ALLARMISMO E DISINFORMAZIONE Ecco il farmaco che provoca il cancro, illegale in tutta Europa, ma libero in Italia – bufale.net

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Neanche a Pasqua pare che i nostri amici delle Camere dell’Eco vogliano fermarsi per riposare.

La bufala non conosce sosta, e la controinformazione deve macinare, anzi, riciclare vecchio materiale e farlo girare incessantemente per mantenere click e moneta sonante in circolo e continuare a cementare la loro fama di “Blog di cose che nessuno dice”.

Ovvero Camere dell’Eco, ovvero Disinformazione.

Ecco che in data 14 Aprile 2017, il portale Zapping, il blog della gente che si informa, riciccia fuori un articolo riciclato che noi avevamo già discusso ampiamente in data 18 gennaio 2017.

Potrete rileggere il nostro precedente articolo per una sinossi completa del prodotto del “Portale della gente che si informa (male, aggiungiamo noi)”, che vi anticipiamo essere un mefitico miscuglio di informazioni inesatte, allarmismo e memes col volto del ministro Lorenzin buttati lì per dare agli indignados da tastiera qualcosa su cui sbavare ululando il loro disprezzo con accenti indegni della società civile.

Ci limiteremo a ripercorrere insieme i punti salienti del nostro precedente articolo, il quale rimarcava come, al netto di una apparente bibliografia, l’articolo di gennaio – ricopiato per intero odiernamente – discende da un solo brano della stampa nazionale, rimaneggiato ed arricchito di considerazioni inconferenti (abbiamo, per esempio, un sito divulgativo che fa pubblicità a un libro dell’autore, che propone di curare l’artrite con le punture di ape e le allergie con le foglie di tè, e un sito sciachimista), dove è citato uno studio realmente esistente risalente al 21 luglio 2015. Queste sono le conclusioni del suddetto:

L’uso di Pioglitazone non è correlato a un aumento statisticamente significativo del rischio di cancro alla prostata, anche se un aumento del rischio, come precedentemente osservato, non è da escludere. L’aumento del rischio di cancro al pancreas e alla prostata associato all’uso di pioglitazone meritano ulteriori indagini per valutare se ci sia un rapporto di causa o una correlazione, confondimento residuo, o causalità inversa.

Cosa è cambiato da quando abbiamo redatto il primo articolo ad oggi?

Molte cose, tutte ignorate dai viralizzatori di Zapping, tutte essenziali, molte riportate dai siti di Informazione, come Wired, già il giorno dopo il nostro articolo

Come ha ricordato anche James Lewis sulla rivista Jama (e ha ripresoBufale.net), resta ancora da stabilire se il collegamento tra l’assunzione di pioglitazone e l’aumento dell’incidenza tumorale sia un vero rapporto di causa-effetto o piuttosto il risultato di un meccanismo più complesso. Ad esempio non possiamo escludere con certezza che si tratti dell’azione di qualche altro fattore concomitante all’assunzione del farmaco sotto indagine.

Inoltre, non sappiamo quale circolare abbiano letto i nostri amici viralizzatori per poter sostenere di avere dalla loro l’endosment dell’AIFA, perché l’AIFA stessa sconfessa completamente ogni loro asserzione

Il rischio di carcinoma della vescica legato all’utilizzo di pioglitazone è stato oggetto di ampio dibattito a livello europeo, nel corso del quale sono stati presi in considerazione tutti i dati a disposizione (sia quelli epidemiologici che quelli derivanti da meta-analisi di studi clinici randomizzati).

Al termine della revisione, il Comitato per i Medicinali per uso umano (CHMP) dell’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA), nell’ottobre 2011, ha confermato che il profilo beneficio­rischio del pioglitazone rimane favorevole se il farmaco è utilizzato come trattamento di seconda e terza linea.

Si è infatti osservato che sussiste un lieve aumento di rischio di cancro della vescica e che tale rischio può essere ridotto con un’appropriata selezione ed esclusione dei pazienti procedendo alla revisione periodica dell’efficacia e sicurezza del trattamento nel singolo paziente.

Il CHMP ha anche ritenuto che vi sia una sottopopolazione di pazienti che non può essere adeguatamente trattata con altre terapie, ed ha pertanto concluso che pioglitazone debba rimanere disponibile come alternativa terapeutica per detti soggetti.

In considerazione  di quanto  qui  sopra  esposto  e  sulla  base  delle  indicazioni  provenienti dall’EMA, sono state dunque messe in atto le opportune misure finalizzate a minimizzare il rischio, anche attraverso la divulgazione di materiale formativo indirizzato ai medici e di apposita Nota Informativa, sempre indirizzata ai medici, con cui gli operatori sanitari sono stati informati circa il rischio di carcinoma della vescica correlato all’uso di  pioglitazone nonché sulla corretta gestione dei pazienti più a rischio. Tutti gli stampati relativi al farmaco, sono stati aggiornati sulla base delle più avanzate conoscenze sul rischio di carcinoma della vescica.

Va ad ogni modo sottolineato che, trattandosi di farmaco approvato con procedura centralizzata e sottoposto a valutazione periodica dei profili di rischio-beneficio, ogni azione regolatoria che lo riguarda è intrapresa e gestita a livello europeo.

Lo  studio TOSCA.IT (Thiazolidinediones Or Sulphonylureas and Cardiovascular Accidents lntervention Trio/), ha ad oggetto gli effetti sull’incidenza di eventi cardiovascolari dell’aggiunta di pioglitazone o di una sulfonilurea alla metformina in pazienti con diabete mellito di tipo 2 in monoterapia non adeguatamente compensati. Si tratta di uno studio finanziato dall’Agenzia Italiana del Farmaco, promosso e coordinato dalla Società Italiana di Diabetologia (SID) in collaborazione con l’Associazione Medici Diabetologi (AMD) e l’Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO), che è iniziato nel 2008 ed è tuttora in corso. Al momento il reclutamento è concluso ed è in corso il follow up, la conclusione dello studio è prevista per il 2018.

Escludendo che le Camere dell’Eco abbiano la macchina del tempo, ci rivediamo nel 2018 per gli esiti dello studio di follow-up, vi rassicuriamo sul fatto che, al momento, l’AIFA è pienamente in grado di gestire gli usi migliori per il farmaco indicato e che non dovreste trarre informazioni mediche dai siti di “Controinformazione”.