla l’italiano perfettamente. Ma il loro parere non è sufficiente al gip, che sostiene che le dichiarazioni non sembravano convincenti, “perché in effetti Singh non parla bene l’italiano, anzi non lo parla quasi affatto e inoltre si trovava in una situazione di evidente costrizione”.

L’articolo prosegue dando conto delle parole pronunciate da Singh di fronte al magistrato (“Quando mi sono accorto che la ragazza che ho aggredito non era la stessa che mi aveva rubato il cellulare, l’ho lasciata andare. Ero ubriaco e quindi non ricordo esattamente tutto. Ma io volevo soltanto recuperare il cellulare, ho provato a spiegarlo a polizia e guardia di finanza, ma non mi hanno neanche ascoltato:mi hanno picchiato e non mi facevano parlare”) e del fatto che “la ragazza non fosse in bici” anche perché l’uomo l’ha seguita dal centro alla periferia, per diversi chilometri.

L’articolo del Giornale non contiene, insomma, particolari imprecisioni. Un pezzo comparso sulla cronaca di Firenze del sito Repubblica.it, citato dal Giornale, riporta più o meno le stesse informazioni (abbiamo utilizzato il grassetto per evidenziare le “somiglianze” tra i due articoli) :

“È rimasto in carcere poco più di 48 ore Harwinder Singh, il cittadino indiano di 29 anni che nella notte fra il 21 e il 22 febbraio ha selvaggiamente aggredito una ragazza di 23 anni che stava tornando a casa dal pub in cui lavora e l’ha quasi strangolata con il laccio del suo cappuccio, dopo averla seguita da via della Scala a via Baracca, una strada della periferia di Firenze. Il gip Francesco Bagnai, che lo ha interrogato venerdì 24 nel carcere di Sollicciano, ha convalidato il suo arresto per il solo reato di lesioni personali aggravate ma non per quello di tentata violenza sessuale, non ha accolto la richiesta del pm Sandro Cutrignelli di tenerlo in carcere e gli ha applicato la ben più lieve misura dell’obbligo di dimora a Fiumicino, dove Singh ha detto di lavorare come bracciante, con divieto di uscire fra le 20 e le 7. La decisione ha lasciato senza parole i magistrati della procura, che faranno ricorso in Cassazione.

Il gip ritiene che vi siano gravi indizi per il reato di lesioni personali aggravate. Riconosce ‘la estrema brutalità dell’atto, compiuto utilizzando uno strumento che poteva facilmente provocare conseguenze anche molto più gravi’. Ma ‘per quanto riguarda la finalità di violenza sessuale’, ritiene che ‘vi siano invece molti dubbi, perché in realtà l’indagato non ha compiuto nessun atto tipico di tale reato’. Cioè non ha palpeggiato né ha cercato di spogliare la ragazza. Forse non ha avuto il tempo, visto che lei – per quanto gettata a terra con violenza e quasi soffocata dal laccio che l’uomo stringeva con estrema forza – è riuscita a reagire sferrando calci all’inguine e alla testa dell’aggressore e a gridare aiuto, facendo accorrere due operatori del Quadrifoglio. In ogni caso è stato lui – rintracciato poco dopo da una pattuglia della Guardia di Finanza – a dire: ‘Ho aggredito la ragazza perché me la volevo scopare’. Secondo i finanzieri, Singh, in Italia da sei anni, è in grado di comprendere e di parlare perfettamente l’italiano. Ma per il gip le sue dichiarazioni alla pg non sembrano convincenti, “perché in effetti Singh non parla bene l’italiano, anzi non lo parla quasi affatto e inoltre si trovava in una situazione di evidente costrizione”.

Singh ha detto al giudice che stava andando verso la stazione ma si era perso e aveva chiesto indicazioni a una coppia in bicicletta che gli aveva strappato il cellulare. ‘Quando mi sono accorto che la ragazza che ho aggredito non era la stessa che mi aveva rubato il cellulare l’ho lasciata andare. Ero ubriaco e quindi non ricordo esattamente tutto. Ma io volevo solo recuperare il cellulare, ho provato a spiegarlo alla polizia e alla guardia di finanza ma non mi hanno neanche ascoltato, mi hanno picchiato e non mi facevano parlare’.

Il gip ritiene che queste dichiarazioni meritino di essere verificate, perché la ragazza ha raccontato che mentre la seguiva l’uomo digitava su un cellulare, che non gli è stato trovato al momento dell’arresto. Ma il racconto di Singh fa acqua da tutte le parti, perché la ragazza aggredita era a piedi e non in bicicletta e lui l’ha seguita per chilometri, da via della Scala a via Baracca, cioè dal centro storico della città alla periferia.

