DISINFORMAZIONE Pesaro: insegnante italiano senzatetto morto di freddo, a pochi passi dall’hotel dei profughi

DISINFORMAZIONE Pesaro: insegnante italiano senzatetto morto di freddo, a pochi passi dall’hotel dei profughi

Ci segnalano un articolo pubblicato il 2 dicembre 2017 su Notizie italiane:

Un altro italiano muore in strada. Al freddo. A 8 minuti dall’ormai noto hotel dei profughi, l’hotel Principe.
E’ morto su una panchina del parco Miralfiore Rocco Bonaposta, 42 anni pesarese. E’ stato trovato ieri mattina vicino all’ingresso di via Cimarosa da un passante che ha dato l’allarme alla Questura.
Una morte per arresto cardiaco, probabilmente un malore. Era ‘conosciuto’ dalla Caritas. Ma le parrocchie locali sono aperte ai profughi, finti, non ai laureati italiani.
I servizi sociali del Comune non sapevano nulla di lui, troppo impegnati nell’accoglienza ai clandestini. E lui era un insegnante, un vuoto a perdere..
Era laureato in filosofia, ogni tanto qualche supplenza come maestro. E una vita da senza tetto. Alla fine la morte al freddo, su una panchina.
Rocco Bonaposta non era un clochard, nonostante Il mattino lo indicasse come senzatetto in un articolo del 6 gennaio 2016. L’accostamento immediato di un triste episodio accaduto a un italiano con la morbosa attenzione verso l’emergenza immigrazione è la specialità dei mendicanti del web, che elemosinano click riportando realtà distorte a favore del loro pubblico.

Rocco Bonaposta

Per fermare la dilagante disinformazione era dovuta intervenire la madre del ragazzo, Laura Ciacci. Come riportato su Diretta news Pu24, la donna si era rivolta alle redazioni de Il MessaggeroIl resto del Carlino per sottolineare che il lavoro di alcune testate, nei giorni successivi alla morte del figlio 42enne, era quello di strumentalizzare una tragedia nel nome di battaglie politiche personali:

“Mio figlio non era un clochard. Aveva un tetto ed era amorevolmente accudito in casa propria dove viveva con la sottoscritta. Non era abbandonato a sè stesso, era un ragazzo colto, ma fragile. Che purtroppo ha perso la sua autostima per una piaga chiamata depressione. Dalla quale non si guarisce da un giorno a un altro come per un’influenza”

La signora spiega che nella sera dell’Epifania del 2016, Rocco era uscito di casa ma non aveva fatto ritorno. In seguito le era arrivato l’avviso della Polizia che riportava che il figlio giaceva esanime su una panchina. Gli organi di stampa avevano riproposto la notizia nel nome del controsenso tra un italiano che muore all’addiaccio e la breve distanza dalla struttura che ospitava i profughi.

Inoltre, l’hotel Principe di Pesaro aveva sì ospitato profughi, come riportavano Il Messaggero e Il Resto del Carlino nel novembre 2014, ma si legge che la loro permanenza sarebbe durata solo qualche mese. Ci dà conferma il notiziario locale Pu24 in un articolo del 22 marzo 2015 (dunque pubblicato 4 mesi dopo la notizia dell’arrivo dei 30 profughi a Pesaro), nel quale leggiamo che si era disposto il trasferimento dei migranti ospiti dell’Hotel a Candelara, dove li attendeva una struttura che la Cooperativa Labirinto aveva preso in affitto da un privato.

È dunque assai probabile che, nel momento della triste morte di Rocco Bonaposta, l’hotel Principe non stesse più ospitando migranti. Erano arrivati nel 2014 e già dal marzo 2015 erano stati trasferiti altrove. Bonaposta è deceduto nella notte dell’Epifania del 2016. Quasi un anno dopo.

Ancora, le testate nazionali lo indicavano come senzatetto, ma Rocco viveva in casa con la madre ed era affetto da depressione. Parliamo dunque di disinformazione, perché siti e blog noti per la loro strategia acchiappaclick strumentalizzano la tragica morte di un uomo che soffriva di depressione per stimolare la pancia dei condivisori compulsivi secondo la formula Italiani per strada / Stranieri negli alberghi.

Rocco non viveva per strada e la sua morte è giunta a seguito di un malore. A pochi minuti da un Hotel che non ospitava più migranti. Soffriva di depressione e viveva con la madre.