DISINFORMAZIONE Un “diamante” da 2 milioni solo per lavoratori immigrati

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In data 1 gennaio 2016, il quotidiano Il Giornale pubblica il seguente articolo:

Ognuno fa i regali che vuole. In Sardegna, ad esempio, per augurare il nuovo anno il presidente della Regione autonoma, Francesco Pagliaru, ha ben pensato di donare un diamante da 2 milioni di euro.

Mica male. Peccato che a godere di tale brillante non sarà chi ha avuto la disgrazia di nascere italiano, ma solo gli immigrati.

L’ultimo bando lanciato il 30 dicembre dall’assessorato regionale del Lavoro si chiama “Diamante impresa”. Di cosa si tratta? Di una iniziativa finanziata con fondi europei per “promuovere l’occupazione degli immigrati”. Esatto: solo degli immigrati, nonostante a giungo l’Istat abbia registrato nell’Isola un tasso di disoccupazione al 18,8%, peraltro in crescita dello 0,6%. In sostanza l’assessore Virginia Mura ha deciso di investire fondi per “garantire ai cittadini di Paesi Terzi un supporto qualificato e personalizzato di assistenza e consulenza per la creazione di nuove iniziative d’impresa”. Il programma prevede il “supporto alla creazione d’impresa per gli aspiranti imprenditori” e quello “allo start up delle iniziative imprenditoriali”.

Iniziativa lodevole sostenere le piccole imprese, per carità. Il problema è che il progetto esclude del tutto gli italiani. I destinatari dell’intervento, infatti, “sono i cittadini di Paesi Terzi che abbiano compiuto la maggiore età, senza distinzione di genere, compresi coloro che hanno ottenuto la cittadinanza italiana. Sono ammessi i richiedenti asilo e i rifugiati”. In sostanza tutti: immigrati integrati, stranieri regolari, ma anche migranti clandestini e richiedenti asilo. Per ottenere uno spicchio del diamante basta essere domiciliati in Sardegna da 6 mesi.

Una norma che rischia di discriminare non solo gli italiani, ma pure gli stranieri regolari. La totalità dei richiedenti asilo rimane infatti almeno un anno nei centri di accoglienza prima di avere il verdetto della commissione territoriale sul loro status di rifugiato e circa l’80% di loro non ottiene poi il permesso di soggiorno. In questo tempo, però, essendo domiciliati nei centri di accoglienza, potrebbero prendere parte al programma della regione e avviare una attività. Quando la Commissione territoriale decreterà che non hanno alcun diritto di ottenere asilo, cosa si fa? Riprendiamo indietro i soldi?

Anche perché si tratta di una discreta somma. La giunta sarda di centrosinistra, come sottolinea Ad Maiora Media, è riuscita a pescare dal Fondo Sociale Europeo (FSE) ben due milioni di euro. Soldi che non potrà vedere chi ha avuto la sfortuna di nascere col passaporto italiano.

 

Prima di tutto: sì, è vero, il bando esiste, e potete anche trovarlo linkato all’interno dell’articolo. Potrebbe sembrare che la regione Sardegna abbia regalato 2 milioni di Euro ai migranti, ma le cose non stanno esattamente così.

Ci viene in soccorso la testata giornalistica Ad Maiora Media, con tre articoli, uno del 5, uno del 7 e uno del 9 gennaio 2016.

Anzitutto, i due milioni di cui si parla fanno parte del cosiddetto Fondo Sociale Europeo, elargito dall’Unione Europea alle Regioni. Nella tabella sottostante possiamo vedere le varie voci a cui sono stati destinati i finanziamenti, regione per regione.

I due milioni del bando si trovano al punto 8.4, accrescere l’occupazione degli immigrati.

Come spiega l’assessore Virginia Mura:

“Si tratta di fondi vincolati a queste finalità, risorse che l’Europa fornisce per realizzare interventi di inclusione sociale nei confronti degli stranieri che giungono nelle nostre società e che non potrebbero essere utilizzate per altri scopi, o si spendono così, o si rendono

Solo due regioni, Valle d’Aosta e, appunto, Sardegna, hanno deciso di non restituire questi fondi. Come possiamo inoltre evincere dalla tabella, tali fondi rappresentano solo il 2,9% dell’Obiettivo Occupazione. Tutto il resto è stato speso per le seguenti voci:

  • aumentare l’occupazione giovanile;
  • aumentare l’occupazione femminile;
  • disoccupati di lunga durata e soggetti con difficoltà di inserimento;
  • lavoratori coinvolti in situazioni di crisi;
  • migliorare i servizi al lavoro e contrastare il lavoro sommerso;
  • lavoratori autonomi e micro-piccole imprese

Quindi, nessun “regalo” da parte della regione Sardegna agli immigrati, e i sardi non sono stati in nessun modo discriminati rispetto a questi ultimi, come invece l’articolo de Il Giornale sembrerebbe far credere.

Si tratta quindi di un caso di disinformazione da manuale: la notizia riportata da Il Giornale è incompleta, imprecisa e fuorviante, volta a scatenare la facile indignazione del lettore. Se è vero che tale bando è destinato agli immigrati, molti più fondi sono stati destinati a migliorare la situazione lavorativa degli isolani, come si può facilmente evincere dalla tabella.