BUFALA Brutte notizie per i possessori di televisori: ora, oltre al CANONE RAI, si pagherà fino a 446,00 € per poter vedere la TV – bufale.net

0
983

Alle bufale herpes ci eravamo già abituati: prendi una bufala, e la riproponi all’infinito, ancora ed ancora, di mese in mese e di anno in anno, come un vecchio giocattolo usato o come le televendite di pentole, coltelli e materassi che promettono lo stesso ricco sconto da un weekend che ormai dura da decenni.

Quello che questa volta ci ha colto di sopresa è come il portale Il Meglio dal Web abbia sostanzialmente riciclato una bufala herpes limitandosi a cambiarne il titolo, inserendovi una bufala, contando sul fatto che gli Indinniati non vanno oltre la foto ed il titolo in anteprima.

Il testo ribattezzato pomposamente Brutte notizie per i possessori di televisori: ora, oltre al CANONE RAI, si pagherà fino a 446,00 € per poter vedere la TV è infatti quello che avevamo già affrontato negli articoli intitolati ACCHIAPPACLICK Da gennaio 2017 alcuni televisori saranno illegali: ecco quali – bufale.net e PRECISAZIONI Non è una bufala: presto dovremo cambiare tutte le nostre Tv – bufale.net in un sorta di escalation del titolo bufalesco che probabilmente ci porterà in futuro a titoli come Brutte Notizie: la vostra TV diventerà un Transformer che vi prenderà in ostaggio chiedendovi diversi miliardi per la vostra libertà.

Come riferisce Repubblica citando due documenti parlamentari, Rai, Mediaset e La7 saranno costrette a cambiare la tecnica di trasmissione del loro segnale tv, passando al digitale terrestre di seconda generazione (DVB-T2) e forse un software in grado di comprimere il segnale HEVC. Il Parlamento italiano (mercoledì voterà la Camera, il Senato ha già approvato) è chiamato a recepire una Proposta di Decisione della Commissione europea che vuole liberare la “banda 700” dai segnali tv occupati da 6 emittenti italiane per riservarla a collegamenti internet ultraveloci (4G e 5G) per tablet e smartphone.

La linea dell’Europa – I documenti di Senato e Camera – il primo già approvato, il secondo in votazione mercoledì – precisano la posizione italiana su una Proposta di Decisione della Commissione europea. La Commissione vuole mettere ordine nell’etere e in particolare su un binario di frequenze di qualità. È la “banda 700”. Questa banda è tuttora occupata dalle emittenti tv (6 in Italia) mentre l’Europa la destina alle società di telecomunicazioni, che la useranno per offrirci collegamenti Internet ultraveloci (4G e 5G) da tablet o smartphone. In questo caso, rimarrebbero a disposizione sul “vecchio” digitale terrestre solo 14 canali liberi. Da qui l’esigenza per tutte le emittenti di adottare il digitale terrestre di seconda generazione.

Quanto spenderemo e quando – I costi per famiglie e aziende? Come sottolinea Repubblica, un piccolo televisore di 22 pollici compatibile con il digitale di seconda generazione costa oggi dai 140 ai 165 euro, mentre un decoder dai 30 ai 446 euro.

Come già evidenziammo l’anno scorso:

Sostanzialmente, dal punto di vista del consumatore non cambia assolutamente niente, e dal punto di vista del rivenditore cambia poco.

Se le TV col nuovo standard saranno sui nostri scaffali sin dal prossimo anno, e quindi chi ha bisogno di un nuovo televisore farebbe bene ad attendere un mesetto circa per essere sicuro, le vecchie TV non saranno inutilizzabili o bisognose di decoder nell’immediato.

Le possibili soluzioni a questo problema, che va risolto nel biennio 2020-2022, prevedono un iniziale doppio binario

L’ipotesi più accreditata sul tavolo è basata sull’approccio cosiddetto Simulcast, che prevede la trasmissione contemporanea di alcuni programmi in digitale terrestre con la vecchia tecnologia DVBT (quella attualmente in funzione) e di altri programmi con quella nuova (DVBT2).