 

La ragazza, poi, è certa che non fosse ubriaco. In ogni caso, anche se veramente l’avesse scambiata con la persona che – a suo dire – gli aveva rubato il cellulare, niente giustifica una aggressione bestiale come quella subìta dalla giovane vittima. Anche per questo colpisce che il giudice scriva: “La custodia cautelare in carcere è sproporzionata rispetto al reato per il quale ricorrono i gravi indizi”. Sproporzionata rispetto al tentativo di strangolamento?”

La notizia è dunque vera, compresa l’indignazione di Dario Nardella, sindaco di Firenze, per quella che viene definita una “misura troppo blanda” e la lettera aperta di Sara, la barista aggredita: “a Firenze manca un servizio di bus notturno, mancano taxi a tariffe agevolate”, scrive la ragazza che più avanti nella missiva chiede proprio al sindaco di “fare in modo di dare alle donne sole la maniera di tornare a casa senza paura e senza prosciugare il portafogli”.

Vale la pena di citare integralmente la lettera di Sara, per far capire quanto possa essere precaria la situazione di una donna che, per sua sfortuna, sia costretta a girare da sola di notte in una grande città italiana:

“Caro sindaco, il mio nome è Sara. Sono la ragazza che la mattina del 22 febbraio è stata aggredita in via Baracca, forse lei ha già letto la mia storia sui giornali nella cronaca dedicata alla nostra città. «Notte da incubo per una barista». Questo è il titolo che hanno dato alla mia storia.

Forse lei si sta chiedendo il motivo di questa mia mail, lo comprendo, perciò cercherò di essere chiara: Alle 3 di notte, quando esco dal lavoro, percorro 3 km di strada senza vedere una faccia, senza sentire il rumore di una macchina. E l’unica faccia che ho visto la notte del 22 febbraio è stata quella di un uomo che ha cercato di strangolarmi per approfittarsi di me.

Un uomo che di quel buio e di quella solitudine si è fatto arma e scudo per potersi avvicinare indisturbato. Io non ho mezzi per tornare a casa. E nell’intera città non c’è praticamente nessun servizio facilmente accessibile a cui posso fare appello, se non un taxi, che con la tariffa notturna aggiuntiva diventa una spesa onerosa per una modesta lavoratrice apprendista come me dal momento che renderebbe quasi nullo il lavoro di una serata.

Ma non è per me che le sto scrivendo, o per lo meno non solo. Le sto scrivendo per tutte le ragazze che non hanno altro modo di tornare a casa se non quello di camminare da sole. Perché l’ultimo autobus corre a mezzanotte e il nottetempo finisce il suo servizio prima delle 3, perché le «tariffe rosa» dei taxi si limitano solo al 10% dello sconto sul servizio (già di per sé maggiorato di 3,30 euro per la tariffa notturna) e comunque l’agevolazione termina alle ore 2.

E quindi? Se non fosse una che si sa difendere, la prossima? Se fosse una ragazza disoccupata a cui nessuno può dare un passaggio, se fosse una ragazza che non ha potuto permettersi per ora di studiare per la patente e pagare la motorizzazione, se fosse chiunque altra? Poteva non potersi leggere sui giornali, poteva non riuscire a reagire.

Poteva non avere l’occasione di scrivere questa mail. Io sono qui per tutte le ragazze che potrebbero vedere un’ombra sopraggiungere alle loro spalle e poi nient’altro. Da cittadina, da ragazza (molto fortunata, me lo conceda) io chiedo che la mia storia possa essere un esempio e che non sia servita solo a riempire un vuoto nei giornali di cronaca.

Ma io da sola non posso fare nulla, non posso fare più di così. Non posso fare più che reagire a una violenza e vedere arrestato il mio aggressore, non posso fare di più che gettarmi per la strada, ancora con un cappio al collo e gridare ad un addetto del Quadrifoglio di aiutarmi.

Ma lei può, lei ha il potere di aiutare tutte quelle ragazze che leggono la mia storia e che si dicono «Dio, se fosse successo a me non ce l’avrei fatta», le stesse ragazze che sanno di dover camminare da sole la notte perché un taxi per loro è una spesa troppo grande.

Se io ce l’ho fatta, una semplice barista di 23 anni con nient’altro che un paio di gambe forti, lei può sicuramente fare di più. Lei può fare in modo di dare a me e alle altre donne sole la maniera di tornare a casa senza paura e senza prosciugare il portafogli. Ci dia la possibilità di non doverci guardare le spalle, ci levi la paura delle ombre che compaiono dietro di noi. Che si tratti di un autobus con una tariffa maggiorata che corre tutta la notte, che si tratti di una navetta speciale o qualsiasi altra cosa. Pensi alla paura e alla rabbia di mio padre, pensi al mio ragazzo.

Pensi a mia madre che alle 6 di mattina mi ha vista davanti alla porta con un poliziotto e un segno rosso sul collo. Poi pensi alla madre di un’altra ragazza, che davanti alla sua di porta, vede solo il poliziotto. Tutti mi hanno detto «sei stata forte, Sara». La prego, sia più forte di me. Per tutte noi”.

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