BUFALA Cina, in fila per baciare il capoufficio: donne costrette a farlo ogni mattina – bufale.net

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Ci segnalano i nostri contatti una bufala vintage. Un video, diffuso anche in Italia nell’ormai lontano 2016, presentato con la seguente didascalia

In fila dalle 9 alle 9.30 del mattino per baciare in bocca il capo ufficio: è il singolare rito cui sono costrette, ogni mattina, le impiegate di una azienda cinese del distretto di Tongzhou, a Pechino. Le foto e il video choc del «saluto» al boss, diffusi sabato dalla televisione pubblica cinese Cctv sul suo blog Sina Weibo, sono diventati virali con oltre 11 milioni di clic in un solo giorno. La compagnia, che costruisce macchine per la produzione artigianale della birra, non si è scusata. Ha anzi spiegato che il particolare saluto serve a cementare la coesione – «come i pesci con l’acqua» – e a «promuovere la solidarietà». Il capo ufficio, riferiscono i media cinesi, ha aggiunto di aver copiato l’idea da una società americana. Quanto alle dipendenti, avrebbero tutte accettato di buon grado il rito, tranne due che hanno preferito dimettersi.

Su Weibo, il Twitter cinese, gli utenti si sono indignati. «E un pervertito», si legge in un messaggio. «Ne vale davvero la pena per un po’ di soldi?», si domanda un altro. «Sono molestie sessuali istituzionalizzate», ha denunciato la Federazione delle donne cinesi.

A vedere il video si notano già degli elementi di stranezza: il presunto capo è un tizio con le mani dietro la schiena, ed i presunti baci sono, a tutti gli effetti, una variante del gioco della mela, in cui il tizio ritratto cerca di passare un oggetto sferico alle donne presenti con le mani bloccate dietro la schiena.

Ma il New York Times, proprio in quei giorni, fece qualcosa che molti altri quotidiani, blog e portali non avevano fatto: decise di informarsi in loco.

I risultati? Il video era una bufala, una fake news.

I reporter, entrati in contatto con un’impiegata di Hansens, la ditta implicata nel presunto scandalo baci, scoprirono infatti che

  1. Gli uffici della Hansens, ditta di forniture per birrifici, erano del tutto diversi dall’ufficio ritratto nel video (piuttosto, gli uffici della Hansens sono noti per il lusso un po’ cafone di avere pavimenti in parquet con un acquario ed un bar per gli impiegati)
  2. Le uniformi indossate dai personaggi nel video (camicia bianca con cravatta a clip nera per l’uomo, camicette bianche con minigonne e pantaloni neri per le donne) non corrispondevano neppure remotamente al dress code in vigore da Hansens

Il passo successivo è stato mappare la vita virale del video:

The “kiss the boss” story began life as a short video on Tencent on Aug. 3, with the title “A company team-building scene: Female workers line up with the boss.” The next day, the female workers were said to be lining up to “kiss the boss.” By October, when the report spread quickly online, it had become “female workers line up to kiss the boss every day.”

La storia del video “Baciate il capo” è cominciata con uno spezzone su Tencent pubblicato il 3 Agosto [2016, nota del traduttore] col titolo “Una scena di coesione nel team: lavoratrici in fila davanti al capo”. Il giorno dopo il tutto è stato ripostato dichiarando che le lavoratrici erano in coda per “baciare il capo”. Entro Ottobre, mese in cui il report si era diffuso, il titolo era diventato “Lavoratrici in fila per baciare il capo ogni giorno”.

Una sorta di telefono senza fili della viralità nel quale, partendo dallo stesso anonimo spezzone, la fantasia popolare aggiungeva ogni sorta di sordido dettaglio, spingendosi al bisogno di inventare addirittura l’attribuzione alla Hansens per colmare i vuoti nell’immaginazione.

Il passaggio finale è avvenuto quando il People’s Daily, quotidiano nazionale Cinese, ha deciso di ripubblicare la bufala sul proprio account Twitter, scatenando la diffusione totale a tutti gli organi di stampa

“Normally, if something’s been posted by other mainstream media, we don’t do fact-checking because we assume they’ve already done that,’’ said a man who answered the phone at China National Radio, when asked how the station vets news reports. The man declined to give his name.

“Di solito, se qualcosa viene pubblicato sui social degli altri organi di stampa, noi non facciamo il fact checking: riteniamo infatti che in quel caso qualcuno l’abbia gia’ fatto”, rispose un uomo interpellato telefonicamente per China National Radio quando gli abbiamo chiesto come facesse la stazione a selezionare le notizie. L’uomo si è rifiutato di darci il suo nome

Ed ecco come nascono le fake news: una mancanza critica di Fact-Checking, una bufala ripetuta così tante volte da diventare una  post-verità, e gente che decide di non fare fact-checking sperando che “altri lo faranno dopo di noi/altri avrebbero dovuto farlo prima di noi”.

Non possiamo che concordare con le parole del Signor Wei, editore per una startup di Shangai

“You could argue that ordinary people don’t have the responsibility to check the truth, but the media, especially traditional media, do have that responsibility”

“Voi mi potreste dire che la gente comune non è obbligata a dover controllare la verità, ma i media invece dovrebbero”

Aggiungendo solo una cosa: per noi anche la gente comune può fare fact checking. Non è quello che vi insegnamo ogni giorno?