DISINFORMAZIONE Il decreto salva banche protegge da azioni legali gli ex dirigenti – Bufale.net

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Alcuni nostri lettori ci segnalano un articolo del 12 dicembre 2015 pubblicato da LiberoQuotidiano dal titolo “Il decreto salva banche e lo scudo per papà Boschi: i banchieri degli istituti falliti graziati da Renzi” in cui viene sostenuta la tesi secondo cui il decreto eviterebbe azioni legali contro gli ex dirigenti, tra i quali anche il padre della ministro Boschi:

Uno scudo legale per gli ex amministratori e l’impossibilità, per azionisti e obbligazionisti truffati, di rifarsi. Nel decreto (180/181), il Salvabanche che Padoan si ostina a chiamare “risoluzione”, salta fuori un comma che protegge gli ex vertici (tra cui il papa della ministra Boschi che è stato per 8 mesi vicepresidente della Banca Etruria), da qualsiasi azione di rivalsa. Di più: non solo gli ex amministratori delle 4 banche fallite e salvate non rischiano alcuna azione legale ma possono serenamente tornare nella cabina di regia di qualche istituto di credito dopo aver fatto precipitare miliardi di euro – e centinaia di migliaia di risparmiatori – in una voragine finanziaria.

Uno dei problemi dell’articolo di LiberoQuotidiano è il mancato riferimento al “comma” che proteggerebbe gli ex dirigenti da qualsiasi azione di rivalsa e nessuna azione legale.

Il comma preso in considerazione, senza essere citato, è contenuto nell’articolo 35 del decreto legge 180. Il comma è il 3:

3. L’esercizio dell’azione sociale di responsabilita’ e di quella dei creditori sociali contro i membri degli organi amministrativi e di controllo e il direttore generale, dell’azione contro il soggetto incaricato della revisione legale dei conti, nonche’ dell’azione del creditore sociale contro la societa’ o l’ente che esercita l’attivita’ di direzione e coordinamento spetta ai commissari speciali sentito il comitato di sorveglianza, previa autorizzazione della Banca d’Italia. In mancanza di loro nomina, l’esercizio dell’azione spetta al soggetto a tal fine disegnato dalla Banca d’Italia.

Che cos’è l’azione sociale di responsabilità? Stiamo parlando di quella branca del diritto chiamato “Diritto societario” le cui fonti sono contenute nel codice civile, come l’articolo 2393 che parla proprio di azione sociale di responsabilità. Ne riportiamo la parte iniziale utile a capire di cosa si tratta:

Azione sociale di responsabilità

L’azione di responsabilità contro gli amministratori è promossa in seguito a deliberazione dell’assemblea, anche se la società è in liquidazione.

La deliberazione concernente la responsabilità degli amministratori può essere presa in occasione della discussione del bilancio, anche se non è indicata nell’elenco delle materie da trattare, quando si tratta di fatti di competenza dell’esercizio cui si riferisce il bilancio.

L’azione di responsabilità può anche essere promossa a seguito di deliberazione del collegio sindacale, assunta con la maggioranza dei due terzi dei suoi componenti.

L’azione può essere esercitata entro cinque anni dalla cessazione dell’amministratore dalla carica.

Stiamo parlando di responsabilità degli amministratori nei confronti della società, non verso i creditori sociali o verso i soci o terzi, questi trattati rispettivamente dagli articoli 2394 e 2395. L’azione viene, come ben possiamo constatare, presa su iniziativa della società, ma è doveroso ricordare che le banche in cui lavoravano gli ex dirigenti tecnicamente non ci sono perché sono state create 4 nuove banche ed una “bad bank”, e non essendo possibile un’assemblea che promuove e delibera vi sono al suo posto i commissari speciali, il comitato di sorveglianza e la Banca d’Italia.

L’argomento relativo all’azione sociale di responsabilità è ampiamente trattato in un articolo pubblicato da Altalex lo scorso 3 dicembre 2015 dal titolo “Le responsabilità degli amministratori di società“.

In conclusione, le azioni legali sono possibili e il decreto non protegge gli amministratori. Dal punto di vista penale gli ex dirigenti delle 4 banche, tra cui il padre della ministro Boschi, sono perseguibili penalmente.

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