Tempi e modalità del Simulcast sono attualmente oggetto anche della consultazione Rai per il rinnovo della concessione del servizio pubblico. In sede di confronto pubblico in vista della consultazione online, si sta discutendo fra le altre cose su quanti e quali contenuti mantenere sui Mux che saranno mantenuti in DVBT e quanti e quali programmi trasferire su nuovo standard HDR.

L’idea è affidare alla Rai il compito di apripista del nuovo mercato del digitale TV, un ruolo importante dal punto di vista tecnologico e in linea con analoghe iniziative di Viale Mazzini, come ad esempio la trasmissione di alcune partite dei prossimi Europei di calcio via satellite in 4K. L’obiettivo è allettare i consumatori verso l’acquisto dei nuovi televisori con l’offerta di contenuti ad hoc e il calcio è sicuramente un argomento convincente per molti utenti, pronti a spendere subito per una qualità video superiore.

Un ruolo di lepre tecnologica per la Rai che potrebbe rientrare nero su bianco sul nuovo contratto di servizio.

Al momento, c’è da dire che una qualche confusione sugli standard degli apparecchi televisivi in circolazione c’è. I distributori appongono l’etichetta con le specifiche degli standard di trasmissione DVBT o DVBT2, ma non fanno altrettanto per quanto riguarda le codifiche HEVC, HEVC Main10 e nemmeno MPEG4. Manca l’obbligo di legge per queste specifiche, ma sarebbe opportuno che i distributori aggiungessero anche queste specifiche sui nuovi TV, per consentire ai consumatori di capire esattamente che tipo di apparecchio stanno acquistando ed evitare così lamentele post vendita.

Al di là dei tempi del passaggio dei 700 Mhz alle telco (2020, 2022 ma ciò non toglie che non si potrà attendere il 2025 per trasmettere in HEVC) e al di là del nodo del coordinamento internazionale delle frequenze (richiesto dalla Commissione Ue entro giugno 2017), i Mux riservati al digitale terrestre in Italia dopo il passaggio saranno 14 (la Francia ne ha 8 che diventeranno presto 6).

E’ su queste risorse che si sta ragionando in termini anche di contenuti: è chiaro che per trasmettere delle televendite di pentole non è strettamente necessario il DVBT2, quindi starà ai broadcaster decidere quali programmi spingere subito sui Mux tecnologicamente evoluti.

E’ presumibile che, ad esempio, Mediaset Premium potrà mettere a punto un’offerta Premium con la tecnologia più avanzata in tempi stretti, destinando almeno un Mux all’HDR, ed è altrettanto plausibile che la pay Tv controllata da Vivendi non aspetterà certo il 2022 (data richiesta dall’Italia per il passaggio della banda 700) per partire con l’HDR.

Per quanto riguarda il capitolo decoder, è possibile anzi probabile che nuovi decoder Hevc main 10 compatibili con l’HDR saranno in circolazione ma serviranno per il secondo o il terzo televisore di casa e non per l’apparecchio principale.

La previsione è che il mercato risponderà da sé al salto tecnologico e che la gente passerà sua sponte ai nuovi televisori DVBT2 come avvenne all’epoca del passaggio dal bianco e nero al colore.

Non uno switch off sullo stile del vecchio passaggio dall’analogico al Digitale, con canali che improvvisamente hanno cessato di esistere lasciando le vecchie TV Analogiche a trasmettere nebbia statica, ma un graduale affiancamento di trasmissioni ad alta qualità e qualità normale in modo da invogliare e rendere appetibile il passaggio.

Ma questa è una delle molteplici ipotesi.

E bisognerà saper attendere, ancora un altro po’.

Riassumendo:

  • Cosa accadrà ora? Assolutamente niente
  • Cosa accadrà nel 2020? Esattamente come per il passaggio al digitale o per il passaggio dal bianco e nero al colore ci sarà un graduale switch off che porterà, con calma, gli utenti ad adottare nuovi decoder oppure a contentarsi delle trasmissioni a qualità ordinarie, rinnovando col tempo e l’usura il parco televisivo per godere dei nuovi prodigi della tecnologia.

Non ora, non con una tariffa fissa, e senza alcun obbligo relativo al canone.